ISA 2019, Bignami: “ci state facendo rimpiangere gli studi di settore”

ISA 2019: ecco il video che sta facendo il giro del web con il durissimo attacco dell’Onorevole Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia che chiede le dimissioni del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

ISA 2019, Bignami: “ci state facendo rimpiangere gli studi di settore”

ISA 2019, l’intervento dell’On. Galeazzo Bignami nella diretta Facebook di oggi già sta facendo il giro del web ed è destinato a far discutere.

L’ex deputato di Forza Italia, recentemente passato a Fratelli d’Italia, già noto per aver denunciato più volte in Commissione Finanze le inefficienze del sistema relativo alla fattura elettronica, si scaglia duramente contro Agenzia delle Entrate e MEF, accusando direttamente il Direttore Antonino Maggiore e chiedendone le dimissioni.

Gli ISA, una sorta di pagella dell’imprenditore, stanno diventando un vero e proprio incubo per i contribuenti titolari di partita IVA, che tra calcoli errati e diverse problematiche operative legate a ritardi ed inefficienze dei software dell’Agenzia delle Entrate.

Ormai da mesi i commercialisti chiedono che gli ISA siano disapplicati per il 2019 o siano resi facoltativi, richiesta che si scontra con il muro innalzato da MEF ed Agenzia delle Entrate che sostengono l’impossibilità di rinviarne l’applicazione per ragioni di gettito e di contrasto all’evasione fiscale.

L’intervento dell’On. Gaelazzo Bignami, volto a sensibilizzare il Ministero e l’Agenzia delle Entrate, non usa mezzi termini nel definire gli ISA come l’ultima perversione dell’Agenzia delle Entrate.

ISA 2019, ecco il video con l’intervento dell’Onorevole Galeazzo Bignami contro MEF e Agenzia delle Entrate

Si riportano di seguito le parti più significative dell’intervento dell’On. Galeazzo Bignami (FdI) contro Agenzia delle Entrate e MEF durante la diretta Facebook di pochi minuti fa (subito dopo il testo i lettori troveranno il box con il video):

“L’ultima perversione dell’Agenzia delle Entrate si chiama ISA, Indicatore Sintetico di Affidabilità. Uno strumento che nasce per sostituire gli Studi di settore ma che di fatto non solo conferma quanto imposto dagli studi di settore ma richiede ulteriori adempimenti quali l’onere di estrarre dal sito dell’Agenzia delle Entrate gli ultimi 8 anni di dati fiscali di una qualsiasi azienda, professionista, partita IVA per poi ricaricarli sul sito stesso dell’Agenzia, richiedendo una delega che il titolare dei dati deve rilasciare in favore del professionista che poi deve reimmettere i dati stessi.

Una pratica assurda, che non è solo contro il buon senso, ma anche e soprattutto contro lo statuto del contribuente che vieta espressamente all’Agenzia di richiedere dati di cui sia già in possesso, e della Legge 241/90 che pure vieta di chiedere dati di cui una pubblica amministrazione sia in possesso.

L’Agenzia delle Entrate come sempre invece opera come se per lei le leggi non esistessero, imponendo adempimenti su adempimenti che si traducono in oneri per aziende e professionisti e costi per gli stessi perché come noto la burocrazia ha due modi per giustificare la propria esistenza: spendere soldi dei contribuenti e soprattutto generare dei problemi.

Ma cosa operano questi Indicatori Sintetici di Affidabilità?

Una volta immessi i dati richiesti, l’Agenzia delle Entrate rilascia una pagella elaborata sulla base di indicatori decisi tra l’altro da soggetti che non hanno mai emesso una fattura e che quindi non hanno la più pallida idea di come funzioni un’azienda, una bottega d’artigiano, uno studio professionale. E difatti escono continuamente aggiornamenti di questi indicatori che costringono i contribuenti a rielaborare ogni volta i dati per inseguire l’incapacità dell’Agenzia.

Una volta immessi i dati richiesti, infatti, l’Agenzia dovrebbe emettere una pagella che va da 1 a 10.

Se il voto è compreso tra 1 e 5, di fatto si è destinati a subire un accertamento fiscale.

Se il voto è compreso tra 6 e 7, si può sperare di scamparla.

Se il voto è superiore a 8, si può sperare di accedere a dei meccanismi premiali che tuttavia ancora non sono certi.

...

Quali sarebbero questi meccanismi? Compensazione dei crediti, superamento dell’inversione dell’onere probatorio per alcuni casi, ecc.

Cose che tra l’altro in un paese civile non dovrebbero essere dei “premi”, ma la normalità: se lo Stato ti deve dei soldi te li da, se lo Stato ti reputa un evasore dovrebbe quanto provarlo.

Invece in Italia no.

Anzi, se tu vuoi aumentare il tuo voto in pagella hai un modo diretto e immediato: paghi e versi dei soldi cosi da far diventare il voto 3 un 7 o il voto 4 un 9.

...

Tutto ciò avviene sotto il regno di Antonino Maggiore, un generale della Guardia di Finanza nominato dal Governo che invece che difendere i cittadini dall’Agenzia delle Entrate, sostiene l’Agenzia delle Entrate contro i cittadini, trattandoli tutti da potenziali evasori sulla base di una presunzione di colpevolezza che nasconde l’incapacità dell’Agenzia di fare il proprio lavoro.

Abbiamo chiesto da gennaio a questo signore di venire in commissione per ricordargli che il suo datore di lavoro è il popolo italiano, che il suo stipendio è pagato dalla tasse di quelle tesse partite IVA a cui l’Agenzia sta chiedendo questi adempimenti assurdi.

Ma da gennaio questo signore è scomparso, non viene in commissione, non risponde ai rappresentanti del popolo, salvo fare qualche intervista sui soliti giornaloni in cui incensa se stesso rispondendo a domande intrise di piaggeria. Antonino, invece che imbrodarsi, faccia qualcosa di utile: inizi invece a studiare una riforma fiscale, annunciata da questi pseudo governanti, che preveda la possibilità di scaricare tutti i costi sostenuti dai contribuenti, che superi le presunzioni probatorie su cui vive l’Agenzia delle Entrate. E se non è capace, provi ad aprire una saracinesca, a portare avanti un’azienda, a emettere una fattura.

Scoprirebbe l’assurdità del sistema fiscale italiano. Se non ne è capace di lavorare con quello che produce, come fanno milioni e milioni di italiani, nessuno lo obbliga a fare quel lavoro e faccia una cosa: si dimetta.”

ISA 2019, perché le imprese sono sul piede di guerra

Le dure accuse dell’On. Bignami contro l’Agenzia delle Entrate sono motivate da una serie di problematiche operative sugli ISA che hanno di fatto congelato l’attività di predisposizione delle dichiarazioni dei redditi.

Tra aggiornamenti continui del software, modulo di controllo pubblicato in ritardo, calcoli sballati e scarsi chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, sono mesi che i commercialisti chiedono a gran voce che gli ISA siano sospesi per il 2019.

Il CNDCEC e le due associazioni più rappresentative della categoria, ANC ed ADC, hanno scritto al MEF ed all’Agenzia delle Entrate per denunciare le problematiche riscontrate dai professionisti e dalle imprese clienti e proporre l’unica soluzione al momento plausibile: che si vada verso gli ISA 2019 facoltativi per tutte le categorie di contribuenti.

La diretta Facebook di pochi minuti fa è l’ultimo atto di una vicenda destinata a far discutere, quantomeno per l’insuccesso dell’operazione ISA, strumento introdotto per stimolare la compliance che si sta trasformando in un incubo per i titolari di partita IVA.

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