Nel cuore del sistema finanziario globale sta avvenendo un cambiamento silenzioso ma profondo. Le banche centrali di tutto il mondo stanno riconsiderando con attenzione crescente i luoghi in cui custodire le proprie riserve auree, spostando progressivamente l’oro dai tradizionali caveau di Londra e New York verso depositi domestici o altre giurisdizioni percepite come più sicure.
Questo orientamento, emerso con chiarezza dall’ultimo sondaggio del World Gold Council , non rappresenta una fuga improvvisa ma un’evoluzione strutturale che riflette tensioni geopolitiche accumulate negli ultimi anni e una ridefinizione del concetto stesso di sicurezza delle riserve. Per decenni, Londra e New York sono stati considerati i pilastri indiscussi della custodia aurea internazionale.
I caveau della Banca d’Inghilterra e della Federal Reserve Bank di New York offrivano liquidità senza pari, infrastrutture all’avanguardia e, soprattutto, la percezione di neutralità politica e stabilità istituzionale. La maggior parte delle banche centrali dei paesi emergenti e di molte economie avanzate aveva delegato qui una quota significativa delle proprie riserve, convinta che l’accesso fosse garantito in ogni circostanza. Oggi quella convinzione si è incrinata.
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Ecco cosa sta cambiando nei caveau delle banche centrali
Secondo i dati del sondaggio World Gold Council del 2026, condotto tra febbraio e maggio su 76 istituti centrali, la percentuale di rispondenti che conservano oro presso la Banca d’Inghilterra è scesa al 57 percento dal 64 percento dell’anno precedente. Parallelamente, chi utilizza i caveau della Federal Reserve Bank di New York è passato dal 17 al 14 percento. Questi cali, pur non indicando un esodo di massa, segnalano un chiaro orientamento verso la diversificazione.
Nel corso degli ultimi dodici mesi, ben il 19 percento delle banche centrali ha aumentato lo stoccaggio domestico o diversificato le ubicazioni all’estero, una quota quasi triplicata rispetto al 7 percento rilevato nell’indagine precedente. Guardando al futuro prossimo, il 7 percento prevede di espandere ulteriormente i depositi nazionali e il nove percento intende diversificare all’estero.
Il motore principale di questo spostamento è di natura geopolitica. Le banche centrali temono sempre più di non poter accedere liberamente alle proprie riserve in caso di tensioni internazionali o di misure sanzionatorie. L’esperienza del congelamento delle riserve russe nel duemilaventidue ha rappresentato un punto di svolta: ha dimostrato che anche asset custoditi in giurisdizioni occidentali possono essere sottoposti a restrizioni improvvise quando le relazioni politiche si deteriorano. Da quel momento, il concetto di sicurezza si è arricchito di una dimensione nuova, in cui il controllo fisico e la giurisdizione nazionale assumono un peso crescente rispetto alla sola liquidità di mercato.
Le ragioni di questo cambiamento
Shaokai Fan, responsabile globale per le banche centrali presso il World Gold Council , ha sintetizzato efficacemente le ragioni di questa evoluzione: le preoccupazioni geopolitiche e il timore di non mantenere un accesso completo e incondizionato all’oro in ogni momento stanno spingendo gli istituti a ripensare le proprie strategie di custodia. Non si tratta di un abbandono repentino dei grandi centri, ma di un aggiustamento graduale e consapevole, finalizzato a mitigare i rischi.Esempi concreti illustrano la portata del fenomeno.
La Banca di Francia ha completato tra luglio 2025 e gennaio 2026 un’operazione di rimpatrio di 129 tonnellate di oro precedentemente custodite presso la Federal Reserve Bank di New York. L’intera operazione è stata condotta attraverso ventisei transazioni separate: l’oro è stato venduto negli Stati Uniti e riacquistato in Europa, generando un profitto netto di circa undici miliardi di euro grazie al premio di prezzo che si era formato sul mercato americano. Al termine del processo, la Francia conserva ora l’intero stock aureo all’interno dei propri confini nazionali.
Anche l’India ha accelerato i rimpatri: secondo diverse fonti, circa 280 tonnellate sono state riportate in patria negli ultimi quattro anni, con un trasferimento significativo proprio dai caveau della Banca d’Inghilterra nel 2024. La Serbia ha invece riportato l’intero proprio stock aureo, del valore di circa sei miliardi di dollari, nei propri depositi nazionali nel luglio 2025.
Movimenti analoghi, seppure di dimensioni minori, sono stati registrati in Polonia, Turchia e Nigeria, confermando che il fenomeno non è limitato a un singolo continente o a un gruppo ristretto di paesi.Questo orientamento verso lo stoccaggio domestico o verso giurisdizioni alternative si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione delle riserve internazionali. Negli ultimi quattro anni le banche centrali hanno acquistato in media circa mille tonnellate di oro all’anno, il doppio rispetto alla media dei dieci anni precedenti.
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Un fenomeno destinato a durare
Il valore complessivo delle riserve auree detenute dagli istituti centrali ha superato per la prima volta quello dei titoli del Tesoro statunitense, attestandosi intorno ai 4000 miliardi di dollari contro i circa 3900 miliardi di titoli del debito americano. L’oro non è più percepito solo come un asset di diversificazione o un riparo contro l’inflazione: è diventato uno strumento strategico di sovranità finanziaria.
La scelta di riportare l’oro a casa risponde a esigenze sia pratiche che simboliche. Da un lato, garantisce un controllo diretto e riduce il rischio di controparte. Dall’altro, rafforza la percezione di indipendenza monetaria in un contesto internazionale caratterizzato da crescente frammentazione. Anche alcune economie avanzate, tradizionalmente più legate ai grandi centri occidentali, stanno valutando con maggiore attenzione queste dinamiche. In Germania e in Italia, ad esempio, si sono levate voci politiche che chiedono una revisione delle quote di oro ancora custodite oltreoceano, alimentate dal timore di possibili interferenze politiche.
Nonostante questi spostamenti, i grandi centri di Londra e New York mantengono un ruolo centrale nel mercato dell’oro fisico e dei derivati. Il mercato londinese continua a registrare un giro d’affari giornaliero superiore ai duecento miliardi di dollari, restando il principale punto di riferimento per la liquidità globale. Tuttavia, la fiducia non è più automatica. Le banche centrali stanno adottando un approccio più prudente, preferendo una distribuzione più equilibrata delle proprie riserve tra depositi nazionali, sedi della Banca dei Regolamenti Internazionali e altre giurisdizioni ritenute affidabili.