Quali sono le cause del continuo e costante aumento del rapporto debito/pil e come poter tornare indietro?
Alcune cause sono imputabili alla classe dirigente e politica che non ha avuto lungimiranza su fenomeni quali la demografia, la tecnologia, la globalizzazione, la conversione all’euro…oppure ha fatto finta di niente! Analizzando i numeri macro del bilancio pubblico statale la Fred di St Louis individua 3 strade:
1) Austerità: taglio alle spese e/o maggiori tasse
2) Rendimenti reali negativi: tassi di interesse nominale a cui si finanzia lo stato minori del tasso di inflazione
3) Crescita economica: pil deve crescere più velocemente del debito (come da rapporto)
L’unica strada percorribile attualmente all’Italia per evitare una patrimoniale e diminuire il rapporto debito/pil è quella di avere una crescita reale maggiore dei tassi reali. Cosa vuole dire? Vediamo.
La storia è la migliore maestra per capire cosa è accaduto nel nostro paese, ma non solo, negli ultimi 50 anni di storia economica.
1) Il pil nominale italiano è stato maggiore del debito nominale fino al 1992; dal 1993 al 2008 era comunque abbastanza correlato, dopo Lehman Brothers è morto il mercato bancario e con esso la crescita italiana. Le politiche espansive anticonvenzionali della Bce (fino a tassi negativi) hanno allargato il gap con il debito, creando uno spread ampio in 10 anni in cui le politiche monetarie, in Europa e non solo, si sono sostituite a quelle fiscali. E’ stata la sconfitta della politica sul capitale, che oggi comanda, come dimostra la potenza delle Big Company (soprattutto tech) rispetto agli Stati che vengono limitati nel loro potere decisionale, a causa della pessima classe dirigente, non riuscendo più a fare reddito (pil) a differenza delle grandi imprese quotate. L’austerità imposta nel 2011 dall’Europa per il tramite di Monti, oltre che fallire e necessitare dell’intervento di Draghi (luglio 2012) che spianò la strada ai QE, distrusse la domanda interna, il vero motore del pil, focalizzandosi sulle esportazioni come fanno i paesi emergenti. Italia in balia degli sciacalli finanziari pronti a fare business oppure a comprare i gioielli (imprese) migliori del Bel Paese.
Prodotto interno lordo e Debito pubblico lordo nominali in Italia
(miliardi di euro/percentuali)
2) Negli anni 60 fino ai primi anni ’80 l’Italia aveva una posizione netta sull’estero positiva e un debito/pil sotto il 60%, oggi abbiamo nuovamente (dopo circa 30 anni) una posizione netta sull’estero positiva (garanzia per i debitori) ma il debito/pil al 143,5%. Il rischio patrimoniale è alto, considerando che il paese è come un vecchio nobile decadente: ha tanti beni ma non riesce a creare reddito (pil) quindi è costretto a vendere i gioielli di famiglia. Come fare per evitare una patrimoniale?
Posizione netta Estero-Italia
Negli anni 60 fino ai primi anni '80 l’Italia aveva una posizione netta sull’estero positiva.
3) Quando il rapporto debito/pil è sceso? Intanto ricordiamo che negli anni ’80 era salito per le politiche generose degli anni ’70 in materia di welfare (sistema pensionistico insostenibile nel lungo periodo), per la riforma tributaria, per l’istituzione delle regioni, per garantire istruzione e salute a tutti. Il modello catto-comunista che doveva spegnere i fuochi del terrorismo. La prima discesa del rapporto debito/pil si avrà nel periodo 1993-2008 con la convergenza verso l’euro e la diminuzione dei tassi di interesse, soprattutto quelli reali altissimi a metà anni ’80. Nel periodo 2015-2019 il rapporto era stabile e poi è sceso nuovamente nel 2022 grazie ai tassi reali negativi.
Inflazione, tassi di interesse e di cambio in Italia
Nel periodo 2015-2019 il rapporto era stabile e poi è sceso nuovamente nel 2022 grazie ai tassi reali negativi.
4) Tutto merito del saldo commerciale? Quest’ultimo è stato positivo negli anni 90 e dal 2012 al 2021, negativo con la guerra e l’inflazione del 2022, ora nuovamente positivo nel 2023. Da metà anni 90 fino al 2007 il saldo commerciale è stato mediamente nullo. L’export rappresenta la scialuppa di salvataggio che regge il paese da parecchio tempo ma, come dimostrato dal pil 2021, senza domanda interna non si va da nessuna parte.
Andamento saldo commerciale
Da metà anni 90 fino al 2007 il saldo commerciale è stato mediamente nullo.
5) La soluzione: l’Italia è cresciuta in un contesto di tassi reali decrescenti (negativi solo nel 2022) minori dei tassi reali di crescita del pil. I tassi di interesse reali negativi (inflazione>interessi nominali) fanno abbassare il rapporto debito/pil come anche i tassi reali di crescita del paese positivi (pil>inflazione): pil reale>tassi reali di mercato. Quando è successo? Nel 2021/2022 mentre nel 1995-2007 i tassi reali sono scesi più velocemente di quelli del pil, permettendo una diminuzione del rapporto (nel 2016/2019 si azzeravano, infatti il rapporto rimase stabile).
Crescita del Pil Italia vs Tassi di interesse reale
L'Italia è cresciuta in un contesto di tassi reali decrescenti minori dei tassi reali di crescita del pil.
Giorgia Meloni dovrebbe capire che il rapporto debito/pil, tra le varie e diverse cause, crebbe per i tassi reali troppo generosi negli anni ’80 (i famosi bot people con inflazione al 4,5% e tassi al 12% nel 1987, alto il rischio Italia) mentre le banche centrali, uccidendo il mercato interbancario, hanno salvato la baracca dal 2008 ma a caro prezzo: come far rientrare il rapporto e implementare politiche monetarie restrittive oggi?
Lo stato deve trovare capitali sì, ma non per i btp, ma per investire invece nell’economia reale (vedi bonus 110% anche se gestito in maniera scandalosa, ma è stato un incentivo alla domanda interna, anche se a caro prezzo), con più infrastrutture e meno burocrazia (tempi e certezza della giustizia) arriverebbero poi gli investitori privati esteri che oggi hanno paura della disorganizzazione, dello stato parassitario e della malavita quindi non investono ma comprano e portano via.
Da quando abbiamo rinunciato alla leva del cambio e dei tassi, l’unica arma spuntata è stata la monetizzazione del debito da parte della banca centrale, ma non siamo negli anni ’80 con rapporti bassi e possibilità di svalutare (con tutti i rischi e problemi collegati). La crescita passa per investimenti in capitale umano, tecnologia e capitale di rischio: basta debito!
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