La potenza nascosta del bilancio delle banche centrali

Redazione Money Premium

3 Febbraio 2025 - 06:56

Le turbolenze nel mercato dei titoli di Stato spingono al rialzo i costi di finanziamento pubblico. Ma i banchieri centrali hanno ancora un’arma potente.

La potenza nascosta del bilancio delle banche centrali

I mercati obbligazionari globali, già duramente provati, stanno ricalibrando freneticamente i costi di finanziamento dei governi a livelli che non si vedevano da decenni.

Ad esempio, il rendimento dei Treasury a 10 anni ha recentemente superato il 4,8%, un valore che non si osservava dal 2007.

Questa situazione accresce i timori che tali turbolenze possano destabilizzare i mercati finanziari più ampi e, in ultima analisi, compromettere l’economia mondiale.

Le cause fondamentali di questa tempesta sui titoli di Stato sono ben note: l’inflazione USA ostinatamente alta, il ritmo aggressivo dei rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e il crescente debito pubblico legato ai programmi del nuovo governo statunitense.

Tuttavia, gli investitori sembrano dimenticare un elemento cruciale: le banche centrali hanno ancora un potente strumento a disposizione per garantire la stabilità finanziaria, il loro bilancio.

Le banche centrali hanno il mandato di preservare la stabilità finanziaria. Se ritengono che i mercati siano irragionevolmente agitati, possono mobilitare il loro bilancio, teoricamente illimitato, per calmare le acque. Nonostante negli ultimi anni molte banche centrali abbiano iniziato a ridurre i loro portafogli di titoli — la cosiddetta quantitative tightening (QT) — questo processo può essere invertito se necessario.

Un esempio concreto? La Bank of England ha temporaneamente sospeso la riduzione del proprio bilancio per stabilizzare il mercato dei titoli di Stato britannici alla fine del 2022, intervenendo con circa 19 miliardi di sterline in acquisti straordinari. Anche la Fed è intervenuta durante la crisi delle banche regionali a marzo 2023, fornendo liquidità per oltre 300 miliardi di dollari.

Gli analisti prevedono che la Fed terminerà il programma di QT nel 2025, dopo aver ridotto il bilancio di circa 500 miliardi di dollari. Attualmente, il bilancio della Fed ammonta a 6,9 trilioni di dollari, il 24% del PIL statunitense, in calo rispetto al picco di oltre 9 trilioni del 2022. Per confronto, prima della crisi del 2008, il bilancio della Fed era pari a meno di 1 trilione di dollari. Nonostante questa riduzione, il bilancio rimane inferiore, in rapporto al PIL, rispetto ai livelli di dieci anni fa.

La possibile fine della QT potrebbe agire da «balsamo» per i mercati obbligazionari, offrendo una rete di sicurezza se le condizioni diventassero ancora più turbolente. Bill Dudley, ex presidente della Fed di New York, ha suggerito che un bilancio concentrato su titoli a breve termine consentirebbe interventi sul mercato obbligazionario senza espandere ulteriormente la dimensione complessiva del bilancio. Attualmente, circa il 40% del bilancio della Fed è composto da Treasury a lungo termine, lasciando spazio per interventi mirati se necessario.

Nonostante ciò, il tema del bilancio delle banche centrali è diventato politicamente delicato. L’attuale consenso tra i decisori politici è che l’espansione dei bilanci degli ultimi 15 anni debba essere considerata un’eccezione storica. Separare politica monetaria e stabilità finanziaria sarà una sfida se i mercati continueranno a essere volatili.

Alcuni funzionari della Fed hanno sottolineato l’effetto distorsivo di un bilancio ancora ampio. Jeff Schmid, presidente della Fed di Kansas City, ha stimato che i rendimenti dei titoli decennali sarebbero tra 50 e 100 punti base più bassi se il bilancio fosse significativamente ridotto. Il rendimento attuale è vicino al 4,8%, suggerendo un impatto sostanziale. Il premio a termine sul decennale è tornato a 65 punti base, un livello simile a quello pre-crisi finanziaria del 2008, ma ben lontano dalla media del 190 bps dei due decenni precedenti.

La presenza di bilanci ingenti continua a esercitare un’influenza significativa sui mercati. E nonostante le dichiarazioni ufficiali, è improbabile che la Fed e le altre banche centrali rinuncino a uno strumento tanto potente. Anche se l’incertezza persiste, sapere che questo strumento è disponibile costituisce un importante baluardo contro ulteriori turbolenze finanziarie.