Nel 2023 in Italia bollette da 590 euro al mese: un Draghi-bis per la crisi di luce e gas?

Alessandro Cipolla

15 Settembre 2022 - 12:05

condividi

Per Goldman Sachs nel 2023 in Italia si potrebbe arrivare a pagare fino a 590 euro al mese per le bollette di luce e gas: ecco perché potrebbe esserci un nuovo governo Draghi.

Nel 2023 in Italia bollette da 590 euro al mese: un Draghi-bis per la crisi di luce e gas?

In Italia le bollette nel 2023 potrebbero arrivare a 500 euro al mese, con la cifra che rischierebbe di lievitare fino a oltre 590 euro (esattamente 402 per il gas e 193 per la luce) nel caso di un completo stop delle forniture da parte della Russia.

Questo è lo scenario horror per l’Italia dipinto da Goldman Sachs, con la celebre banca d’affari americana che ha redatto un report sui possibili effetti della crisi energetica che sta colpendo l’Europa.

Per Goldman Sachs con un prezzo del gas a 220 euro al megawattora, ieri il Ttf di Amsterdam ha terminato le contrattazioni a 217,88 euro, gli europei nel 2023 complessivamente potrebbero dover spendere 2.000 miliardi in più per le bollette.

Ma non è tutto: per Germania, Spagna, Francia e Italia, il peso delle bollette sul reddito disponibile schizzerebbe al 23%, contro l’8% del 2021 e il 15% previsto di quest’anno.

In una prospettiva del genere, con le misure decise dall’Ue per contrastare il caro-bollette che da noi potrebbero risultare poco efficaci, la domanda sorge spontanea: chi dopo le elezioni politiche del 25 settembre si penderà la responsabilità di guidare un Paese in questa situazione? Non sarebbero così un caso le voci sempre più insistenti di un nuovo governo di larghe intese presieduto sempre da Mario Draghi.

Bollette, le misure Ue efficaci per l’Italia?

Anche se Goldman Sachs, stando a quanto riportato dal The Guardian, adesso avrebbe la convinzione che il prezzo del metano possa calare drasticamente dopo il primo trimestre del 2023, il report realizzato dalla banca d’affari andrebbe a prefigurare un nuovo anno molto difficile per l’Italia.

Dopo mesi di studio, Bruxelles ora ha partorito una serie di misure che puntano a recuperare 140 miliardi all’anno dagli extraprofitti, soldi questi che serviranno poi ad alleggerire le bollette dei cittadini comunitari.

Il grosso di questa cifra arriverà da un tetto al prezzo di vendita, 180 euro a mWh, dell’energia elettrica prodotta non dal gas. Per le aziende del fossile invece è stata studiata una tassazione del 33% sugli extraprofitti se questi utili sono aumentati almeno del 20%.

Rimandato ancora invece il tetto al prezzo del gas sul quale molto ha puntato in questi mesi Mario Draghi: lo studio della Commissione europea infatti avrebbe calcolato che questa misura, se applicata in tutta l’Unione europea, avrebbe generato dei costi superiori ai benefici.

Ma le bollette degli italiani possono realmente calare a seguito delle scelte fatte dell’Ue? Visto che finora abbiamo incassato dalla tassazione degli extraprofitti solo 1 miliardo sui 10,5 preventivati, la Procura di Roma sul mancato versamento da parte delle aziende ha aperto ora un fascicolo d’inchiesta dopo un esposto presentato dal Codacons, da noi gli introiti potrebbero essere minori rispetto alle attese.

Chi governerà il Paese nel pieno della crisi di luce e gas?

Se gli ultimi anni causa Covid sono stati tra i più difficili della storia recente mondiale, il 2023 potrebbe rivelarsi ugualmente complicato: oltre la pandemia che ancora persiste e la guerra in Ucraina, le sfide più grandi saranno l’inflazione e il gas.

Se veramente le bollette di luce e gas dovessero arrivare in Italia a pesare complessivamente per oltre 500 euro al mese, il prossimo governo si troverà ad avere tra le mani una autentica patata bollente.

In molti in queste elezioni sono pronti a scommettere su una vittoria del centrodestra, con Giorgia Meloni destinata a diventare la prima presidente del Consiglio donna della storia del nostro Paese. Non mancano però le perplessità a riguardo.

Meloni e Salvini negli ultimi giorni hanno passato più tempo a litigare che a fare campagna elettorale, con la vicenda del rapporto degli 007 americani sui soldi russi ai partiti che potrebbe agitare ulteriormente le acque all’interno della coalizione.

Il centrodestra così potrebbe implodere un minuto dopo la chiusura delle urne, ma anche in caso di un governo Meloni resta da capire come una maggioranza già così rissosa possa affrontare in maniera decisa i tanti e gravi problemi del Paese.

Ecco perché si sta facendo un gran parlare di un Draghi-bis questa volta però sostenuto pure da Fratelli d’Italia. Un nuovo governo di larghe intese potrebbe così concretizzarsi in due modi.

Il primo è che dopo le elezioni politiche, vista la tempesta all’orizzonte, i partiti chiedano a Mario Draghi di restare al timone magari con un governo a tempo, giusto per scavallare la crisi economica e delle bollette.

Il secondo invece è che il governo di centrodestra, sotto il peso delle liti e delle problematiche, abbia una vita molto breve con Mattarella che così sarebbe “costretto” a rivolgersi nuovamente a Draghi per palese incapacità della nostra classe politica.

Iscriviti a Money.it