La diplomazia solare cinese: così i pannelli di Pechino rendono l’Africa più green

Federico Giuliani

30 Settembre 2025 - 07:07

Le relazioni tra Cina e Africa si intensificano grazie all’export cinese di tecnologie green. Pechino guida la transizione energetica del continente (e compensa la crisi interna delle proprie aziende)

La diplomazia solare cinese: così i pannelli di Pechino rendono l’Africa più green

Le relazioni commerciali tra Cina e Africa sono sempre più intense. Basta dare un’occhiata ai dati per rendersene conto: lo scorso settembre Pechino ha accumulato un surplus commerciale di 60 miliardi di dollari con l’intero continente, superando quasi il totale raggiunto nel 2024.

I motivi sono due: da un lato lo sforzo diplomatico del governo cinese per accreditarsi presso le cancellerie africane; dall’altro i dazi di Donald Trump che hanno costretto i Paesi in via di sviluppo ad aprire ulteriormente le porte al Dragone, anch’esso travolto dalle tariffe Usa. Ad agosto, ci dicono i dati ufficiali cinesi, il gigante asiatico ha esportato in Africa beni e servizi per un valore di 141 miliardi di dollari, importandone al contempo 81 miliardi.

È interessante dare un’occhiata a cosa c’è all’interno di quei ’’beni’’. Come ha spiegato il New York Times, il crescente squilibrio commerciale sino-africano è dovuto all’aumento delle esportazioni di batterie, pannelli solari, veicoli elettrici e attrezzature industriali Made in China. Emerge qui un fatto molto interessante: la Cina sta aiutando l’Africa a diventare sempre più green.

La transizione green dell’Africa? È Made in China

In estate la Cina dichiarava che avrebbe presto revocato quasi tutti i dazi doganali per 53 Paesi africani, nel chiaro tentativo di riempire l’ulteriore vuoto lasciato dagli Usa e costruire una relazione ancor più proficua con l’intero continente. E Xinhua, la principale agenzia di stampa statale cinese, scriveva che Pechino aveva creato più di un milione di posti di lavoro in Africa negli ultimi tre anni, aiutando la regione a costruire strade, ferrovie, ponti e porti nel corso del precedente quarto di secolo.

Ma non sono più le infrastrutture a trainare il matrimonio 2.0 sino-africano, bensì i pannelli solari e tutto quello che ha a che fare con il settore green. Il motivo di una simile svolta è semplice: le aziende solari cinesi stanno lottando per sopravvivere, afflitte da una concorrenza spietata in patria e, più in generale, da una sovrapproduzione che ha fatto crollare i prezzi e intaccato la redditività delle imprese.

Ebbene, questo crollo dei prezzi ha innescato un boom dell’energia solare in Africa, dove c’è un disperato bisogno di energia. Non a caso il gruppo di monitoraggio Ember ha sottolineato che le importazioni di pannelli solari dalla Cina dei governi africani sono aumentate del 60% negli ultimi 12 mesi.

La mossa di Pechino

“Il volume di pannelli solari importati negli ultimi 12 mesi ha il potenziale per aumentare significativamente la produzione di energia in molti paesi africani”, si legge nel rapporto di Ember. In Africa oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità. Le interruzioni di corrente sono comuni e la soluzioni cinesi – low cost ma comunque di qualità - sono accolte a braccia aperte.

Tra i principali importatori africani di dispositivi energetici Made in China troviamo Sudafrica e Nigeria, ma anche Ciad, Mali e Algeria.

“Le importazioni a basso costo possono contribuire a sostenere l’industrializzazione verde in Africa e ad alleviare la sovraccapacità della Cina”, ha sintetizzato Kevin Gallagher, professore alla Boston University. E le imprese occidentali? Non pervenute o quasi, insieme a quelle indiane e di altri Paesi. Il dominio è cinese.