La Cina “affila” l’arma dello yuan: così Pechino sfida il dollaro

Federico Giuliani

1 Gennaio 2024 - 06:53

La Cina è alle prese con un’economia traballante ma la sua valuta, lo yuan, sembrerebbe essere in ottima forma.

La Cina “affila” l’arma dello yuan: così Pechino sfida il dollaro

La Cina è alle prese con un’economia traballante ma la sua valuta, lo yuan, sembrerebbe essere in ottima forma. Nel corso del 2023 la moneta cinese ha quasi raddoppiato la sua quota come valuta utilizzata nei pagamenti globali. Certo, le cifre in ballo sono ancora piuttosto modeste e, con una fetta di torta pari al 47%, il dollaro statunitense è ancora parecchio distante dal renminbi. Intanto, però, l’uso dello yuan nei pagamenti globali è passato dall’occupare una quota pari all’1,95% a gennaio all’attuale 4,6%.

Come se non bastasse, le oltre 30 linee bilaterali di swap in valuta della Cina con altre banche centrali – spesso appartenenti a Paesi con gravi problemi economici, come l’Argentina - stanno mettendo in circolazione più yuan oltre la muraglia. Insomma, gli istituti del Dragone prestano sempre più valuta locale all’estero, mentre i mutuatari sono ben felici di raccogliere questi denari a causa degli alti tassi d’interesse statunitensi.

Ci sono, poi, almeno altre due cause che stanno agevolando la silenziosa espansione del renminbi. Una coincide con la guerra in Ucraina, con la Russia sempre più economicamente (e finanziariamente) legata al Dragone. La “moneta del popolo” è in prima linea negli affari lungo l’asse Mosca-Pechino, e si ritaglia spazi d’azione via via sempre più rilevanti. L’altra spinta all’internazionalizzazione dello yuan proviene dal cash pooling aziendale di alcune multinazionali occidentali.

Il peso dello yuan e la sfida al dollaro

Lo yuan viene impiegato dalla Cina come veicolo per conseguire le proprie ambizioni geopolitiche. Il suo stato di forma, dunque, non ha solo implicazioni l’economia ma anche e soprattutto la geopolitiche. Un esempio? Quest’anno la valuta cinese ha perso oltre il 3% del suo valore contro il dollaro (1 dollaro ora acquista circa 7,15 yuan). In teoria, uno yuan più debole dovrebbe rendere i prodotti cinesi più economici per il resto del mondo e far aumentare la domanda interna del Paese asiatico.

Come ha evidenziato il Wall Street Journal, la situazione è però diversa. Il valore dello yuan è infatti considerato lo specchio della fiducia nell’economia cinese, che soffre di un moribondo mercato immobiliare, di un rallentamento della produzione e di una riluttanza da parte dei consumatori a spendere i loro risparmi. Detto altrimenti, la preoccupazione della banca centrale cinese è che la debolezza valutaria possa aggravere il sentimento negativo tra gli investitori stranieri e quelli nazionali.

In ogni caso, il dollaro è la valuta di riserva globale del mondo, coprendo circa il 90% delle transazioni in valuta estera, secondo la Bank for International Settlements. Ciò offre agli Stati Uniti un enorme vantaggio rispetto ad altri Paesi, ma la Cina ha preso provvedimenti per erodere il suddetto vantaggio, proprio tentando di promuovere l’uso dello yuan in tutto il mondo. Le banche straniere, come detto, accettano già depositi offshore di renminbi e i loro clienti possono utilizzare questi soldi per acquistare azioni e obbligazioni denominate in yuan al di fuori della Cina continentale.

La corsa del renminbi

Xi Jinping ha corteggiato i governi in Medio Oriente spingendoli ad accettare pagamenti yuan per il petrolio. La Russia, come detto, accetta già i pagamenti in yuan per alcune delle sue spedizioni di petrolio, mentre altri Paesi in via di sviluppo sono favorevoli a puntare sulla valuta cinese. Il risultato è che alla fine di novembre lo yuan era la quarta valuta di pagamento più utilizzata al mondo, avendo sorpassato lo yen giapponese per la prima volta dal gennaio 2022.

Intanto Zheng Chiping, a capo del Dipartimento per l’utilizzo degli investimenti esteri e della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, ha spiegato che la Cina varerà nel 2024 un pacchetto di misure per aumentare l’attrazione degli investimenti esteri. Il gigante asiatico, ha aggiunto l’alto funzionario, eliminerà tutte le restrizioni sugli investimenti esteri nel settore manifatturiero e continuerà ad aprire il settore dei servizi.

I dati ufficiali mostrano che gli investimenti diretti esteri nella Cina continentale attualmente in uso sono pari a 1,04 trilioni di yuan (circa 146,53 miliardi di dollari) nei primi 11 mesi dell’anno, rimanendo a un livello storicamente elevato in un contesto di lenti investimenti transfrontalieri a livello globale.