La passerella a Washington di Zelensky, sedotto e abbandonato

Andrea Muratore

13 Dicembre 2023 - 08:52

L’Ucraina non è più prioritaria per Washington: è plausibile che l’ipotetico sacrificio di Zelensky come simbolo politico sia l’emblema del definitivo cambio di approccio Usa nel 2024.

La passerella a Washington di Zelensky, sedotto e abbandonato

La visita a Washington di Volodymyr Zelensky è la passerella offerta come contentino mentre Washington sta gradualmente scalando al ribasso il sostegno all’Ucraina? Più passano le settimane e più ci si accorge che la strategia di Joe Biden di sviluppare la dialettica politica sulla scia del dualismo Democratici-Repubblicani appaia in realtà l’utile giustificazione del Comandante in Capo statunitense per poter gestire politicamente la riduzione graduale del sostegno a Kiev da parte degli Usa.

Sedotto e abbandonato, Volodymyr Zelensky è sostenuto a spada tratta a parole, ma per ragioni industriali, di criticità delle filiere e di tutela delle forze armate dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica le forniture di assetti militari Nato si stanno esaurendo. A partire da quelli americani.

La crisi di Zelensky di fronte agli Usa

La realtà dei fatti è che la guerra in Ucraina appare sempre più una scocciatura per Washington. L’obiettivo strategico di abbattere i legami russo-europei e di contenere sul campo la Russia di Vladimir Putin è stato, in larga misura, raggiunto ma il prezzo è notevole: flussi massicci di armi a Kiev, un sistema di sanzioni che ha creato contraccolpi anche all’Occidente, la sostanziale indifferenza o addirittura la rivolta dello strategico “Sud Globale” contro le logiche della superpotenza a stelle e strisce e dei suoi alleati sulla divisione dualistica del mondo tra buoni e cattivi. Zelensky si è trovato intrappolato in un meccanismo problematico e la recente visita all’intronazione presidenziale di Javier Milei in Argentina risponde al tentativo di accreditarsi fuori dall’Occidente come leader degno di essere ascoltato.

Biden da tempo ha in quest’ottica, però, mostrato di ritenere Zelensky poco controllabile. Ha provato a consolidare il legame tra Usa e Ucraina per mezzo dei legami con le strutture della Difesa. Gli “americani” di Kiev sono stati esponenti pragmatici come Olekseij Reznikov, l’ex Ministro della Difesa e"“uomo delle armi” nel primo anno di conflitto, e Kyrilo Budanov, capo dell’intelligence militare (Gur), con i quali gli Usa hanno dialogato direttamente con l’intermediazione di Lloyd Austin, segretario alla Difesa, e William Burns, direttore della Cia. Zelensky nei mesi ha esautorato dalla centralità loro tradizionalmente riservata nel cerchio magico di Kiev queste figure, circondandosi sempre di più di uomini favorevoli alla guerra a oltranza, a partire dal super-consigliere Mykahlio Podolyak.

Kiev non è più prioritaria

Da tempo l’amministrazione ha calmierato l’aiuto a Kiev, temendo che un’escalation degli aiuti potesse portare a un loro uso incontrollato, magari contro infrastrutture russe, minando le linee rosse durante la fallimentare controffensiva del governo di Kiev. A Biden conviene l’uso politico del contesto ucraino per marcare la differenza dal Partito Repubblicano, ma nei pensatoi strategici americani l’esplosione della guerra Israele-Hamas e il mantenimento di uno stato di tensione tra Cina e Taiwan ha iniziato a far sorgere il dubbio sull’incapacità americana di governare tre scenari bellici contemporaneamente. In quest’ottica l’Ucraina, proprio perché al tempo stesso meno vitale e potenzialmente più complicato scenario per Washington, appare sacrificabile come fronte visto che i minimi obiettivi Usa sono stati raggiunti. E considerato, inoltre, il fatto che non c’è negli Usa alcuna volontà di vedere Kiev nella Nato, portando così al drammatico sbilanciamento a Est dell’Alleanza Atlantica.

Zelensky torna dalla passerella a Washington con pochi risultati. E la sua visita ha l’effetto di esaltare il trinceramento del Partito Repubblicano, sempre più ostile a nuove armi a Kiev secondo la logica per cui un Himars dato a Zelensky è un Himars negato a Taiwan o alla difesa dell’America. “Sebbene Biden abbia chiesto al Congresso di fornire più di 60 miliardi di dollari in fondi aggiuntivi all’Ucraina per continuare la lotta, i repubblicani hanno resistito alla richiesta e hanno chiesto nuovi rigidi limiti all’immigrazione al confine meridionale degli Stati Uniti in cambio dell’approvazione della legge di spesa”, ha scritto il Financial Times. “La settimana scorsa un disegno di legge che prevedeva maggiori finanziamenti per Ucraina, Israele e Taiwan è stato sconfitto dall’opposizione repubblicana al Senato”, ha aggiunto la testata della City di Londra. Biden non ha intenzione di usare il potere presidenziale per scavalcare questo veto e la scelta di portare all’ingresso nell’anno elettorale queste tematiche in campo in forma così divisiva mostra la volontà di preferire le questioni-bandiera alla reale analisi strategica.

Il generale Zaluzhny per il dopo Zelensky?

La sensazione è che gli Usa guardino già al dopo-guerra, che sarà complicato, e in prospettiva addirittura al dopo-Zelensky. Le recenti esternazioni sulla possibilità di una pace con la Russia del generale Valeriy Zaluzhniy, capo di stato maggiore e eroe della controffensiva vincente del 2022 e della difesa della madrepatria, hanno preparato il terreno al dibattito sul futuro del Paese. Formalmente, l’Ucraina nel 2024 avrà le elezioni presidenziali e da più parti, ivi compresa sua moglie, Zelensky è pressato per non ricandidarsi visto lo choc sostenuto da leader in guerra.

Ricordando l’asse privilegiato creato tra mondo della Difesa ucraina e apparati americani e viste le credenziali sul campo acquisite dall’uomo, è plausibile che l’ipotetico sacrificio di Zelensky come simbolo politico sia l’emblema del definitivo cambio di approccio Usa nel 2024. Ben prima di un eventuale ritorno al potere dei Repubblicani e di Donald Trump, dunque: lo spauracchio del Grand Old Party in un certo senso aiuta Biden, consentendogli di giocare politicamente avendo l’agio di poter sempre trovare alibi per le scelte più scomode per i democratici e la sua base. In una partita in cui, come sempre, figure come Zelensky sono più le pedine che gli scacchisti. E il viaggio a vuoto a Washington del presidente non ha fatto altro che confermarlo.