L’argento è ancora sopravvalutato del 30%. Ecco perché crollerà di nuovo. L’allarme di HSBC

Redazione Money Premium

15 Maggio 2026 - 13:54

Argento a $87 dopo il crollo del 30%: è la fine del rally o solo una pausa? HSBC lancia l’allarme

 L’argento è ancora sopravvalutato del 30%. Ecco perché crollerà di nuovo. L’allarme di HSBC

Il prezzo dell’ argento ha vissuto nel corso del 2025 un rally di proporzioni storiche, alimentato da un mix esplosivo di tensioni geopolitiche, incertezza macroeconomica e flussi di capitale verso i beni rifugio, che ha portato le quotazioni a perforare la soglia psicologica dei 120 dollari l’oncia il 28 gennaio 2026.

Quel picco è stato però seguito da un crollo verticale di quasi il 30% in una sola seduta, innescato da un’ondata di volatilità senza precedenti sui mercati azionari globali, dal repentino calo del Bitcoin e da un’inversione altrettanto brutale del prezzo dell’oro, che ha spinto gli investitori a rifugiarsi nella sicurezza dei Treasury americani.

Dopo le prime fasi della guerra in Iran, che avevano inizialmente compresso le quotazioni dell’argento, il metallo bianco ha mostrato una parziale ripresa, guadagnando circa il 10% nell’ultimo mese e attestandosi sia sullo spot che sui futures intorno agli 87 dollari l’oncia. Ma conviene investire ancora in argento? Non tutti gli analisti sono convinti?

La view di HSBC

Tuttavia, gli analisti di HSBC mantengono una posizione decisamente cauta e, in una nota pubblicata giovedì, hanno ribadito che l’argento resta “fondamentalmente sopravvalutato”. Secondo la banca d’investimento britannica, lo spazio per ulteriori rialzi appare limitato nonostante l’influenza ancora positiva esercitata dai prezzi dell’oro. [“Crediamo che il rapporto oro-argento sia destinato ad ampliarsi ulteriormente, consentendo all’argento di alleggerirsi anche nel caso in cui l’oro continui a registrare performance positive”, hanno spiegato gli esperti di HSBC. Questo rapporto, storicamente uno dei più osservati dagli operatori di mercato, riflette la diversa natura dei due metalli preziosi: mentre l’oro è percepito prevalentemente come bene rifugio monetario, l’argento combina questa caratteristica con una forte componente industriale che lo rende molto più sensibile alle dinamiche del ciclo economico globale.

A differenza dell’oro, il cui appeal è legato principalmente alla funzione di protezione contro l’inflazione e il rischio sistemico, l’argento trova infatti impiego in una vasta gamma di applicazioni industriali: dall’elettronica di consumo ai pannelli solari, dai veicoli elettrici ai dispositivi medici, passando per l’industria automobilistica e quella dei semiconduttori. Questa doppia anima rende il prezzo argento particolarmente reattivo alle variazioni della domanda manifatturiera mondiale. Proprio per questo HSBC prevede che, con il procedere del 2026, una possibile contrazione della domanda industriale di argento – legata a un eventuale rallentamento della crescita economica – unita a un contestuale aumento dell’offerta estrattiva potrebbe iniziare a esercitare una pressione ribassista sulle quotazioni. Il tutto potrebbe essere accentuato dal progressivo attenuarsi della minaccia di nuove tariffe doganali, che aveva contribuito a sostenere i prezzi nei mesi precedenti.

Ma altri analisti sono fiduciosi

Il contesto geopolitico resta comunque un fattore decisivo. Una conclusione duratura del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran rappresenterebbe un elemento di sollievo per i mercati finanziari nel loro complesso e, secondo diversi osservatori, potrebbe rilanciare con forza sia l’oro che l’argento.
Philippe Gijsels, chief strategy officer di BNP Paribas Fortis, ha interpretato la recente fase di debolezza dei due metalli come una semplice “fase di consolidamento” all’interno di un trend secolare rialzista di lungo periodo. “Ci aspettiamo che il mercato toro di oro e argento riprenda slancio e che i prezzi raggiungano nuovi massimi storici nel corso di quest’anno”, ha dichiarato con convinzione l’esperto belga.

Una visione condivisa, almeno in parte, da Suki Cooper, global head of commodities research di Standard Chartered, ha sottolineato come i driver strutturali dell’oro – dal timore di un ulteriore debasement delle valute fiat, alle preoccupazioni sull’indipendenza della Federal Reserve, fino all’incertezza commerciale e alla necessità di diversificazione dei portafogli – rimangano pienamente intatti. “Nel breve termine la necessità di liquidità ha prevalso sulla ricerca di sicurezza, ma i fondamentali di fondo non sono cambiati”, ha spiegato Cooper. Secondo la strategist, un ritorno alla normalità sul fronte geopolitico permetterebbe a entrambi i metalli di esprimere appieno il loro potenziale rialzista.

Cosa fare?

Per gli investitori italiani, che operano in un contesto europeo caratterizzato da tassi di interesse ancora elevati, inflazione persistente e un euro che continua a confrontarsi con un dollaro forte, l’argento rappresenta quindi un asset dal profilo complesso e bifronte. Da un lato offre l’opportunità di diversificare il portafoglio in un periodo di elevata incertezza macroeconomica e geopolitica; dall’altro richiede una cautela maggiore rispetto all’oro a causa della sua maggiore correlazione con il ciclo industriale globale.

Chi guarda ai prezzi dei metalli preziosi come strumento di protezione patrimoniale deve dunque monitorare con attenzione non solo l’evoluzione del rapporto oro-argento ma anche i dati sulla produzione industriale cinese, l’andamento degli investimenti nelle energie rinnovabili e le decisioni di politica monetaria delle principali banche centrali.

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