E se l’iPhone diventasse un bene di lusso? Nello scenario peggiore il prezzo del Pro Max potrebbe salire fino a 3.500 dollari. Un’ipotesi che fa tremare gli investitori e che rischia di essere probabile dopo la proposta di Trump di introdurre nuovi dazi del 25% su tutti gli smartphone venduti negli Stati Uniti e prodotti all’estero.
Una mossa che metterebbe in difficoltà la strategia di produzione globale di Apple, oggi basata su un delicato equilibrio tra Cina e India. Sarebbe inevitabile, in quel caso, rivedere l’intera catena di fornitura e cercare nuove rotte per non rimanere scoperti.
Intanto a Wall Street il le azioni Apple sono crollate di oltre l’8% in una settimana, scendendo a 195 dollari per azione. Ma quanto può davvero pesare questa misura sui conti e sul futuro del gigante di Cupertino?
Ecco cosa potrebbe succedere alle azioni Apple e cosa ne pensano gli analisti.
I conti di Apple con 900 milioni di dazi in arrivo
Il rischio di nuovi dazi si somma a uno scenario già complesso per Apple e mette a dura prova un modello di business che mostra segni di vulnerabilità. Dopo la pubblicazione degli ultimi risultati finanziari, Apple ha lanciato un avvertimento chiaro: i dazi rappresenteranno un ostacolo da circa 900 milioni di dollari nel trimestre in corso, con un impatto diretto sulle performance operative.
Gli analisti sottolineano come i principali centri produttivi di Apple all’estero, soprattutto in paesi potenzialmente colpiti dai dazi, costituiscano l’anello debole della catena di valore. Nonostante i risultati dell’ultimo trimestre siano solidi, con ricavi a 400,37 miliardi di dollari e un margine lordo del 46,63%, il mercato ha paura: nell’ultima settimana, il titolo Apple ha perso oltre l’8%, attestandosi a circa 195 dollari per azione. La minaccia di dazi fino al 25% su tutti gli smartphone venduti negli Stati Uniti, proposta da Trump, potrebbe intaccare in modo sensibile i margini operativi nel prossimo biennio, con un impatto del 4% sugli EPS secondo alcune stime.
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Cosa succede se l’iPhone sale a 3.500 dollari?
Analisti e investitori stanno cercando di capire quali saranno le mosse di Apple: trasferirà l’intero aumento dei costi ai consumatori o no? Secondo Wedbush, produrre iPhone negli Stati Uniti come vorrebbero alcuni esponenti politici farebbe salire il prezzo a circa 3.500 dollari, un livello considerato “irrealistico e insostenibile”. Anche JPMorgan ritiene che la produzione domestica farebbe lievitare i costi di almeno il 30%, complicando la strategia commerciale globale dell’azienda.
Eppure Apple ha dimostrato di avere uno straordinario “pricing power”, capace di assorbire aumenti di 50-100 dollari a modello senza compromettere le vendite. Gli analisti concordano sul fatto che un aumento graduale del prezzo degli iPhone fino al 5% (circa 50-60 dollari) sarebbe “digeribile” dal mercato. Diverso il discorso nel caso di un’esplosione dei costi da 580 dollari a 850 dollari per la fascia luxury rischia di avere un impatto devastante sui conti dell’azienda e di conseguenza sul prezzo del titolo in Borsa.
Grafico azioni Apple
Fonte Tradingview
In questo caso gli analisti prevedono un effetto ribassista sul titolo, già sceso sotto i 200 dollari. Se anche il supporto a 188 dollari dovesse saltare, il rischio è un ritorno verso i 170 dollari. Al contrario, il ritorno sopra 215 dollari potrebbe offrire un’opportunità d’ingresso per chi crede ancora nel potenziale di lungo termine del titolo, forte di una cassa da 48 miliardi e una base utenti senza pari. Ma la vera domanda è: quanti consumatori sono disposti a pagare 3.500 dollari per uno smartphone?
Cosa dicono gli analisti: rating e target price
Nonostante le pressioni, il sentiment degli analisti resta sorprendentemente positivo. Ecco come si posizionano i principali broker:
JP Morgan ha mantenuto il rating Overweight con un target price di 240 dollari, evidenziando il vantaggio competitivo di Apple in termini di pricing power e margini, anche in uno scenario di dazi del 25%.
Citi conferma il rating Buy e target 240 dollari, ma avverte: un dazio del 25% potrebbe impattare fino al 4% sugli utili per azione (EPS) entro il 2026. Apple però potrebbe compensare un terzo dei costi scaricandoli su clienti e fornitori.
Wedbush è ancora più ottimista: rating Outperform e target di 270 dollari, pur ammettendo che la rilocalizzazione produttiva in USA è tecnicamente irrealizzabile in meno di 5-10 anni.
Infine, Goldman Sachs mantiene un target di 253 dollari.
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