Questa manovra mira a chiudere i rubinetti economici della Repubblica Islamica e a riaffermare il predominio del dollaro e della lex mercatoria americana.
Mentre gli Stati Uniti ponderano le ipotesi di un intervento militare in Iran, Donald Trump un missile di grande volume e a lunga gittata lo ha già lanciato: la decisione di imporre dazi aggiuntivi al 25% a tutti quei Paesi che continueranno a fare affari con la Repubblica Islamica è potenzialmente più efficace di qualunque manovra militare per condizionare la traiettoria del regime degli Ayatollah mentre nel Paese persiano continuano le proteste e la repressione da parte delle autorità di Teheran.
L’assedio economico non è una novità per l’Iran di Ali Khamenei e del presidente Masoud Pezeshkian che negli anni ha dovuto subire dapprima il ritorno delle sanzioni statunitensi nel 2018 e da ottobre quelle comminate dall’Unione Europea e dal Regno Unito ai sensi del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), l’accordo sulla proliferazione nucleare del 2015 che Teheran è accusata di violare.
Ma il cambio di passo di Trump è notevole. Questa manovra mira a chiudere i rubinetti economici della Repubblica Islamica; a porre i Paesi che fanno affari con l’Iran di fronte a un’alternativa; a riaffermare il predominio del dollaro e della lex mercatoria americana; a valorizzare il peso geopolitico - e non solo commerciale - dei dazi. [...]
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