Ecco perché i luxury brand di moda sono in crisi (c’entrano anche Usa e Cina)

Federico Giuliani

25 Giugno 2025 - 07:02

Nell’ultimo biennio il settore ha visto scomparire 50 milioni di consumatori. Vi spieghiamo quali sono le cause e cosa sta succedendo

Ecco perché i luxury brand di moda sono in crisi (c’entrano anche Usa e Cina)

Sembrava che il settore del lusso fosse immune a qualsiasi crisi economica o shock mondiale. Che i ricchi, potendo contare su ingenti risorse, non si facessero problemi ad acquistare l’ultima borsa firmata Louis Vuitton o la sciarpa di Burberry. Che, se anche le élite europee avessero mai pensato un giorno di limitare gli acquisti, ci avrebbero pensato i loro omologhi statunitensi, arabi e asiatici ad alimentare le entrate dei luxury brand. Bene: quel giorno è arrivato ma non è andata come tutti si aspettavano.

Per la prima volta, dopo anni e anni di vacche grassissime, con un picco clamoroso raggiunto durante la pandemia di Covid-19, il lusso – parola che principalmente include alta moda, gioielli e pelletteria - sta attraversando un periodo di incertezza. C’è chi lo considera un periodo di stabilizzazione, chi di regressione e chi, addirittura, parla espressamente dello scoppio di una bolla.

Le cause del grande inverno che ha congelato gli affari dei top luxury brand di moda sono geopolitiche: la guerra dei dazi scatenata da Donald Trump, che ha spinto verso l’alto costi di produzione e i prezzi; il calo dei consumi in Cina, a lungo principale motore di crescita del settore; e un’inflazione che non fa sconti a nessuno. Unendo insieme questi fattori, Bain Company e Altagamma hanno calcolato che nell’ultimo biennio il settore ha visto scomparire 50 milioni di consumatori.

Cosa sta succedendo al settore della moda di lusso?

La clientela della moda di lusso contava 350 milioni di consumatori nel 2024, in calo rispetto ai 400 milioni del 2022. La spesa ha raggiunto 1,5 trilioni di euro, con un leggero calo dell’1%. Questi, ha fatto notare El Pais, sono i dati peggiori dalla crisi finanziaria del 2008. E non è finita qui perché giusto qualche settimana fa, le aziende del settore hanno rivisto al ribasso le loro previsioni per il 2025, prevedendo un ulteriore calo delle vendite compreso tra il 2% e il 5%.

“Il settore si è sviluppato in modo significativo negli ultimi 40 anni ma ora ci troviamo in una fase di incertezza e stabilizzazione, amplificata dalle difficoltà in Cina e ora anche negli Stati Uniti. Cinquant’anni fa, si trattava di un piccolo settore rivolto a pochi consumatori, ma adesso diventato enorme, un settore globale con gruppi presenti in ogni mercato”, ha spiefgato Delphine Dion, professoressa presso l’Essec Business School.

I beni di lusso personali hanno registrato la prima contrazione in 15 anni, con una spesa in calo del 2% nel 2024, attestandosi a 363 miliardi di euro. principalmente a causa del calo della domanda da parte della Generazione Z più sensibile al prezzo.

Colpa di Usa e Cina

In un contesto del genere c’è chi fa notare come la pandemia abbia rappresentato un momento eccezionale, e ritiene che adesso il settore stia semplicemente tornando alla normalità, e chi, invece, si sofferma sul peso dell’aumento di inflazione e prezzi dei prodotti, favorito dalla guerra dei dazi scatenata da Trump.

Nel 2024 il più grande colosso del lusso al mondo, LVMH - l’impero del francese Bernard Arnault che comprende 90 marchi tra cui Christian Dior e Louis Vuitton – ha visto il suo fatturato calare del 2%, penalizzato dal calo della domanda cinese, che rappresenta il 25% delle sue vendite globali. Il secondo gruppo più grande, Kering (Gucci, Saint Laurent), del francese Francois Pinault, ha registrato risultati ancora peggiori, con un fatturato diminuito del 12%, trascinato al ribasso dal suo marchio di punta: Gucci.

Il gruppo svizzero Richemond, proprietario del marchio di orologi Cartier, ha invece aumentato le sue vendite del 10% nell’ultimo trimestre, così come il gruppo Prada e la francese Hermes sono cresciuti rispettivamente del 17% e del 15%. In generale, come detto, pesano i dazi di Trump, i cambiamenti del mercato cinese (con Pechino che sta comunque cercando di costruire il proprio lusso) e una trasformazione interna: per definizione, il settore del lusso è esclusivo ma è diventato più accessibile alla classe media. Impensabile fino a qualche anno fa.