L’attuale contesto di mercato assai fragile e ballerino ha prodotto, tra le altre, una generalizzata risalita dei rendimenti sul comparto obbligazionario. Tuttavia, è nei distinguo tra un emittente e l’altro che si colgono meglio le differenze. I titoli del Governo di Sua Maestà, per esempio, sono quelli che oggi in Europa, tra i Paesi più avanzati, se la stanno passando peggio degli altri. Detta in numeri, più del 5% di rendimento annuo lordo a scadenza sul GILT 10Y (5,08% al momento) e il 5,74% sul trentennale. E “per fortuna”, verrebbe da dire, stiamo parlando di uno Stato sovrano dai rating robusti.
Le cose vanno di una spanna meglio per chi non vanta la doppia A come il Regno Unito, tipo l’Italia che spazia tra BBB+ eBaa2. Rispetto ai minimi di fine febbraio gli yield sono saliti ma non sono ai massimi di periodo come a marzo. Per tastare meglio il polso della situazione ecco 2 BTP Green sotto cento per investire a lungo termine a ricco sconto o a ricca cedola.
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Si tratta di bond MEF al pari dei BTP o BOT o CCTeu, distinti per scadenze, tassi nominali annui e, soprattutto, per finalità di spesa. Le provviste raccolte mediante la loro emissione, infatti, vengono impegnate nella transizione energetica e quindi per spese aventi un impatto ambientale positivo. Così l’investitore fa fruttare il capitale consapevole che verrà impiegato (si spera) per il bene dell’ambiente che ci circonda.
Questa ‘nobiltà’ di intenti e finalità, però, non implica necessariamente l’automatica massimizzazione della propria funzione di utilità. L’obiettivo di chi investe è chiaro: avere pochi costi (tasse e commissioni), correre pochi rischi e massimizzare il ritorno finale.
Sul fronte dei costi, la ritenuta fiscale su cedole e capital gain è al 12,50%. Poi c’è lo 0,2% annuo di imposta di bollo sul valore del BTP al tempo della rendicontazione, in genere il trimestre. In particolare, nel caso di corsi sopra cento scatta un credito d’imposta a favore del titolare del bond.
Il tema rischi è più complesso di quel che in genere si pensa. Non basta la certezza (salvo default emittente) del rimborso del capitale a scadenza per ritenerlo ‘assente’, perché il rischio di mercato è sempre vigente, dall’acquisto al riscatto. Lo comprenderemo meglio a breve quando parleremo del BTP Green Tf 1,5% Ap45.
Infine c’è il tema della massimizzazione dei ritorni, e un conto è il netto e un altro il reale. Per capire se una scelta ha prodotto nel tempo utilità reale, effettiva, bisogna sottrarre non solo le tasse e le spese ma anche l’inflazione di periodo. Spesso, ma non sempre, si scopre che il capitale reale a scadenza è rimasto più o meno identico a quello di partenza. Nei casi peggiori risulta, invece, parzialmente eroso, rendendo pur sempre la scelta meno perdente rispetto al caso della liquidità pura.
L’obbligazione con il ricco tasso di interesse
Il BTP Green Fx 4.1% Apr46 con identificativo IT0005631608 ha data emissione 15/01/2025 e scadenza al 30/04/2046, tra quasi 20 anni esatti. Si tratta di un bond lungo che, al pari del Green successivo, espone appieno al rischio di mercato, altro che rischio zero. Il titolo rende il 4,10% annuo lordo, il 2,05% semestrale, quasi 18 € netti (17,93 € per l’esattezza) ogni 6 mesi per singolo titolo posseduto.
Tuttavia, oggi lo si acquista sotto la parità, a 96,16, per un effettivo a scadenza del 4,43%. In termini cumulati, all’incirca un 78,5% di rendimento netto per ogni 1.000 € di nominale in portafoglio. Sempre in tema di prezzi, oggi il Green Apr46 prezza a ridosso dei minimi annui e storici a 93,67, mentre a fine febbraio ha segnato il massimo a 102,65. Al riguardo, la duration modificata è a 13,09.
Infine un altro pro del titolo è la sua ricca liquidità sul mercato secondario, per cui rivenderlo prima del tempo non dovrebbe costituire un problema.
Investire a forte sconto sul prezzo finale
Il discorso diventa relativamente più cupo (a seconda dei punti di vista) con il BTP Green Tf 1,5% Ap45 con ISIN IT0005438004. Ha una vita utile di un solo anno inferiore al precedente, ma è nato nel periodo ‘sbagliato’ visto che ha data emissione 30/10/’20. All’epoca il costo del denaro era nullo cosicché il Tesoro si è indebitato offrendo un coupon annuo dell’1,50%. Cioè l’investimento ripaga la scelta con un misero 0,75% lordo del capitale nominale sottoscritto ogni 6 mesi.
L’avarizia della cedola spiega anche perché sul MOT è meno liquido del precedente, in quanto meno richiesto. Ancora, rispetto al Green Fx 4.1% Apr46 qui i corsi sono sprofondati in area 53-54 nell’ottobre 2023, mentre oggi prezza 63,5, prossimo ai minimi annui a 61,35 (massimo a 68,10). A cascata l’effettivo a scadenza risulta del 4,39% per un guadagno netto totale che si aggira sul 90%.
Acquistarlo oggi si rivela quindi più profittevole rispetto ai tempi del lancio iniziale. Tuttavia, nessuno può dire se il bond tornerà a testare o meno i minimi di sempre o a formarne di nuovi. In tal caso sarebbe più conveniente attendere la discesa dei corsi prima di sottoscriverlo.
Vista con gli occhi dell’investitore della prima ora, invece, la scelta si è rivelata deludente. Anche portandolo a termine, l’investimento difficilmente proteggerà il potere d’acquisto del capitale nei 25 anni di attesa. Inoltre le nuove emissioni pari durata (ma anche inferiori) nel frattempo avutesi si sono rivelate più remunerative del Green in questione. Discorso amarissimo, infine, per chi dovesse liquidarlo (o lo ha già fatto) anzitempo dato che monetizzerà una perdita in conto capitale.
2 BTP Green sotto cento per investire a lungo termine a ricco sconto o a ricca cedola
Stessa tipologia di bond, stesso emittente e debitore, quasi stesso guadagno totale ma differenti payout periodici. In un caso essi arrivano con costanza nel tempo e la discreta cedola rintuzza molte (ma non tutte) tensioni di comparto.
Nell’altro, invece, c’è il vantaggio di acquistare a forte sconto ma una metà dei guadagni attesi a scadenza è legata al recupero delle quotazioni a 100. Potrebbero arrivare anche prima del termine, vero, e libererebbero il capitale da reinvestire a piacimento. Tuttavia, tale scenario oggi sembra il meno probabile.
I debiti pubblici non smettono di crescere, mentre l’inflazione è ritornata una costante con cui misurarsi tutti, Banche Centrali in primis. Morale, difficile per adesso (inteso come anni) un ritorno del denaro a tasso zero o quasi, per cui per un recupero delle quotazioni ci sarà da attendere. Forse anche troppo.