Jeffrey Epstein, il miliardario trovato morto suicida in carcere

Il miliardario Jeffrey Epstein, accusato di stupro e traffico di minorenni, è stato trovato impiccato nella sua cella. Se colpevole, poteva essere condannato fino a 45 anni di prigione

Jeffrey Epstein, il miliardario trovato morto suicida in carcere

Jeffrey Epstein, miliardario accusato di traffico di minori e abusi sessuali, è stato trovato morto nella sua cella nella prigione di Manhattan, sabato mattina. A dare la notizia è la NBC, che rivela anche la causa del decesso: suicidio. Gli agenti hanno trovato Epstein al Metropolitan Correctional Center di New York alle 7.30 del mattino, ora locale, nella cui cella il finanziere legato in passato a Donald Trump si era impiccato.

Epstein morto suicida

L’uomo è stato trovato dal carcere a un ospedale, mentre era già in arresto cardiaco. Era stato imprigionato un mese fa, il 6 luglio, con l’accusa di aver gestito un giro di prostituzione minorile al servizio di uomini potenti nelle sue residenze, fra cui quella di Palm Beach in Florida. Si era dichiarato innocente e aveva rifiutato la cauzione.

Almeno al 2002 fino al 2005 Epstein avrebbe raccolto attorno a sé ragazze minorenni, anche di quattordici anni, e le aveva pagate centinaia di dollari in contanti per sesso, sia in Florida che nel suo appartamento di Manhattan. Se trovato colpevole, Epstein sarebbe andato incontro fino a 45 anni di prigione.

Al momento del suicidio del finanziere, la procura stava indagando in particolare sul patteggiamento che fu offerto a Epstein dieci anni fa, grazie al quale l’uomo se l’era cavata con una lieve multa e la registrazione fra i sex offender.

I collegamenti fra Epstein e la politica statunitense

Il caso ha coinvolto anche l’amministrazione Trump: a capo dell’inchiesta, fra il 2007 e il 2008, era Alexander Acosta, che poi sarebbe diventato ministro del Lavoro. Fu proprio lui a offrire l’accordo a Epstein, che accettò senza pensarci due volte. Qualche giorno dopo l’arresto dell’uomo, Acosta si era dimesso.

Qualche ora prima del ritrovamento del corpo, era stato depositato alla corte federale un dossier che, fra le altre cose, conteneva la deposizione di Virginia Roberts Giuffre, una delle testimoni più importanti dell’inchiesta. La donna lavorava al resort del presidente Trump Mar-a-Lago quando fu reclutata da Epstein per massaggi che includevano spesso attività sessuale.

La donna, ora 36enne, accusava Epstein di averla tenuta da minorenne come «schiava del sesso» e di averla costretta ad avere rapporti sessuali con numerosi uomini importanti. Fra di essi ci sono il principe Andrew, terzo figlio della regina Elisabetta d’Inghilterra, un ex governatore, un professore di Harvard e un famoso avvocato newyorkese. Altre prove collegherebbero Epstein all’ex presidente Bill Clinton.

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