Fino a oggi, utili trimestrali, Pil, consumi, tassi e inflazione sono stati i principali strumenti per capire se un’economia stesse accelerando oppure rallentando e quali società avessero davvero spazio per crescere. Ora però l’intelligenza artificiale sta spostando il mercato su un altro livello. E i vecchi parametri iniziano a non bastare più.
Gli investimenti globali in AI crescono ormai del 25-35% l’anno. La spesa annuale ha raggiunto circa 700 miliardi di dollari e potrebbe superare i 2.000 miliardi cumulati entro la fine del decennio.
A Wall Street il fenomeno si vede già chiaramente. Un gruppo ristretto di società legate all’ecosistema AI vale ormai circa il 40% dell’intera capitalizzazione del mercato americano. Nvidia, Microsoft, Amazon, Broadcom e Meta stanno attirando capitale, energia e infrastrutture a una velocità che il resto dell’economia fatica persino a sostenere.
Larry Fink, CEO di BlackRock, ha definito questa dinamica “economia a K”: pochi grandi vincitori che concentrano sempre più potere e molte aziende sempre più marginali.
E gli stessi segnali iniziano a vedersi anche in Europa, dove il mercato sta premiando soprattutto energia, reti, semiconduttori e infrastrutture digitali. Anche Piazza Affari potrebbe avere alcune società molto più strategiche nel nuovo ciclo AI di quanto molti investitori immaginino oggi.
I 5 titoli italiani più esposti al nuovo ciclo AI
A Piazza Affari non tutte le società beneficeranno allo stesso modo del boom AI. Il mercato sembra già distinguere i potenziali vincitori.
Prysmian
Storicamente Prysmian è un gruppo industriale legato a cavi e reti elettriche, ma oggi è sempre più esposta all’AI. Uno dei colli di bottiglia nella nuova economia non è tanto il software, ma la capacità fisica di alimentare data center, reti e infrastrutture digitali.
I grandi hyperscaler americani stanno investendo decine di miliardi in nuovi data center, che richiedono quantità enormi di energia e connessioni sempre più potenti. Secondo diverse stime, i consumi elettrici dei data center potrebbero arrivare a rappresentare fino al 10% della domanda totale di elettricità nelle economie avanzate entro il prossimo decennio. E senza reti elettriche più forti, il boom AI rischia di rallentare molto rapidamente.
Qui Prysmian potrebbe diventare strategica. Interconnessioni, cavi ad alta tensione, reti energetiche e infrastrutture per trasmissione dati sono gli asset necessari per sostenere l’economia delle macchine. Non a caso il titolo è tra i migliori del FTSE Mib nel 2026, con un rialzo vicino al 70%. E per molti analisti il vero tema non è più soltanto il ciclo industriale, ma il fatto che il gruppo sia esposto a una trasformazione infrastrutturale che potrebbe durare anni.
STMicroelectronics
L’intelligenza artificiale sta creando una nuova scarsità globale e i semiconduttori sono probabilmente il centro del problema. I requisiti computazionali dei sistemi AI aumentano ormai di circa 10 volte ogni 12-18 mesi e la domanda di chip continua a crescere molto più rapidamente della capacità produttiva.
È anche per questo che il mercato ha premiato enormemente società come Nvidia o Broadcom.
STMicroelectronics gioca una partita diversa, ma potrebbe comunque trovarsi in una posizione strategica. Il gruppo è esposto a semiconduttori industriali, chip di potenza e automotive intelligente, cioè segmenti destinati a diventare sempre più importanti con l’espansione della domanda computazionale.
STM non è Nvidia e probabilmente non lo diventerà mai. Ma in Europa esistono pochissimi gruppi davvero esposti alla nuova corsa globale ai semiconduttori. E se Bruxelles accelererà sugli investimenti strategici per ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Asia, il mercato potrebbe rivalutare ulteriormente STM.
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Terna
Per il momento Terna è ancora una classica utility difensiva. Ma l’AI rischia di trasformare anche le reti elettriche in un asset sempre più strategico.
Ogni nuovo data center richiede enormi quantità di energia, capacità di trasmissione e infrastrutture molto più avanzate rispetto al passato. E la crescita della domanda sta iniziando a mettere sotto pressione reti che in molti Paesi occidentali sono già vicine ai limiti.
Negli Stati Uniti diversi operatori stanno firmando contratti energetici di lungo periodo pur di garantirsi capacità sufficiente per i futuri data center AI. In Europa il fenomeno è ancora embrionale, ma sta aumentando l’attenzione verso società che controllano infrastrutture critiche come Terna.
Terna non diventerà un titolo tecnologico, ma nel nuovo ciclo AI le reti elettriche potrebbero diventare importanti quasi quanto i semiconduttori.
Leonardo
L’AI sta cambiando rapidamente anche il settore della difesa, della cybersecurity e della guerra elettronica. Ed è per questo che Leonardo viene percepita sempre più come una piattaforma tecnologica strategica europea.
Droni autonomi, sistemi di sorveglianza intelligente, analisi dati in tempo reale e cybersecurity sono aree dove la domanda sta accelerando molto rapidamente. E in Europa le tensioni geopolitiche stanno aumentando ulteriormente gli investimenti nel riarmo.
Leonardo si trova in una posizione particolare perché combina difesa, elettronica avanzata e tecnologie digitali strategiche. In pratica è uno dei pochi gruppi italiani che potrebbe beneficiare contemporaneamente sia dell’aumento della spesa militare sia della crescita dell’AI.
Inwit
Per anni Inwit è stato considerato un titolo difensivo, apprezzato per la stabilità dei flussi di cassa. L’intelligenza artificiale però potrebbe cambiare anche questa narrativa.
Più cresce l’economia AI, più aumenta il traffico dati. E per supportarlo, servono reti più dense, edge computing, 5G e maggiore capacità di trasmissione. Accanto ai grandi data center centralizzati, serve anche una rete capillare in grado di sostenere flussi di dati molto più elevati.
È uno dei motivi per cui il mercato inizia a guardare con più attenzione alle infrastrutture digitali. E Inwit potrebbe trovarsi in una posizione interessante proprio perché controlla una parte di quella rete fisica necessaria a sostenere il traffico dati legato all’AI.
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