Taglio del TFR per evitare i licenziamenti: la Corte d’Appello di Napoli conferma la legittimità degli accordi aziendali sulle quote future. Ecco cosa cambia.
L’azienda può tagliare il TFR dei dipendenti per non licenziare e a confermarlo intervengono due sentenze della Corte di Appello di Napoli dell’11 novembre 2025. Per salvare posti di lavoro la base di calcolo del TFR può essere momentaneamente modificata, se in questo modo si scongiurano i licenziamenti collettivi. Questo il principio alla base delle due sentenze che prendono in esame gli accadimenti del 2017 e che coinvolsero una grande azienda della Campania e i suoi dipendenti.
Nel febbraio 2017 l’azienda aveva annunciato la chiusura dello stabilimento di Napoli con la messa in mobilità di 845 dipendenti. Lo stabilimento romano aveva già proceduto a licenziare 1.666 dipendenti, ma i lavoratori di Napoli scelsero la via del confronto per siglare un protocollo di intesa.
Dopo decine di incontri tra le parti si arrivò ad un accordo che permetteva di scongiurare i licenziamenti per lo stabilimento campano, ma tra le misure temporanee adottate c’era la modifica della base di calcolo del TFR.
Taglio del TFR per evitare il licenziamento
La misura temporanea prevedeva che per la base di calcolo del TFR sarebbero state escluse la retribuzione minima contrattuale e l’ex indennità di contingenza fino al 31 marzo 2020. Per questi anni, quindi, i dipendenti avrebbero maturato un TFR più basso, ma conservando il posto di lavoro. Il TFR maturato in precedenza rimaneva invariato: l’accordo, infatti, non era retroattivo.
Dopo anni dall’accordo alcuni dipendenti hanno presentato un ricorso contro l’azienda per aver leso i loro diritti garantiti dalla Costituzione, ma la corte d’Appello di Napoli, con due sentenze (n.4072 e 4206) ha respinto il ricorso riconoscendo la piena legittimità dell’accordo sottoscritto.
Natura del TFR
La Corte d’Appello ha affrontato come prima cosa la natura del TFR. I lavoratori nel ricorso sostenevano che l’accordo avesse leso i loro diritti, ma la Corte ha respinto la questione sottolineando che il TFR, pur maturando nel corso del rapporto di lavoro, si cristallizza solo al momento in cui il rapporto cessa. Fino alla cessazione del rapporto di lavoro, fermo restando il diritto alle quote passate, le quote future non sono diritti acquisiti, ma soltanto aspettativa che può, in ogni caso, essere modificata dai contratti collettivi aziendali che possono legittimamente rimodulare le condizioni in peius per esigenze aziendali conservative.
Le quote di TFR già accantonate nel passato non possono essere modificate, ma le quote future possono essere modificate da accordi presi con l’azienda a precise condizioni.
Secondo la sentenza n. 9668 del 2023 della Corte di Cassazione gli accordi aziendali hanno la stessa forza dei contratti nazionali e possono anche peggiorare le condizioni dei lavoratori, a patto che non siano intaccati diritti già acquisiti (come, appunto, le quote passate di TFR).
L’accordo sottoscritto non era stato voluto solo dall’azienda, ma era stato raggiunto dopo una lunga negoziazione con le principali sigle sindacali.
Diritto costituzionale leso?
I lavoratori hanno lamentato, nel presentare ricorso, che l’accordo ha violato l’articolo 36 della Costituzione italiana che prevede che ogni lavoratore deve avere una retribuzione proporzionata al lavoro svolto e che gli assicuri un’esistenza dignitosa.
La Corte ha sottolineato che se un lavoratore invoca la violazione dell’articolo 36 della Costituzione deve dimostrare matematicamente l’insufficienza del proprio reddito complessivo a garantire un’esistenza dignitosa, cosa che i lavoratori non hanno fatto.
Erogazioni una tantum
L’accordo prevedeva che se l’azienda avesse raggiunto l’equilibrio economico prima della data stabilita (marzo 2020), i lavoratori sarebbero stati ricompensati con liquidazioni unatantum calcolate semestralmente.
L’azienda aveva raggiunto l’obiettivo a ottobre 2019 e fu erogata ai dipendenti una somma di 360 euro ciascuno. Inoltre l’azienda annunciò anche la cessazione in anticipo delle misure restrittive con il ripristino immediato del calcolo del TFR senza tagli.
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