Investimenti: quanto deve durare il «lungo periodo»?

Guido Gennaccari

20 Aprile 2024 - 07:00

Investire nello S&P 500 non è rischioso se si va oltre i 20 anni di holding period e sicuramente rappresenta la soluzione migliore, come singolo asset, oltre i 25 anni.

Investimenti: quanto deve durare il «lungo periodo»?

Spesso si sente ripetere il mantra l’investimento azionario nel lungo periodo è vincente. Cosa si intende per “lungo periodo”?

Alcuni intendono minimo 5 anni ma, a mio modesto parere, rientrano ancora nel medio periodo, mentre ritengo che l’ampio range 10-20 anni sia la fascia più consona, mentre il lunghissimo periodo andrebbe dai 20 in su. Ma siamo sicuri che in Borsa dopo 20 anni non si perdano soldi e soprattutto che sia l’operatività che massimizzi il rischio/rendimento?

Rendimenti 1927-1971 Rendimenti 1927-1971 Fonte: Private & Consulting SFC

Con un esempio, tramite back test, forse si comprende meglio il fenomeno. Prendiamo il caso Fantozzi con ingresso nel 1928 sullo S&P 500 prima della crisi del ’29, su scala logaritmica. Come è evidente i corporate bond hanno performato meglio per circa 22 anni, mentre dal 23esimo anno (long period) in poi l’azionario americano è sempre più performante ed è l’asset class vincente. L’immobiliare è terzo a pari merito con i bond a 10 anni.

Fuori podio il 3 mesi e l’oro. Per questa asset class riporto la giusta osservazione del collega e amico Pier Tommaso Trastulli:

Tieni presente che fino alla cessazione degli accordi di Bretton Woods (1971) con Nixon il prezzo di un’oncia troy -unità di misura universale del metallo giallo- era fissata in 35$. Pertanto la mobilità del prezzo era praticamente inesistente. Tanto è vero che, liberato da vincoli, il prezzo del metallo iniziò a fluttuare superando, con la crisi petrolifera della seconda metà degli Anni Settanta, la quotazione di oltre 800$. Io considererei utili i grafici dal 1971 in poi, per una sua comparazione più congrua con altri strumenti.

Ma attenzione: il ptf con pesi uguali è forse la migliore soluzione per chi volesse sfruttare una crescita robusta ma a basso rischio (drawdown)! La diversificazione non batte l’azionario nel lungo periodo ma riduce al massimo i rischi di drawdown del breve periodo anche se supera i corporate bond nel lunghissimo periodo. Per superare i massimi del 1928 l’investitore avrebbe dovuto attendere ben 17-18 anni (recovery rate molto simile alla bolla dot.com del Nasdaq). Attenzione che non tutti gli indici sono uguali: il Nikkei ha rivisto i massimi del 1990 solo quest’anno, mentre il FTSE Mib italiano è ancora lontano dai top del 2000. Ma attenzione, il dato più eclatante è che lo S&P 500 ha superato l’indice obbligazionario corporate americano solo nel 1950, dopo 22 anni!

Rendimenti Media S&P 500 Rendimenti Media S&P 500 Fonte: Private & Consulting SFC

La soluzione ottimale sarebbe stata investire in obbligazioni dal 1928 al 1950 e poi tutto azionario americano. Tutti i portafogli dell’esempio hanno registrato un drawdown, tranne quello dei titoli di stato americani a 3 mesi, sempre positivo. Conclusione: investire nello S&P 500 non è rischioso se si va oltre i 20 anni di holding period e sicuramente rappresenta la soluzione migliore, come singolo asset, oltre i 25 anni. Il portafoglio mix di asset invece è quello meno rischioso rispetto allo S&P 500 e diventa la seconda soluzione ottimale dopo i 30 anni di detenzione. L’esempio proposto era per una strategia di tipo “buy and hold” senza ulteriori ingressi, ho il capitale e decido oggi in quali e quante asset class distribuirlo fino a scadenza. Ma esistono molteplici strategie di investimento.

Rendimenti S&P 500 (20 anni) Rendimenti S&P 500 (20 anni) Fonte: Private & Consulting SFC

Potrei fare un PAC o una strategia che di timing sfruttando la stagionalità. Rimanere investiti nello S&P 500 solo da ottobre a gennaio e da marzo a maggio (con possibile aggiunta del mese di luglio).

Nel caso invece di un PAC mensile, per chi ha poche disponibilità ricorrenti nel tempo oppure volesse realizzare una pensione integrativa, deve andare oltre i 20 anni per essere sicuro di non perdere, con rendimenti minimi del 45% fino al 160% per investimenti iniziati nell’arco temporale S&P 500 dal 1993-2003.

Un’altra strategia ancora è la seguente:

1) PAC trimestrale di durata 5 anni

2) holding periodo “full invested” di almeno 10 anni

3) strumento: S&P 500

4) back test dal 1983-2023 (40 anni).

In questo caso investi, per esempio, 100k in 5 anni con PAC trimestrale e poi aspetti altri 10 anni per disinvestire, ottenendo una strategia senza drawdown praticamente.

Nell’articolo Il cliente deve investire in sonni tranquilli spiego la strategia in questione e come la rinuncia a rendimenti maggiori nel lungo-lunghissimo periodo sia compensata da quasi zero rischi relativi ai primi anni di mercato. Quale la strategia migliore in assolto? Non esiste, ne abbiamo viste diverse,

a) S&P 500 e portafoglio totalmente diversificato (crisi ’29)

b) PAC S&P 500 timing stagionale (1994-2022)

c) PAC S&P 500 mensile oltre i 20 anni (1993-2003)

d) PAC S&P 500 trimestrale di durata 5 anni e detenzione i altri 10 anni (1983-2013)

Morale della strategia: per ogni size ad ogni profilo personale e obiettivo temporale ben definito, corrisponde una strategia adatta, che non può prescindere da una diversificazione di asset-tempo-strategia-size. Il lungo periodo può avere significati soggettivi diversi ma vincoli forti ed importanti oggettivi (che abbiamo visto) che vanno rispettati.