La Cina rafforza la presa sui minerali per produrre chip

Federico Giuliani

6 Novembre 2024 - 06:25

La Cina ha pensato bene di blindare totalmente la filiera riguardante minerali, terre rare ed elementi chimici necessari ai produttori di semiconduttori. Ecco che cosa significa per l’Occidente.

La Cina rafforza la presa sui minerali per produrre chip

La Cina, già principale produttrice di minerali rari, ha ulteriormente rafforzato la presa su questo settore chiave sfruttando, da un lato, le restrizioni all’esportazione dei prodotti più strategici, e dall’altro la possibilità di controllare le mosse delle sue grandi aziende statali.

Nelle ultime settimane, infatti, Pechino ha reso più difficile per le società straniere – in particolare i produttori di semiconduttori – acquistare numerosi metalli che fanno parte delle cosiddette terre rare e minerali estratti e raffinati per lo più oltre la Muraglia. A partire da ottobre, per esempio, gli esportatori devono fornire alle autorità cinesi tracciamenti dettagliati di come le spedizioni di terre rare vengono utilizzate nelle varie catene di fornitura occidentali.

Questo, ha spiegato il New York Times, ha conferito al gigante asiatico maggiore autorità nel decidere quali aziende estere dovranno fare i conti con scorte limitate. E non è finita qui, perché la Cina sta anche coinvolgendo sempre di più le aziende statali nell’ambito dell’estrazione e della produzione dei suddetti metalli.

La stretta della Cina su minerali e terre rare

La Cina, in sostanza, ha pensato bene di blindare totalmente la filiera riguardante minerali, terre rare e pure elementi chimici necessari ai produttori di semiconduttori. Lo scorso 15 settembre, il ministero del Commercio cinese ha limitato le esportazioni di antimonio, un materiale utilizzato nei chip, negli esplosivi militari e in altri armamenti. L’anno scorso, invece, lo stesso dicastero ha imposto controlli sulle esportazioni di altri due elementi chimici: il gallio e il germanio, anch’essi necessari per realizzare chip.

I funzionari della sicurezza nazionale hanno quindi rafforzato il flusso di informazioni sulle terre rare etichettando l’estrazione e la raffinazione delle terre rare come segreti di Stato. Tanto che un mese fa il ministero della sicurezza dello Stato aveva rivelato che due dirigenti del settore delle terre rare erano stati condannati a 11 anni di carcere per aver fatto trapelare informazioni a stranieri.

“La Cina ha monopolizzato il mercato della lavorazione e della raffinazione di minerali essenziali, lasciando gli Stati Uniti e i nostri alleati e partner vulnerabili agli shock della catena di approvvigionamento e minando la sicurezza economica e nazionale”, si legge in una dichiarazione ufficiale della Casa Bianca che ha fotografato la situazione in maniera eccellente.

Un nuovo campo di battaglia

Se gli Stati Uniti, e più in generale l’Occidente, intende limitare il raggio d’azione della Cina giocando su dazi, tariffe e limitazioni al commercio, Pechino risponde attivando le sue leve. I materiali citati – dai minerali alle terre rare – rappresentano i contorni del nuovo campo di battaglia tecnologico, visto che prodotti del genere vengono lavorati per dare vita a semiconduttori che a loro volta consentono il funzionamento di qualsiasi dispositivo elettrico.

Daan De Jonge, direttore di prodotto per i minerali critici presso Benchmark Mineral Intelligence, ha paragonato il rischio di interruzioni dell’approvvigionamento del settore “a una spada di Damocle, che pende sul mercato, pronta a colpire in qualsiasi momento”. Per due mesi, nel 2010, la Cina aveva effettivamente vietato le esportazioni di terre rare in Giappone durante una disputa territoriale. Ma l’attuale iniziativa di Pechino è molto più ampia. Dal canto suo, Pechino sostiene di adottare tali misure per preservare le scarse risorse naturali, scoraggiare la proliferazione delle armi e proteggere la sicurezza nazionale del Paese.

Un esempio del crescente potere della Cina è il disprosio, una terra rara che si vende a oltre 100 dollari alla libbra. In precedenza utilizzato principalmente come additivo in potenti magneti per auto elettriche, il disprosio è altamente resistente al calore e questo lo rende un componente sempre più importante dei semiconduttori avanzati. Negli ultimi anni, Nvidia e altri produttori di chip per computer hanno cambiato il materiale utilizzato in centinaia di minuscoli dispositivi di gestione dell’elettricità (i condensatori) su ogni chip. I condensatori sono ora realizzati in disprosio ultrapuro. E le raffinerie cinesi producono il 99,9% del disprosio mondiale, principalmente in un’unica raffineria a Wuxi, vicino a Shanghai...

Un problema per gli Usa

Nei corridoi della Casa Bianca risuonano insomma i campanelli d’allarme. E non potrebbe essere altrimenti, visto che le terre rare provenienti dalla Cina sono utilizzate nei caccia stealth F-35 di fabbricazione americana, così come nelle turbine eoliche, nei motori delle auto elettriche, negli obiettivi delle fotocamere e nei convertitori catalitici delle auto a benzina. Anche nei beni utilizzati dai consumatori statunitensi.

E non è finita qui, perché gli esperti prevedono che la domanda di questi materiali crescerà ancora. L’Agenzia internazionale per l’energia ha previsto che le industrie di energia pulita come le turbine eoliche e le auto elettriche avranno bisogno di sette volte più terre rare nel 2040 rispetto a quelle di cui avevano bisogno nel 2020.