La Terza guerra del Golfo imperversa e mentre proseguono le disruption dei mercati energetici si inizia a capire il peso della dipendenza dagli approvvigionamenti fossili del Medio Oriente sull’economia globale.
E si inizia a cogliere come sia l’elemento della diversificazione energetica a fare la differenza, non solo in termini di mercati di riferimento per i fossili ma anche per il fronte del mix energetico tout court. Si guardi al caso della Cina: mentre i bond dei maggiori Paesi occidentali a dieci anni rendono oltre il 4%, la Cina è l’unica grande economia mondiale ad aver conosciuto un calo del decennale e delle prospettive di inflazione rispetto al 28 febbraio, giorno fatidico che ha scatenato l’attacco all’Iran.
Gli Usa hanno colpito Teheran, assieme a Israele, anche per drenare una parte delle forniture di greggio da Pechino, ma il rischio per Washington è di aver rafforzato la resilienza di Pechino, il cui mix tra rinnovabili, nucleare e efficienza di rete per la decarbonizzazione ha contribuito ad assorbire gli shock.
In tal senso, la guerra del Golfo sta insegnando che un settore energetico resiliente è un’esigenza non più demandabile. E in tal senso l’Unione Europea si trova di fronte alla necessità di gestire uno shock simile a quello del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina aprì la strada alla fine della presenza del gas di Mosca nei mercati del Vecchio Continente “Gli analisti mettono da tempo in guardia contro questo modello di dipendenza, eppure, dopo anni di chiusura di progetti energetici continentali, in particolare il quasi totale collasso dell’energia nucleare tedesca, l’Europa si ritrova ora nella stessa situazione del 2022, fortemente dipendente dal GNL statunitense, esposta alla concorrenza globale sui prezzi e impegnata in una lotta per la produzione globale basata su politiche drastiche”, nota l’Atlantic Council in un rapporto. La lezione cinese in tal senso va appresa.
BYD e Catl, colossi cinesi delle macchine elettriche e degli accumulatori, vedono nell’attuale crisi un’opportunità di sviluppo e in tal senso l’investimento di rete per l’elettrificazione del sistema dei trasporti fatto dalla Cina ha permesso un graduale assorbimento dei danni. Per l’Europa questo insegna che il vero collo di bottiglia prospettico è sull’infrastruttura, ancora pensata per trasportare energia generata principalmente con fonti fossili programmabili e da ammodernare per governare sia i picchi di accesso di energia delle fonti rinnovabili sia per adattarsi a forme di mobilità, trasporto, alimentazione non più dipendenti da asset come gas e petrolio. Ora più che mai, nota il think tank Bruegel, “i paesi che hanno sostituito la produzione di energia da gas con energie rinnovabili sono meno esposti agli shock dei prezzi dei combustibili fossili. Per l’UE nel suo complesso, una rete elettrica integrata è vitale per la distribuzione efficiente dell’elettricità (rinnovabile a basso costo) in tutti i paesi dell’UE”, e dunque il ragionamento sul mercato unico dell’energia è vitale.
Al contempo, il tema del nucleare torna pesantemente in campo. Per un continente che importa il 50% del suo fabbisogno, l’idea dell’energia atomica civile appare sempre più stuzzicante come forma di gestione di fasi di questo tipo. “Bruxelles ripone sempre maggiore fiducia nei reattori modulari di piccole dimensioni (SMR) come soluzione flessibile e a basse emissioni di carbonio, che può essere implementata più rapidamente rispetto agli impianti tradizionali”, nota EuroNews, e la Commissione Europea prevede che “le prime unità potrebbero essere operative entro i primi anni del 2030, con una capacità potenzialmente in grado di raggiungere valori compresi tra 17 GW e 53 GW entro il 2050”. La Newcleo francese, in tal senso, ha depositato il suo design per un SMR al piombo a dicembre e intende far correre la partita da un Paese che già produce col nucleare il 65% del suo fabbisogno e vuole essere leader in Europa.
A febbraio Newcleo si è alleata col consorzio Eagles a trazione italo-belga-rumeno con al suo interno Ansaldo Nucleare, Enea, Sck Cen, Raten per il nuovo modello di reattore Leandrea, destinato a entrare in funzione per il 2034. Ansaldo Energia, col 39%, partecipa anche al consorzio Nuclitalia fondato da Enel (51%) e aperto anche a Leonardo, presieduto dall’ex rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta e dedicato proprio agli SMR, a cui il Regno Unito ha sua volta dedicato il futuro del progetto del sito di Hinkley Point. Tali progettualità appaiono tanto più strategiche quanto più il blocco di Hormuz si struttura non come una contingenza bellica ma come il simbolo di una nuova, violenta realtà fatta di capitalismo di guerra e coercizione economica in cui l’Europa rischia di presentarsi disarmata. E l’energia può diventare un vettore di minaccia o un fronte di sovranità a seconda di come si governerà tale processo. Il caso cinese è a dir poco emblematico.