Italia, la drammatica previsione dell’Istat: tra 50 anni saremo 11 milioni in meno

Luna Luciano

14 Agosto 2022 - 17:11

condividi

Entro il 2070 l’Italia registrerà 11 milioni di persone in meno. È questa la drammatica previsione dell’Istat. Ecco cosa dicono i dati.

Italia, la drammatica previsione dell'Istat: tra 50 anni saremo 11 milioni in meno

Un calo demografico consistente. Entro il 2070 l’Italia non arriva a 48 milioni di residenti, saranno 11 milioni le persone in meno ad abitare sulla nostra penisola. È questa il drammatico scenario che emerge dalle previsioni dell’Istat.

Un’Italia che non solo registrerà uno squilibrio sul piano generazionale - evidente anche oggi - ma anche dal punto di vista geografico con alcune regioni che si desertificheranno rispetto ad altre. Le previsioni della popolazione sono state elaborate a livello regionale dall’Istituto nazionale di statistica e rese note solo pochi giorni fa.

Dai dati (riportati in tabella in fondo all’articolo) prende forma un quadro piuttosto frastagliato, nel quale quasi il 20% di riduzione della popolazione sarà registrato nel Mezzogiorno e in alcune aree del Centro, con la naturale conseguenza che ci saranno regioni più in difficoltà rispetto ad altri, andando ad ampliare il divario tra il Nord e il Sud. Ecco cosa dicono le statistiche e soprattutto cosa si può fare per contrastare tale scenario futuribile.

Istat, entro 2070 11 milioni di persone in meno: cosa dicono le statistiche

Le previsioni dell’Istat di certo non sono generose per il futuro dell’Italia, pronosticando un drammatico calo demografico con 11 milioni di persone in meno in tutta la penisola entro il 2070.

In ogni caso ciò che è sicuro è che la società dovrà prepararsi nei prossimi anni per affrontare un nuovo assetto, con regioni più in difficoltà di altre. Stando ai dati il quadro che emerge è il seguente:

  • Le Regioni destinate spopolarsi di più entro il 2070 sono: Basilicata e la Sardegna con una perdita di quasi il 40%. A seguire: Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania; ma anche l’Abruzzo, le Marche, la Val d’Aosta, l’Umbria il Piemonte e la Liguria. Quindi non solo il Sud.
  • Il Mezzogiorno nel suo complesso perderà oltre 6 milioni abitanti (-32%), passando dagli attuali 19,8 a 13,6 milioni, è previsto già un calo del 4% nel 2030.
  • Nel Centro-Italia, regioni come Abruzzo, Marche e Umbria corrono il rischio di veder desertificate le “aree interne” in particolare quelle dell’Appennino, incastrate in un circolo dannoso tra spopolamento e riduzione dei servizi.
  • Il Nord-Italia sarà piuttosto disomogeneo con aree spopolate in Piemonte, Val d’Aosta e Liguria e territori che conterranno la perdita, Lombardia (-7,8%) e Emilia-Romagna (-7,2%).
  • Unica anomalia positiva saranno le Province autonome di Bolzano e Trento che conosceranno addirittura un incremento dei residenti.

Davanti a simile quadro bisogna tener conto anche di altri aspetti, di per sé positivi: l’incremento della speranza di vita. Il problema è che tale dato non sarà però controbilanciato dalle generazioni più giovani - con un innalzamento dell’età media della popolazione in Italia. Si stima che entro il 2060 i 65enni saranno circa il 35% della popolazione (contro il 23,8% attuale).

Istat, grave calo demografico in Italia entro il 2070: perché e cosa fare?

Il grave calo demografico è il frutto della ben nota crisi demografica, anche i flussi migratori non sono sufficienti a compensare il saldo naturale negativo. Ormai è dagli anni 80 che si discute della crisi delle nascite e niente ancora è stato fatto per cambiare questa tendenza. Unica anomalia saranno le province autonome di Bolzano e Trento dove politiche familiari generose faranno la differenza.

A oggi non si sono registrati cambiamenti, con il risultato che entro il 2070 - secondo i pronostici - in Italia ci saranno 11 milioni di persone in meno, risultato di una classe politica che non è riuscita ad attuare dei piani per invertire la rotta. Ovviamente tutto può cambiare in questi 50 anni, come magari un’azione politica e sociale coesa capace di modificare la traiettoria. Ragion per cui ogni azione politica, come quella di votare alle elezioni del 25 settembre, potrebbero contribuire, scegliendo una classe politica capace di ragionare sul problema proponendo un piano per contrastare tale tendenza.

Dati Istat Dati Istat Previsioni dell'Istat sull'andamento demografico regionale dell'Italia.

Iscriviti a Money.it