La fuga dalle big tech continuerà? I grandi fondi azionari statunitensi hanno venduto oltre 10 miliardi di dollari in azioni in una sola settimana, tagliando l’esposizione su quei titoli che avevano spinto Wall Street sui massimi assoluti.
A pesare sono i segnali di rallentamento dell’economia americana, l’incertezza sulle politiche commerciali e l’attesa per le trimestrali dei colossi della tecnologia. Così gli investitori tagliano l’esposizione ai titoli più rischiosi facendo più spazio in portafoglio a beni rifugio come l’oro e i titoli di Stato a breve. È un riposizionamento che segna anche una rotazione verso i mercati azionari in Europa e Asia, dove trovano valutazioni più interessanti e meno tensioni sul fronte geopolitico.
Flussi settimanali fondi settoriali
Fonte Money.it
Ma il mercato non è mai bianco o nero. In molti casi, le cattive notizie sembrano già incorporate nei prezzi. Ecco perché le prossime trimestrali - con Tesla in agenda questa sera dopo la chiusura del mercato e gli altri giganti a seguire - avranno un ruolo decisivo nel definire il trend in atto sui mercati.
Le Magnifiche 7 non brillano più
Le Magnifiche 7 – Tesla, Alphabet, Apple, Microsoft, +Amazon-68+, Nvidia e Meta – sono finite nel mirino delle vendite. Questi titoli, protagonisti del rally di Wall Street fino a inizio anno, oggi registrano performance inferiori all’indice S&P 500. I numeri parlano chiaro: Alphabet ha perso circa il 22% da inizio anno, mentre Tesla è in calo del 44%.
Magnifiche 7, ribasso percentuale dai massimi 52w
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Il clima è cambiato anche tra gli investitori istituzionali. Un recente sondaggio condotto da Bank of America mostra un drastico calo dell’interesse verso i titoli a mega capitalizzazione: solo il 24% degli intervistati li considera ancora il trade “affollato”, rispetto al 60% registrato nei mesi scorsi. Il focus si sta spostando verso asset percepiti come più difensivi, come l’oro, ora considerato il segmento più gettonato da quasi la metà degli investitori interpellati.
Nel frattempo, i fondi stanno alleggerendo in modo evidente le posizioni sulle big tech. E ora tutti gli occhi sono puntati sulla stagione delle trimestrali, che entra nel vivo proprio questa settimana. Tesla inaugura la tornata con la pubblicazione dei risultati oggi, 22 aprile. A seguire, sarà la volta di Alphabet il 24 aprile, poi Microsoft e Meta il 30 aprile. Infine, Amazon e Apple chiuderanno il giro il 1° maggio. Sarà questo il banco di prova decisivo per capire se il recente disimpegno è solo un aggiustamento tattico o l’inizio di una rotazione più profonda.
Altri settori colpiti dalle vendite
Le vendite dei grandi investitori non riguardano solo le big tech, ma coinvolgono anche settori apparentemente più solidi. A finire sotto pressione sono soprattutto le aree più esposte all’andamento del ciclo economico e alle incertezze legate alle politiche fiscali. Secondo Morgan Stanley, molti hedge fund hanno ridotto in modo significativo le posizioni nel settore sanitario, aerospaziale e difesa, biotecnologie. Anche il turismo, la ristorazione, il tempo libero e in generale i consumi discrezionali stanno subendo gli effetti di questo riposizionamento.
Nell’ultima settimana le azioni Universal Health Services (UHS) hanno perso oltre il 10%, ma anche titoli come Vistra e Constellation Energy hanno registrato pesanti perdite, dopo che il dipartimento dell’Energia ha bloccato quasi 10 miliardi di dollari di finanziamenti per progetti di energia pulita.
Gli investitori stanno dunque cercando di ridurre l’esposizione al rischio e spostare i capitali su strumenti percepiti come più sicuri. E i numeri lo confermano. I fondi obbligazionari governativi a breve scadenza hanno raccolto oltre 7 miliardi di dollari in appena una settimana, mentre l’oro è tornato ad avere un ruolo centrale nei portafogli globali. Oggi è considerato l’asset preferito dal 49% dei gestori intervistati, superando – per la prima volta dopo mesi – le mega cap tecnologiche.
In questo scenario, è evidente una rotazione settoriale dai titoli ciclici e growth a strumenti difensivi, liquidità e asset reali. Un segnale chiaro di quanto il sentiment sia diventato più prudente.
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