Cosa spinge i mercati sopra i massimi ancora una volta? Beh, come biasimarli: prospettive di crescita rialziste.
Sia l’economia che le imprese stanno crescendo negli Stati Uniti, e i mercati scontano questa crescita nei prezzi delle azioni. Ma è davvero sostenibile questo ritmo di rialzi sull’azionario? La risposta potrebbe essere meno scontata di quanto credi.
A prima vista, lo scenario è incoraggiante. Goldman Sachs si aspetta per il 2025 e il 2026 una crescita del PIL statunitense superiore al 2%. Sul fronte corporate, le stime sugli utili dell’S&P 500 restano solide, con attese di crescita annua oltre l’8% per i prossimi due anni.
Un quadro così delineato sembra offrire una narrativa quasi perfetta: l’economia regge, le aziende producono utili crescenti, e i mercati festeggiano. Ma come spesso accade in finanza, il diavolo è nei dettagli. Alcuni indicatori contraddicono questo ottimismo e ci raccontano una storia diversa.
Inflazione e politica monetaria: il lato oscuro
Prendiamo l’inflazione. Le attese per gli Stati Uniti si attestano al 2,9%, praticamente al picco dell’anno, vicino al 3%, e ancora ben al di sopra del target del 2% fissato dalla Federal Reserve.
Eppure, i mercati sembrano leggere in questa dinamica una scusa per prezzare tagli dei tassi già a settembre. Un taglio che, in un contesto di disoccupazione in aumento e prezzi che restano sopra il livello desiderato, non può essere visto come un segnale di forza.
Anzi, in termini macroeconomici, una riduzione dei tassi in uno scenario di inflazione resiliente e mercato del lavoro indebolito assume i tratti di un intervento stagflattivo, più che espansivo.
Il bluff del mercato del lavoro
Il mercato del lavoro, da sempre indicatore chiave della solidità dell’economia USA, mostra crepe evidenti. L’ultimo “benchmark revision” del Bureau of Labor Statistics ha rivisto al ribasso i dati occupazionali, sottraendo circa 911 mila posti di lavoro precedentemente conteggiati.
In altre parole, la crescita occupazionale che era stata celebrata nel corso dell’anno si rivela in larga parte gonfiata. Questo non solo mina la fiducia nei dati stessi, ma introduce un elemento di fragilità: una disoccupazione potenzialmente in aumento proprio mentre l’inflazione attesa sale.
Consumi in rallentamento
Un altro elemento che stride con la narrativa bullish riguarda i consumi. Tradizionalmente, la spesa dei consumatori rappresenta il principale motore della crescita americana. Eppure, gli ultimi dati mostrano un ritmo di crescita inferiore alla media storica.
Se i consumi rallentano mentre inflazione e rischi occupazionali aumentano, parlare di “espansione” rischia di diventare una forzatura. L’impressione è che i mercati stiano scegliendo di ignorare queste sfumature per inseguire nuovi massimi, come se il contesto negativo fosse solo rumore di fondo.
La corsa dell’S&P 500
Il risultato di questa narrativa selettiva è chiaro: l’S&P 500 continua a segnare nuovi record. Vi suona strano?
S&P 500
Grafico a candele dell'S&P 500. Fonte: baha.com
Naturalmente, ci muoviamo nel campo dello scenario analysis. Ogni nuovo dato macro può ribaltare la prospettiva, e la finanza è sempre un esercizio di probabilità più che di certezze. Tuttavia, sembra quasi che il mercato preferisca l’illusione della crescita più che la complessità dei dati.