La diplomazia dei palazzi della Cina conquista l’Africa

Federico Giuliani

30 Dicembre 2025 - 09:29

La Cina usa la «diplomazia dei palazzi» per consolidare i legami con l’Africa, costruendo edifici istituzionali finanziati in parte o totalmente da Pechino.

La diplomazia dei palazzi della Cina conquista l’Africa

La chiamano “diplomazia dei palazzi” e non potrebbe altrimenti, visto che ruota attorno alla costruzione di edifici più o meno monumentali, finanziati, per intero o almeno in parte, in nome di un’amicizia duratura.

La nuova strategia della Cina per consolidare i suoi rapporti con i governi dell’Africa passa sempre di più attraverso la donazione di strutture istituzionali, siano palazzi presidenziali, parlamenti o strutture dedicate a istituzioni regionali.

L’ultimo esempio di questa particolare diplomazia coincide con la nuova sede centrale della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), che sorgerà ad Abuja, in Nigeria, entro la fine di gennaio. È costata 32 milioni di dollari ed è stata finanziata da Pechino.

L’ambasciatore cinese in Nigeria, Yu Dunhai, ha visitato il sito per valutare i progressi definendo l’edificio un “progetto epocale di cooperazione bilaterale” e un forte esempio di cooperazione Sud-Sud.

Un edificio che tuttavia si perde tra i quasi 200 altri progetti realizzati ex novo o ristrutturati dal Dragone nel continente dal 2000 al 2020. Secondo il think tank Heritage Foundation, infatti, le aziende cinesi hanno messo mano a ben 186 edifici governativi africani, tra cui palazzi, parlamenti, uffici presidenziali, ministeri e persino strutture militari.

La diplomazia cinese dei palazzi

Il paper citato si ferma al 2020, ma da allora il numero dei palazzi Build by China è aumentato. Nella lista trovano spazio i parlamenti dello Zimbabwe e della Repubblica del Congo, la sede distaccata del Ministero degli Esteri del Ghana e la sede centrale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) in Etiopia. I progetti sono stati finanziati attraverso vari canali, tra cui l’acquisizione di contratti commerciali, prestiti e donazioni.

L’Heritage Foundation ha scritto che i progetti e le donazioni finanziate dalla Cina creavano “vettori di sorveglianza e influenza cinese”, provocando la replica del ministero degli Esteri cinese che ha liquidato la ricerca definendola «piena di falsità e pregiudizi ideologici».

“La Cina si è costantemente impegnata in una cooperazione pratica ed efficiente con le nazioni africane, in base alle loro esigenze. Ha realizzato numerosi progetti infrastrutturali per i paesi africani, offrendo benefici tangibili alla popolazione africana e creando condizioni favorevoli alla cooperazione dei partner internazionali con l’Africa”, ha dichiarato l’allora portavoce del Ministero degli Esteri Zhao Lijian.

Il South China Morning Post ha fatto notare che Pechino ha creato almeno un parlamento nazionale africano su tre e che, attraverso questa strategia, il gigante asiatico si starebbe assicurando silenziosamente influenza ai massimi livelli di governo del continente.

Una strategia vincente

La diplomazia dei palazzi della Cina si inserisce nel più ampio coinvolgimento di Pechino nelle infrastrutture africane. Il continente ha bisogno di strade, porti e ferrovie ma anche di edifici istituzionali che consentano ai vari governi di avviare agende credibili sui temi più rilevanti, dalla sanità al commercio.

È qui che la Cina, a differenza di altre potenze globali, ha visto una prateria da conquistare a suon di mattoni. Il Dragone è evidentemente alla ricerca di progetti infrastrutturali appariscenti e attraenti per rafforzare le sue relazioni con uno dei più antichi blocchi regionali africani, l’ ECOWAS, forse allo scopo di accedere a potenziali benefici minerari ed espandere la sua presenza di mercato nella subregione.

Oltre ai progetti infrastrutturali, il governo cinese ha promosso anche gli obiettivi di sicurezza, fornendo sostegno finanziario e equipaggiamento militare alla forza di riserva dell’ECOWAS per le operazioni di mantenimento della pace, nonché collaborando con il blocco e i suoi stati membri. Una mossa che sembra convincere le autorità locali a puntare sempre più su Pechino...

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