La classifica delle 10 economie più forti al mondo nel 2050. Ecco dov’è l’Italia

Flavia Provenzani

21 Maggio 2026 - 13:28

Quali saranno i Paesi con le economie più forti al mondo nel 2050 e che posizione ha l’Italia in classifica?

La classifica delle 10 economie più forti al mondo nel 2050. Ecco dov’è l’Italia
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Entro il 2050 il baricentro dell’economia globale si sarà spostato in modo definitivo verso l’Asia. È il verdetto condiviso da tutti i principali istituti di ricerca - Goldman Sachs, PwC, EIU e Fathom Consulting - che negli ultimi anni hanno aggiornato le proprie proiezioni di lungo periodo su quali saranno le economie più forti nel 2050.

Tra meno di 25 anni la crescita del PIL mondiale rallenterà. Ancora. GS stima un potenziale del 2,8% annuo nel periodo 2024-2029, destinato a diminuire ulteriormente nei decenni successivi, per via del dimezzamento del tasso di crescita demografica mondiale. Nonostante questo, i mercati emergenti, soprattutto asiatici, continueranno a crescere quasi al doppio del ritmo delle economie avanzate - 3,8% contro 1,8% annuo. Per l’Europa (e l’Italia) è una brutta notizia: il peso dell’UE sul PIL mondiale del 2050 scenderà al di sotto del 10%.

I nuovi equilibri di potere tra le economie nel 2050

La Cina manterrà il primato come prima economia mondiale, con una quota intorno al 20% del PIL globale a parità di potere d’acquisto. Ma attenzione: Goldman Sachs prevede che la crescita cinese rallenti fino all’1,1% annuo negli anni ’50 del duemila, meno persino degli Stati Uniti (1,4%). Invecchiamento della popolazione e calo della forza lavoro pesano e peseranno su Pechino.

La classifica delle 10 economie più forti nel 2050

Pos.PaesePIL stimato (PPA)
1 Cina $43.000-58.000 miliardi
2 India $39.000-56.000 miliardi
3 Stati Uniti $27.000-34.000 miliardi
4 Indonesia $7.000-10.000 miliardi
5 Germania $5.000-6.000 miliardi
6 Giappone $5.000 miliardi
7 Regno Unito $4.000-5.000 miliardi
8 Brasile $3.500-5.000 miliardi
9 Francia $4.000 miliardi
10 Russia $3.000-6.000 miliardi

Nota: le stime variano a seconda della fonte e del metodo usato (PIL reale in USD 2021 per Goldman Sachs; PPA per PwC e Fathom). Le cifre riflettono questa diversità, non un disaccordo sulle dinamiche di fondo.

La grande sorpresa è l’Indonesia: tutte le principali case di analisi la proiettano al quarto posto, tanto da sorpassare Brasile e Russia come principale mercato emergente dopo Cina e India. Con oltre 310 milioni di abitanti nel 2050 e una demografia favorevole, l’arcipelago asiatico è il cavallo su cui puntano gli analisti.

E l’Italia?

Il quadro per l’Italia non è dei migliori. Le stime la collocano tra il 14° posto (Fathom) e il 21° (PwC), superata da Vietnam, Egitto, Nigeria e Filippine. La crescita media del PIL italiano è prevista all’1,4% nel quinquennio 2024-2029, sotto la media dell’Eurozona, per poi scendere progressivamente fino allo 0,5-0,6% nella seconda metà del secolo.

La popolazione calerà dagli attuali 59 milioni a circa 52 milioni. L’Italia è l’unico Paese del G7 per cui PwC non esclude che il PIL pro capite possa essere superato da alcune economie E7 (le Emerging 7, ovvero Cina, India, Indonesia, Brasile, Messico, Russia, Turchia).

Attenzione ai rischi che possono stravolgere tutto

Nessuna proiezione è infallibile, e i principali istituti di ricerca sono i primi ad ammetterlo. La frammentazione del commercio globale, già accelerata dalla rivalità sino-americana, dalle guerre sui dazi e dalla tendenza al reshoring delle catene produttive, potrebbe zavorrare la crescita dei mercati emergenti, che dipendono dall’accesso ai mercati internazionali per esportare e attrarre investimenti.

E attenzione anche al cambiamento climatico. La paradossale ironia è che le economie a più alto potenziale di crescita si trovano spesso nelle regioni più vulnerabili. Siccità, alluvioni, perdita di produttività agricola e migrazioni di massa potrebbero erodere i guadagni di sviluppo accumulati in anni e anni. Raggiungere una crescita sostenibile richiederà sacrifici economici enormi e una risposta globale coordinata che, sul piano politico, appare ancora lontana.

Consideriamo anche che le proiezioni di crescita assumono che i guadagni di produttività tecnologica si distribuiscano in modo abbastanza diffuso tra i Paesi. Ma se i benefici dell’intelligenza artificiale si concentrassero nelle economie già avanzate (quelle con più capitale, infrastrutture digitali e talenti qualificati) il risultato potrebbe essere opposto a quello atteso. Anziché ridurre il divario tra Nord e Sud del mondo, la rivoluzione tecnologica rischierebbe di ampliarlo, rimescolando le carte della classifica delle economie più forti nel 2050 in modo imprevedibile.

Fonti: Goldman Sachs «The Path to 2075» (2022, agg. 2025); PwC «The World in 2050»; Fathom Consulting «Economics in the Year 2100»; OCSE.