L’intelligenza artificiale consuma sempre più energia. Ecco come investire con gli ETF

Guido Giaume

24 Dicembre 2025 - 07:12

L’intelligenza artificiale consuma sempre più energia. Per sostenere la crescita servono chip, data center e infrastrutture. Ecco come un investitore europeo può esporsi al trend.

L’intelligenza artificiale consuma sempre più energia. Ecco come investire con gli ETF

L’intelligenza artificiale è spesso raccontata come una rivoluzione immateriale, fatta di software, algoritmi e reti neurali. Ma alla base di tutto c’è una realtà fisica: la corsa all’AI è anche – e sempre di più – una corsa a infrastrutture, energia e capacità computazionale.

Come abbiamo visto nel primo articolo, la competizione tra USA e Cina sul fronte tecnologico ha una dimensione strategica legata alla disponibilità di energia elettrica stabile e a basso costo. Ed è proprio in questo intreccio tra digitale e fisico che si aprono opportunità di investimento concrete.

I data center che alimentano i modelli di intelligenza artificiale sono tra le strutture più energivore mai costruite. Richiedono non solo elettricità continua, ma anche raffreddamento avanzato, reti a bassa latenza e chip ad altissime prestazioni.

In alcuni scenari previsionali, entro il 2030 i data center potrebbero assorbire fino al 15% della domanda elettrica in alcuni Paesi avanzati. Questo implica una nuova fase di capex (spesa in conto capitale) su:

  1. semiconduttori e chip specializzati;
  2. server e infrastruttura cloud;
  3. distribuzione elettrica e stabilità di rete;
  4. fonti energetiche rinnovabili e stabili.

Come si può investire nel trend

Un investitore europeo può esporsi a questo doppio asseAI e infrastrutture – in modo diversificato e accessibile tramite ETF (Exchange Traded Fund) tematici o settoriali, in particolare nella versione UCITS, compatibile con la normativa europea.

1. ETF su infrastruttura digitale e AI

iShares AI Infrastructure UCITS ETF (AINF)

  • Replica un indice globale di aziende attive in chip, hardware, cloud e piattaforme AI
  • TER: 0,35% circa
  • Quotato anche su Borsa Italiana

Global X Data Center REITs & Digital Infrastructure UCITS ETF (VPN)

  • Focalizzato su data center, torri di comunicazione, fibra e REIT tecnologici
  • Domicilio irlandese, disponibile in Europa

Entrambi intercettano il tema “pick & shovel” dell’AI: non le applicazioni finali, ma l’infrastruttura necessaria per farle funzionare.

2. ETF su energia e utilities

iShares STOXX Europe 600 Utilities UCITS ETF (EXH9)

  • Espone alle principali utility europee (elettricità, gas, acqua)
  • Include Enel, Iberdrola, National Grid
  • TER contenuto, disponibile in euro

Alternative simili includono:

Invesco STOXX Europe 600 Utilities (ISIN IE00B5MTXK03)

Amundi STOXX Europe 600 Utilities UCITS ETF (ISIN LU1834988864)

3. ETF su infrastrutture globali

  • iShares Global Infrastructure UCITS ETF (INFR)
    Espone a società globali attive in energia, trasporti, logistica
  • Amundi Global Infrastructure UCITS ETF (ISIN LU1589350310)
    Replica un indice mondiale di infrastrutture quotate

Questi strumenti hanno un profilo più difensivo e a dividendo, e possono completare il portafoglio agganciandosi alla domanda strutturale di energia e rete.

Una possibile struttura, non personalizzata, (ricordatevi di leggere il disclaimer in fondo) per cogliere questo scenario è la seguente:

  • Gamba AI/digitale: 1–2 ETF su infrastrutture tecnologiche
  • Gamba fisica/energia: 1 ETF utilities Europa + 1 ETF infrastrutture globali

Questa combinazione consente di partecipare alla crescita della domanda AI da entrambi i lati:

  • quello digitale (calcolo, server, data center)
  • quello fisico (energia, reti, capacità produttiva)

Il peso tra le due aree può essere modulato in base al profilo di rischio, alla strategia di portafoglio e all’orizzonte temporale.

La corsa all’AI sta generando una pressione sulle risorsemateriali, elettriche, logistiche – che ricorda per certi versi un’economia da mobilitazione industriale. Ma senza conflitto militare.

E proprio in questa tensione tra innovazione e limiti fisici si creano i terreni più fertili per investimenti infrastrutturali di lungo periodo.
Come ogni grande trasformazione tecnologica, non basta saperne cogliere l’aspetto visibile. Serve guardare sotto la superficie, dove si costruisce davvero la capacità futura.

DISCLAIMER
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