Tutto cominciò quasi esattamente nove anni fa, quando un giovane di appena 22 anni, sconosciuto ai più, salì sul palco alla Convention repubblicana del 2016 e lasciò tutti a bocca aperta. Il suo nome era Charlie Kirk, e insieme a Bill Montgomery, guidava già da quattro anni Turning Point USA, un’organizzazione senza scopo di lucro, fondata nel 2012 dallo stesso e dall’amico Bill, che si rivolge in particolare agli studenti universitari e delle scuole superiori.
La missione di Turning Point USA è promuovere i principi del libero mercato, della responsabilità individuale e del limited government, un principio cardine del pensiero conservatore e liberale americano, ossia l’idea di uno Stato con poteri limitati e non invasivi, lasciando ampio spazio all’iniziativa individuale, alla società civile e al libero mercato. Un’idea per altro radicata nella Costituzione degli Stati Uniti e che nasce dalla diffidenza verso un’autorità centrale troppo forte e si traduce nella convinzione che il governo debba occuparsi soprattutto di sicurezza, giustizia e tutela dei diritti fondamentali, evitando di invadere la vita economica e privata dei cittadini.
In altre parole i due giovani andavano a cozzare frontalmente contro l’egemonia progressista diffusa nei campus americani. Nel tempo Turning Point USA è diventato uno dei principali punti di riferimento del conservatorismo giovanile negli Stati Uniti, anche attraverso campagne mediatiche aggressive e la formazione di una vasta rete di attivisti.
Prima dell’intervento alla Convention, al di fuori dei campus universitari in pochi conoscevano Charlie. Ma dopo quel discorso, ogni conservatore sapeva chi fosse. Negli anni successivi Charlie Kirk si fece apprezzare non invocando esecuzioni, prigioni o torture, come insinuano i suoi accanitissimi detrattori, spesso odiatori seriali, bensì percorrendo i campus universitari e confrontandosi con gli studenti progressisti. Sempre con cortesia e rispetto, ma ponendo una sfida inedita: chiedeva loro di difendere razionalmente le proprie idee. Non ci riuscivano. Lui aveva la capacità di togliere loro qualsiasi credibilità.
E per questo doveva morire. Così il 10 settembre un cecchino gli ha sparato uccidendolo mentre parlava di fronte a 3.500 studenti nello Utah.
I conservatori d’America sono ovviamente indignati, inorriditi, ma, come nota Andrea Widburg su American Thinker, nessuno di loro è sorpreso dopo decenni di demonizzazione da parte dei Democratici – amplificata dai media, ma presente anche nei discorsi politici e nelle aule scolastiche – che descrivono chi non la pensa come loro come “nuovi Hitler”:
“I Democratici possono anche essere storicamente analfabeti, ma una cosa la sanno bene: Hitler è il male, e dunque le persone “buone” hanno il dovere di eliminarlo. Proprio come fanno gli islamisti, la sinistra ha creato decine, centinaia, persino migliaia di “lupi solitari”: individui coltivati con cura come bombe a orologeria, che lasciano a chi fomenta odio dai pulpiti una comoda scappatoia di plausibile negazione. “Non gli abbiamo detto noi di uccidere. Hanno deciso da soli.”
A questo si aggiungono migliaia di persone mentalmente instabili, pesantemente medicalizzate e persino mutilate fisicamente, convinte che sia possibile cambiare la propria natura biologica grazie alla forza di volontà e al conformismo culturale. Il risultato è un calderone ribollente di rabbia omicida. Ed ecco perché Charlie Kirk doveva morire.”
Per farsi un’idea degli animal spirits che animano la sinistra americana quando si parla di Charlie Kirk, a poche ore dalla sua uccisione, può essere utile fare una capatina su Bluesky, la piattaforma di social networking più amata dalla sinistra e lanciata nel 2023 dal cofondatore di Twitter Jack Dorsey, come alternativa a X/Twitter.
Digitando “Charlie Kirk”, riferisce Widburg che si è cimentata nell’impresa, si scopre che circa il 25% dei post esprime correttamente sgomento per l’assassinio di una persona colpevole soltanto di avere idee politiche diverse. Un altro 25% sostiene che il vero problema sono le armi, perciò Kirk – sostenitore del Secondo Emendamento – se l’è cercata. Il restante 50% ti fa fare un salto nel delirio: gente che festeggia la morte di Kirk, convinta che si tratti di una messa in scena per permettere a Trump di instaurare un regime fascista, anzi “hitleriano”, negli Stati Uniti.
Chi non se la sente di affrontare le masse deliranti si accontenti del post su X dell’americano a Roma Alan Friedman, di provata fede Democrat Party e di cui a quanto pare i nessuno sente nostalgia dall’altra parte dell’oceano:
“Ma Charlie Kirk, il propagandista MAGA ucciso ieri, era un amico di Trump. Sostenne la violenza del 6 gennaio 2021. Disse che le donne nere non avevano diritto al lavoro, che i gay andavano uccisi, e fece propaganda pro-Putin. La violenza in America cresce grazie a gente come lui.”
Pensate: “era amico di Trump”! Un plotone di esecuzione, presto! Per non parlare di tutto il resto: fuffa farcita con la più spericolata e disinvolta delle mistificazioni della realtà (per usare un sano e anglosassone understatement), oltre naturalmente alla totale assenza di pietà. Il tutto sarebbe ridicolo se non fosse tragico e vomitevole al tempo stesso. Come si è ridotta la sinistra in America?
Un commentatore di Fox News, Jesse Watters, subito dopo il martirio di Kirk ha detto:
“Abbiamo attentatori trans. Abbiamo rivolte a Los Angeles. Sono in guerra con noi, che lo vogliamo o no. Sono in guerra con noi. Che cosa intendiamo fare? Quanta violenza politica siamo disposti a tollerare? E’ questa la domanda che dobbiamo porci”.
D’accordo sicuramente sulla domanda, ma con una postilla importante. Dai tempi di Lincoln gli americani e tutti noi sanno che i politici possono diventare bersagli, mentre dalla morte di Martin Luther King e dal fallito attentato a Giovanni Paolo II sappiamo che anche grandi leader religiosi e campioni dei diritti civili sono nel mirino.
Ma la morte di Charlie Kirk segna un punto di svolta. Lui non apparteneva a una delle suddette “categorie a rischio”, era “uno di noi”, solo più coraggioso, preparato e determinato. Ed è stato ucciso proprio per questo. Questo dato di fatto cambia non poco le carte in tavola. Quanta violenza politica dai target molto allargati possiamo permetterci e/o siamo disposti a tollerare nelle nostre democrazie traballanti?