La bolla immobiliare che spaventa l’economia della Russia

Federico Giuliani

10 Gennaio 2024 - 07:00

Finora, le inadempienze sui mutui delle case rimangono basse, con lo 0,4% in ritardo sui pagamenti, secondo i dati della banca centrale. Ma gli analisti temono che lo stress finanziario possa aumentare.

La bolla immobiliare che spaventa l’economia della Russia

La Russia deve fare i conti con le sanzioni varate da Unione europea e Stati Uniti. È stata costretta a cercare nuovi mercati dai quali attingere per recuperare l’accesso ai prodotti d’uso quotidiano, gli stessi precedentemente importati dall’Occidente. Ha dovuto anche trovare clienti alternativi ai quali vendere le sue immense risorse energetiche. Ha, in poche parole, fronteggiato una tempesta economica non da poco, caratterizzata però da recenti segnali di schiarita.

Come già spiegato da Money.it, secondo alcune stime la crescita economica russa per il 2023 si attesterebbe intorno al 2,8%-2,3% (a seconda delle fonti), il tasso di disoccupazione sarebbe sceso in estate al 3,1%, mentre nel 2024 il Pil dovrebbe aumentare del 2,3%.

In uno scenario del genere il Cremlino dovrebbe tuttavia fronteggiare un altro nodo spinoso, fin qui mai preso in considerazione dai media internazionali: quello relativo ad una bolla immobiliare che starebbe iniziando a preoccupare gli economisti del Paese. Nello specifico, la Russia si troverebbe ad affrontare una bolla immobiliare alimentata dal debito a causa del boom dei mutui sovvenzionati dal governo.

La bolla immobiliare della Russia

La notizia, particolarmente rilevante, è stata riportata dal Wall Street Journal, secondo cui gli sforzi di Mosca per rilanciare la qualità della vita della popolazione danneggiata dalla guerra e sostenere l’economia colpita dalle sanzioni, avrebbero creato una bolla immobiliare potenzialmente pericolosa per la nazione.

I dati della banca centrale russa mostrano come i volumi dei mutui ipotecari siano aumentati di oltre il 70% nel 2023, raggiungendo il livello record di quasi 70 miliardi di dollari. Calcolatrice alla mano, un nuovo appartamento adesso costa il 40% in più rispetto ad uno rivenduto prima della pandemia. Come se non bastasse, circa la metà dei titolari di nuovi mutui starebbe spendendo almeno l’80% del proprio reddito per coprire i debiti, una percentuale quasi doppia rispetto a due anni fa.

La popolarità dei mutui a basso costo distribuiti dalla Russia al fine di acquistare nuove case ha effettivamente aiutato le famiglie a passare ad alloggi più grandi e moderni, e la costruzione risultante ha contribuito a stimolare l’attività economica del Paese. C’è però da considerare il lato opposto della medaglia, visto che quelle somme di denaro avrebbero creato una bolla immobiliare da maneggiare con cura.

Anche perché le banche russe hanno allentato i loro requisiti di prestito per stimolare la crescita. Le famiglie dei soldati morti e feriti hanno ricevuto guadagni inaspettati, che hanno prontamente investito in nuove case. Inoltre, le sanzioni occidentali hanno colpito i titoli azionari e limitato i trasferimenti esteri, lasciando il settore immobiliare come una delle poche opzioni di investimento disponibili per i ricchi russi. Il proseguo della guerra in Ucraina potrebbe insomma ulteriormente gonfiare questa bolla.

Le posizioni della leadership russa

Tutto questo avrebbe creato non poche divisioni in seno alla leadership russa. Da un lato, infatti, troviamo la banca centrale incaricata di mantenere la stabilità finanziaria del Paese; dall’altro c’è il Cremlino, che sta invece cercando di ottenere il sostegno popolare in vista delle elezioni presidenziali del 2024.

Se il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato, soltanto poche settimane fa, di aver pianificato di estendere un popolare programma di mutui – lo stesso che offre tariffe scontate alle famiglie con bambini - fino alla fine del prossimo anno, Elvira Nabiullina, governatrice della suddetta banca centrale russa, ha chiesto di liquidare parti dei programmi ipotecari sovvenzionati, avvertendo che stavano sotto quotando gli sforzi per raffreddare la domanda e l’inflazione. Nel frattempo, per la cronaca la banca centrale ha aumentato il suo tasso di interesse chiave al 16%, più del doppio rispetto a giugno.

In definitiva, la Russia ha superato lo scoglio delle sanzioni meglio di quanto molti analisti ritenessero possibile, riuscendo a mantenere ancora forti le entrate derivanti dalla vendita di petrolio, e favorendo un massiccio aumento delle spese militari e delle dispense per i cittadini comuni sotto forma di pensioni rafforzate e prestiti a basso costo. Gli economisti sono però preoccupati: la spesa e i prestiti hanno generato segni allarmanti di surriscaldamento. Finora, le inadempienze sui mutui delle case rimangono basse, con lo 0,4% in ritardo sui pagamenti, secondo i dati della banca centrale. Ma gli analisti temono che lo stress finanziario possa aumentare.