Era molto attesa la proposta di revisione del Patto di Stabilità, una riforma assolutamente necessaria dopo tre anni nei quali questo accordo era stato sospeso a causa della cosiddetta emergenza pandemica.
Ricordiamo brevemente di cosa stiamo parlando, il Patto di Stabilità è praticamente un accordo fra i Paesi aderenti all’euro il cui obiettivo era di porre un limite ai debiti pubblici dei vari Stati affinché non superassero soglie considerate critiche.
Il Patto di Stabilità fu firmato nel 1997, ma in pratica i due parametri principali sui quali si fonda erano già presenti negli accordi di Maastricht, mi riferisco ovviamente al deficit, che non avrebbe dovuto superare il 3% del Pil, ed il debito, che non avrebbe dovuto superare il 60% del Pil.
Questi due parametri, soprattutto negli ultimi anni, sono stati pesantemente criticati, veniva loro principalmente contestato il fatto che non fossero parametri scientifici, ma era una critica fuori luogo, semplicemente perché in economia non esistono parametri scientifici.
Allora furono scelti questi due parametri poiché erano rispettati dalla quasi totalità dei Paesi aderenti all’euro, quindi mi sento di dire che si trattava di una scelta che aveva una sua logica.
Il problema deriva dal fatto che l’economia non è qualcosa di statico, ed soprattutto di universale, ad esempio un Paese in via di sviluppo ha certamente delle necessità di finanza pubblica differenti rispetto ad un Paese evoluto.
Negli ultimi vent’anni, poi, abbiamo assistito ad un aumento generalizzato dei debiti pubblici ed in particolar modo in questi ultimi tre anni nei quali il Patto di Stabilità è stato sospeso e gli Stati ne hanno così abusato facendo lievitare i loro deficit.
Quindi quei parametri che nel 1992, ripeto, avevano una loro logica, ora si possono tranquillamente ritenere anacronistici.
Per questo si è resa necessaria la revisione del Patto di Stabilità, ed a mio parere questa riforma avrebbe dovuto avere come fulcro proprio la revisione dei parametri sui quali si fonda, in particolare quello riguardante il debito.
Parlare oggi di un debito pubblico inferiore al 60% del Pil significa essere fuori dal tempo, praticamente tutti i Paesi dell’eurozona non rispettano questo limite ed in alcuni casi, come ad esempio per quanto riguarda l’Italia, soltanto ipotizzare di rispettare un simile parametro è semplicemente fantascienza.
Quindi c’era un’unica strada percorribile, ossia fare una Maastricht Due nella quale aggiornare il parametro del debito portandolo, solo per fare un’ipotesi, al 100% del Pil, rendendo così attuabile un possibile rientro da parte dei Paesi che in questo momento stanno sforando quel limite.