La bufala dello spread e l’allarme ingiustificato dietro il suo rialzo

Raphael Raduzzi

6 Ottobre 2023 - 10:32

Cosa sta succedendo sul mercato dei titoli di Stato? L’Italia è davvero a rischio?

La bufala dello spread e l’allarme ingiustificato dietro il suo rialzo

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di spread e di una tempesta finanziaria in arrivo per l’Italia.

Come ormai noto, lo spread misura la differenza tra il tasso d’interesse dei titoli decennali italiani e quelli tedeschi che quindi rappresentano una sorta di benchmark, cioè un termine di paragone. In altri termini, più sale il differenziale maggiore è il costo di interessi che paghiamo in relazione alla Germania.

Per alcuni questo è un campanello d’allarme sullo stato delle nostre finanze, per altri invece rappresenta solo un bastone per disciplinare i governi, e in effetti non si può dar torto a questa interpretazione. Ricordiamo infatti la cacciata del governo Berlusconi a colpi di spread, o ancora l’allarme dei media per il 2,4% di deficit che voleva fare il governo gialloverde nel 2018. Deficit che poi l’anno successivo segnò il 10%.

Ora, nelle ultime settimane il differenziale ha sfondato i 200 punti e di nuovo c’è chi utilizza questo dato per farlo ricadere sulle scelte politiche del governo. Sarebbe stata la nota di aggiornamento al DEF con il suo maggior deficit per il 2024 a far aumentare lo spread. Ecco, questa affermazione, comparsa in numerose testate mainstream, è doppiamente sbagliata.

In primo luogo, i tassi d’interesse stanno aumentando ovunque, trascinati da una sfiducia globale sulle previsioni d’inflazione. Basti guardare al rendimento dei titoli di Stato americani che in questi giorni sono arrivati ai massimi dal 2007, e che offrono un tasso praticamente identico ai titoli di Stato italiani.

In aggiunta, le banche centrali hanno continuato ad alzare i tassi d’interesse e la BCE ha chiuso i rubinetti del quantitative easing, limitando fortemente gli acquisti sui titoli di Stato: in questo contesto è normale che i tassi salgano e che salgano maggiormente per i Paesi come l’Italia.

In secondo luogo, come ho recentemente commentato su questa testata, la NADEF del governo Meloni non è assolutamente il preludio di una manovra espansiva, tutt’altro. Ciò che bisogna guardare con attenzione è il deficit strutturale, cioè il deficit depurato dalla componente ciclica dell’economia. Il senso è questo: se l’economia va a gonfie vele le entrate fiscali aumentano e quindi il deficit reale è più alto; se l’economia è in recessione il deficit strutturale sarà inferiore a quello nominale. Ecco che per l’anno prossimo la diminuzione del deficit in termini strutturali sarà dell’1,1% contro lo 0,9% previsto ad aprile.

In sostanza, il maggior deficit nominale è dovuto in gran parte al rallentamento dell’economia previsto per il 2024 ed il governo Meloni contribuirà con maggiore austerità rispetto a quanto previsto ad aprile.

In ultima analisi, preme ricordare che il differenziale tra i titoli tedeschi ed italiani era arrivato a questi livelli anche la scorsa estate, col governo Draghi in carica. Ovviamente all’epoca nessuno aveva nulla da eccepire.

Sfatati questi miti, non ci resterà che vedere se questo refrain sullo spread avrà qualche impatto politico, magari stringendo ancor di più i cordoni della borsa.

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