Iperglobalismo e scontro tra Civiltà: i costi insostenibili della duplice sfida dell’Occidente

Guido Salerno Aletta

20 Febbraio 2024 - 13:54

L’Occidente non vuole rinunciare al suo ruolo di guida del mondo, ad imporre i suoi valori ritenendoli universali: se ha fatto bene i conti, lo dirà la Storia.

Iperglobalismo e scontro tra Civiltà: i costi insostenibili della duplice sfida dell’Occidente

A che punto siamo della Storia?

Dopo che il Mercatismo ci ha consegnato una crisi finanziaria dopo l’altra, già tre in appena vent’anni di questo nuovo Secolo, nel 2001 con lo scoppio della bolla del Nasdaq, nel 2008 di quella dei mutui subprime americani e poi nel 2010 con l’euro ad un passo dall’implosione per le crisi dei Paesi PIIGS. Perché la sua capacità di autoregolazione sta esattamente in questo, nel susseguirsi parossistico di fasi di crescita esponenziali e senza soste ad altre di crolli rovinosi.

Dopo che le Banche Centrali hanno immesso liquidità senza precedenti, portando i tassi di interesse a zero, e assai spesso anche sotto zero, alimentando una crescita generalizzata dei listini di Borsa ed assolutamente speculativa dei mercati immobiliari, soprattutto negli Usa ed in Germania, ed una bolla inflazionistica dei prezzi internazionali delle materie prime e dei prodotti energetici che hanno curato con un aumento continuo dei tassi, che ora sta portando le economia europee verso la recessione.

Una prima Agenda punta all’Iperglobalismo: se il Mercato globale non riesce ad autoregolarsi se non passando da una crisi all’altra, allora serve un passo decisivo in avanti, per definire una strategia che lo imbrigli, abbandonando definitivamente l’idea di una crescita economica illimitata, che indichi obiettivi comuni per l’intera Umanità. Non ci sono risorse naturali disponibili per sostenere i consumi globali che aumentano di anno in anno, né l’Ambiente riesce più a mantenere un equilibrio di lungo termine dacchè subisce danni ormai irreversibili.

La Transizione Ambientale rappresenta dunque la Regola delle Regole, quella che sovrasta tutto e tutti: Stati e Mercati, in nome della sopravvivenza dell’Umanità sul Pianeta Terra. Ma ad essa si accompagna quella Tecnologica, che tende a sostituire l’intelligenza umana con quella artificiale: l’Uomo non è più al “vertice” della capacità di comprensione del mondo, così come con la transizione ambientale non è più al “centro” del mondo.

Negli Stati Uniti, l’iperglobalismo è rappresentato dalla strategia dei Democratici che si ispira al “Build Back Better” e che si realizza mediante colossali contributi pubblici agli investimenti nel settore delle tecnologie informatiche avanzate con il CHIPS and Science Act e nel settore della transizione energetica ed ambientale nell’IRA Act.

Nell’Unione europea, il Next-Generation Ue, che punta alle medesime due transizioni ha dato vita ad una impressionante congerie di programmi, che vanno dal Fit for 55 che ha come obiettivo la riduzione delle emissioni della CO2 del 55% entro il 2030, all’European chips Act – Shaping Europe’s Digital Future.
Ma il Mercatismo non era che un aspetto della globalizzazione, quella economica e finanziaria, che in questo nuovo Secolo ha puntato alla creazione di un Mondo senza confini per i capitali, le merci ed i servizi.

L’Unilateralismo degli Usa, rimasti l’unica superpotenza dopo la dissoluzione dell’URSS, divenuti una sorta si Poliziotto del mondo che si faceva garante del rispetto del diritto internazionale, era invece l’altro aspetto della globalizzazione, quello politico e militare. Gli Usa si sono così arrogati il monopolio della Guerra Giusta: ogni loro intervento nel mondo è volto ad assicurare il necessario equilibrio contro chiunque tenti di violare l’Ordine basato sulle Regole.

Ma l’Unilateralismo statunitense non è riuscito ad impedire la formazione di una aggregazione tra Stati che sfida questo monopolio, rivendicando il multipolarismo: è il Sud del Mondo che si è organizzato, con il gruppo dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) esteso dal 1° gennaio di quest’anno ad Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Iran, mentre il nuovo Presidente dell’Argentina non ha dato seguito alla richiesta di adesione presentata dal precedente. Non rappresentano solo una percentuale ragguardevole della popolazione mondiale, della produzione e del commercio internazionale, ma una diversa visione del mondo.

L’Unilateralismo non si arrende a questo tentativo di frattura, a questa sfida al suo monopolio della forza militare: così, il conflitto in Ucraina è divenuto il momento di mobilitazione dell’Occidente contro la Russia, colpevole di non rispettare le regole del diritto internazionale. L’Occidente si deve riarmare pesantemente per contrastare il ritorno della Russia sulla scena mondiale.

Anche la Cina, che da anni sta sfidando il primato tecnologico degli Stati Uniti, è diventata un pericolo da contrastare sia imponendo divieti alle esportazioni americane di prodotti di altissimo livello tecnologico sia, per ragioni di sicurezza nazionale, alle importazioni di impianti e di sistemi di telecomunicazioni prodotti dalla Cina.
Ormai è scontro tra Civiltà: questa è la sfida lanciata all’Occidente al resto del mondo che mette in discussione il suo monopolio della forza militare ed in pericolo il suo predominio tecnologico.
La Nato, che estende la sua marcatura allo scacchiere Indo-pacifico coinvolgendo innanzitutto il Giappone, ha già due nuovi aderenti, Svezia e Finlandia.

La corresponsabilizzazione nei costi della difesa occidentale, con i Paesi della Nato chiamati a conseguire l’obiettivo di spesa fissato al 2% del pil, comporta un nuovo ulteriore onere per le finanze pubbliche, già alle prese con l’Agenda dell’Iperglobalismo che impone investimenti pubblici consistenti volti ad agevolare la duplice transizione energetica-ambientale e quella tecnologica verso l’Intelligenza Artificiale. Insieme alle spese militari, sono progetti che hanno costi enormi ma ritorni assai incerti.

L’Occidente non vuole rinunciare al suo ruolo di guida del mondo, ad imporre i suoi valori ritenendoli universali: se ha fatto bene i conti, lo dirà la Storia.