L’oro continua la sua corsa. Ma non è finita qui

R. F.

8 Ottobre 2025 - 18:54

Corsa dell’oro oltre i $4.000 l’oncia. Il metallo resta un rifugio in tempi di incertezza globale, ma fino a quando?

L’oro continua la sua corsa. Ma non è finita qui

Bisogna sempre dare molto ascolto alle parole di Ray Dalio. Ogni tanto vado su YouTube ad ascoltare il suo trattato di economia più famoso (How the economic machine works. In 30 minutes), che non mi stanca mai. Il fondatore di Bridgewater Associates, Dalio, lo scorso 7 ottobre ha dichiarato in un convegno che gli investitori dovrebbero destinare ben il 15% dei loro portafogli all’oro, nonostante il metallo prezioso abbia già raggiunto il suo massimo storico, superando i $4.000 all’oncia.

L’oro è un eccellente elemento di diversificazione per il portafoglio”, ha affermato Dalio al Greenwich Economic Forum nel Connecticut. “Se si analizza la questione da una prospettiva di asset allocation strategica, si dovrebbe probabilmente detenere circa il 15% del portafoglio in oro...Perché è un asset che performa molto bene quando le componenti tipiche del portafoglio subiscono un calo, cioè in fase di correzione dei mercati”. Ma la parte più interessante del suo intervento deve ancora venire. Dalio infatti ha paragonato l’attuale contesto economico a quello dei primi anni ’70, un periodo in cui inflazione, massiccia spesa pubblica e alti livelli di debito pubblico erodevano la fiducia negli asset cartacei e nelle valute fiat.

Quello che sta accadendo oggi assomiglia moltissimo a ciò che accadde nei primi anni ’70. La gente si domandava «dove metto i miei soldi?». Infatti, quando si detiene liquidità la si investe in uno strumento di debito, ma quando l’offerta di debito è così elevata, quel debito non è più un’efficace riserva di valore”. Ineccepibile, non trovate?

Anche il CEO di DoubleLine Capital, Jeffrey Gundlach, ha recentemente suggerito un’elevata ponderazione in oro - fino al 25% del portafoglio - poiché ritiene che l’oro continuerà a distinguersi grazie alle pressioni inflazionistiche e a un dollaro più debole.

Insomma, sia Gundlach che Dalio hanno concluso che l’oro si distingue come strumento di copertura, una specie di polizza assicurativa, in momenti di svilimento monetario e di alto rapporto debito/PIL e di incertezza geopolitica.

Dalio ha infine concluso con una riflessione tanto semplice quanto vera: “Poiché non viene stampato dalle banche centrali, né viene emesso da governi super-indebitati, L’oro è l’unico asset che si può detenere senza dover dipendere da qualcun altro per farsi pagare”. Parole sante.

Infatti, le preoccupazioni legate ai rischi geopolitici ed economici globali sono i maggiori fattori che hanno spinto il prezzo dell’oro a un aumento del 53% quest’anno, portandolo al record oltre i $4.000 all’oncia. Gli analisti, al momento, vedono pochi elementi in grado di frenare questa impennata.

Il metallo prezioso è raddoppiato di valore negli ultimi tre anni, poiché gli investitori hanno cercato beni rifugio in un clima di crescente incertezza, caratterizzato dal più grande conflitto europeo dalla Seconda Guerra Mondiale tra Russia e Ucraina, e dai combattimenti a Gaza tra Israele e Hamas, che hanno causato migliaia di vittime, soprattutto palestinesi. Tali tensioni si sono espanse, includendo attacchi aerei su Iran e Yemen e interruzioni del commercio marittimo.

ORO SPOT IN DOLLARI PER ONCIA DAL 2020 AL 2025 ORO SPOT IN DOLLARI PER ONCIA DAL 2020 AL 2025 FONTE: BLOOMBERG

A livello economico, l’ansia degli investitori è alimentata dall’incertezza sull’economia statunitense. La guerra tariffaria scatenata dal Presidente Donald Trump ha sconvolto il commercio globale, mentre persistono le preoccupazioni sulla forza del dollaro USA, sull’indipendenza della Federal Reserve, sull’inflazione persistente negli USA ma anche sulla crescita europea stagnante.

Il rally dell’oro ha avuto una ulteriore accelerazione proprio nelle ultime settimane. Infatti, se ci fate caso, è balzato del 12% solo a settembre, trascinando al rialzo anche argento, platino e palladio.

Anche le autorità di politica monetaria – con i loro comportamenti - hanno sostenuto i prezzi dell’oro, sia effettuando acquisti diretti (soprattutto la Banca centrale cinese), ma anche mantenendo i tassi di interesse bassi sul mercato dei bond governativi e ritardando gli aumenti dei tassi laddove l’inflazione inizia a preoccupare. Questo scenario, fatto di un insieme di fattori politici ed economici, ha spinto gli investitori a orientarsi verso il metallo giallo come sicura riserva di valore.

Ma vorrei soffermarmi di più sul ruolo delle banche centrali. Guardando agli ultimi 24 mesi, penso che gli acquisti d’oro da parte delle banche centrali siano stati i fattori che più di ogni altro hanno sostenuto i prezzi. Secondo il World Gold Council, le banche centrali di tutto il mondo sono sulla buona strada per un totale di acquisti netti di 1.000 tonnellate metriche di oro nel 2025. Secondo la società di consulenza sui metalli preziosi Metals Focus, questo 2025 segnerebbe il quarto anno consecutivo di acquisti massicci, motivati dalla volontà di diversificare le riserve dagli asset denominati in dollari verso gli asset denominati in oro.

Nonostante ogni nuovo rialzo abbia sollevato la possibilità di un sell-off, con gli indicatori di RSI e MACD che mostrano un mercato sempre più in ipercomprato, il superamento della soglia dei $4.000 fatto in questi giorni potrebbe spianare la strada al metallo giallo per estendere il suo ciclo bullish fino al 2026.

Non bisogna poi sottovalutare il ruolo della domanda di oro proveniente dai paesi emergenti: recentemente Reuters ha pubblicato un articolo sulla eccezionale ondata di acquisti in India di oro, testimoniata dagli ingenti afflussi di denaro proprio sugli ETF in oro alla Borsa Indiana.

Insomma, la corsa può continuare, proprio perché sta accadendo tutto ciò che tradizionalmente fa da motore per l’oro. Ricordiamoci la domanda di Ray Dalio ad inizio di questo articolo: “Se sei un investitore, dove metti oggi i tuoi soldi?” In altre parole, se sei preoccupato per le prospettive dell’economia globale, dell’eccessivo debito USA, del crollo del dollaro, dell’allargamento del conflitto russo-ucraino al resto dell’Europa, e così via, vuoi davvero continuare a comprare quel tradizionale bene rifugio che erano i Titoli del Tesoro USA? No, e semplicemente perché i rendimenti sui titoli a lunga scadenza sono destinati anche essi a scendere, in concomitanza con le paure di una stagnazione globale.

E arriviamo ora alla domanda cruciale: quando si concluderà questo rally?

Quale serie di eventi dovrebbe verificarsi affinché il mondo possa tirare un sospiro di sollievo dalle ansie e dalle preoccupazioni globali e possa finalmente dire: Beh, ora la situazione generale è meno grave?

Insomma, quello che voglio dire è questo: la fine del rally dell’oro non dipende da un singolo fattore, ma avverrà con un cambiamento in positivo e generalizzato nel sentiment di paura e incertezza. I principali elementi che potrebbero frenare la corsa dell’oro sono:

  • risoluzione geopolitica: Un’attenuazione significativa dei maggiori conflitti (Ucraina, Medio Oriente) e una distensione delle tensioni commerciali tra superpotenze, in particolare tra USA e Cina;
  • rafforzamento del dollaro e aumento dei tassi reali: se la Federal Reserve dovesse invertire il ciclo di politica monetaria alzando i tassi nominali e, con l’arrivo dell’inflazione, lasciasse aumentare i tassi d’interesse reali (tassi nominali meno inflazione), gli asset che offrono rendimenti (come le obbligazioni governative e i credit markets) tornerebbero più attraenti dell’oro, che non paga cedole. Inoltre un aumento dei tassi reali negli USA invertirebbe il trend di indebolimento del dollaro, che tornerebbe a rafforzarsi e tornerebbe ad essere valuta rifugio per eccellenza;
  • normalizzazione della politica USA: l’oro è storicamente un rifugio quando le politiche commerciali aggressive (come i dazi) o l’aumento del debito pubblico statunitense (che minano la fiducia nel dollaro come valuta rifugio) generano incertezza. Una mossa verso la stabilità e la cooperazione internazionale, accompagnata da politiche fiscali più prudenti negli USA, potrebbe ridurre drasticamente la domanda di oro come bene rifugio.

In sintesi, affinché il rally finisca, al di là di momentanee correzioni e prese di beneficio, per invertire il trend rialzista attuale sull’oro, dovrebbero invertirsi tutti i trend di cui ai punti 1, 2 e 3 elencati qui sopra, ed emergere un nuovo e forte segnale di fiducia nel sistema economico e politico globale. Ma questa è una condizione che, come abbiamo scritto sin qui, è difficile da vedere nel panorama attuale.

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