La nuova arteria energetica che collega Grecia e Ucraina (e sposta gli equilibri geopolitici)

Roberto Vivaldelli

19 Novembre 2025 - 06:48

Si tratta di un accordo che consentirà a Kiev di importare gas dalla Grecia per coprire le esigenze invernali, compensando le perdite di produzione.

La nuova arteria energetica che collega Grecia e Ucraina (e sposta gli equilibri geopolitici)

Mentre l’attenzione dei media rimane concentrata sulle operazioni militari e sugli aiuti all’Ucraina in estrema difficoltà sul campo di battaglia e nell’occhio del ciclone per lo scandalo corruzione, un accordo energetico siglato domenica tra Grecia e Ucraina ha aperto una nuova rotta per il gas naturale liquefatto (GNL) americano, rivelando uno dei capitoli più sottovalutati – ma cruciali – del conflitto ucraino: la battaglia per il controllo del mercato energetico europeo.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in visita ad Atene, ha annunciato un’intesa che consentirà a Kiev di importare gas dalla Grecia per coprire le esigenze invernali, compensando le perdite di produzione causate dagli attacchi russi sulle infrastrutture energetiche. L’accordo, del valore di quasi 2 miliardi di euro, sarà finanziato da banche europee (con garanzie della Commissione UE) e partner come Norvegia e Stati Uniti.

La nuova rotta energetica anti-russa

Come riportato da Politico il 16 novembre, «l’accordo coprirà quasi 2 miliardi di euro necessari per le importazioni di gas per compensare le perdite nella produzione ucraina causate dagli attacchi russi». Zelensky ha definito il patto «un’altra rotta di fornitura per garantire le importazioni per l’inverno il più possibile», mentre il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha parlato di «una nuova arteria energetica sicura dal sud al nord, dal terminale di Alexandroupoli a Odessa».

Ma dietro l’aspetto tecnico si nasconde una dimensione geopolitica che pochi media mainstream hanno approfondito. Il commentatore di The Duran Alex Christoforou, in un post su X (ex Twitter), ha definito questo sviluppo «uno dei layer più importanti della guerra in Ucraina». Il GNL statunitense, nota Christoforu, è ora destinato alla nuova FSRU (Floating Storage and Regasification Unit) di Alexandroupoli, in Grecia, pienamente operativa dal 2024. Una volta rigassificato, il gas entra nella rete di trasmissione greca e viene inviato verso nord attraverso il cosiddetto Corridoio Verticale del Gas. Il percorso è il seguente: Grecia → Bulgaria → Romania → Moldavia → Ucraina (con destinazione primaria la regione di Odessa e i grandi siti di stoccaggio sotterraneo ucraini). Israele e Cipro seguono con attenzione l’avvio operativo di questo corridoio: rappresenta infatti una potenziale rotta alternativa per esportare in futuro il gas dei giacimenti EastMed (Leviathan, Aphrodite, Glaucus) verso l’Europa centrale senza passare per la Turchia. Quest’ultima, infatti, segue con preoccupazione, perché questa rotta potrebbe erodere la centralità di TurkStream, il gasdotto russo-turco che alimenta i Balcani.

L’obiettivo degli Stati Uniti

«Non si tratta di un nuovo gasdotto dedicato - spiega - ma di una catena di condotte esistenti – in gran parte il vecchio Transbalcanico – collegate tra loro e potenziate negli ultimi anni grazie a nuovi interconnettori (tra cui IGB Grecia-Bulgaria, BRUA in Romania, e il futuro interconnettore Grecia-Macedonia del Nord-Bulgaria). Il flusso avviene quindi in senso inverso rispetto al passato (da sud verso nord invece che da nord verso sud)». La capacità tecnica complessiva è di circa 20-22 miliardi di metri cubi all’anno, anche se la capacità effettiva disponibile per il GNL statunitense dipende dalla saturazione degli altri flussi e dagli stoccaggi stagionali. L’obiettivo strategico statunitense è chiaro: sostituire quanto più gas russo possibile nel mercato europeo, anche a costi sensibilmente più alti. Il prezzo più elevato del GNL americano verrà pagato dai consumatori e dalle industrie europee.

Naturalmente, per l’Europa il prezzo da pagare è alto. Il GNL USA costa il 30-50% in più del gas russo via tubo. Con la deindustrializzazione in atto (chiusura di fabbriche ad alto consumo energetico in Germania e altrove), il fabbisogno europeo cala – rendendo il GNL americano «sopportabile», ma questo non fa altro che accelerare il declino competitivo del Vecchio Continente immerso nelle nebbie della propaganda bellicista.