Riforma intercettazioni 2023: come funziona oggi e cosa può cambiare

Ilena D’Errico

18 Gennaio 2023 - 21:43

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Nordio ha confermato la sua posizione sulle intercettazioni: devono essere modificate, ma nessuna riforma cambierà le intercettazioni per la mafia.

Riforma intercettazioni 2023: come funziona oggi e cosa può cambiare

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato oggi la sua prima relazione in Senato riguardo alla giustizia nel paese. Ottenuta l’approvazione della maggioranza, domani il ministro replicherà alla Camera. Il tema più caldo è costituito senza dubbio dal sistema delle intercettazioni, che il ministro intende modificare per evitarne la diffusione selezionata e pilotata. Inevitabile anche il collegamento con la criminalità organizzata. Un punto cruciale, che il ministro ha dovuto affrontare con precisione, visti i recenti accadimenti in relazione all’arresto di Matteo Messina Denaro.

Comunque, il ministro era già stato invitato a fornire un parere sulla legge di riservatezza e i reati di mafia da Giuseppe Santalucia. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati sostiene, infatti, che le intercettazioni siano estremamente utili nella lotta alla criminalità organizzata, e che il loro vasto impiego in Italia sia dovuto alla radicata presenza nel territorio di questo tipo di organizzazioni criminali.

Nordio ha aperto il suo discorso trattando proprio dell’arresto di Messina Denaro, noto boss di Cosa Nostra. Il ministro ha espresso quindi un profondo orgoglio per l’operato delle Forze dell’ordine. La criminalità organizzata, secondo il ministro, è un enorme ostacolo allo sviluppo della nazione e pertanto deve essere contrastata, oltre che per dovere e Costituzione, anche per l’interesse economico dell’Italia.

Intercettazioni e criminalità organizzata

Nonostante la gioia per l’arresto, Nordio non ha cambiato idea in tema di intercettazioni, in quanto i mafiosi non parlano al telefono. Secondo il ministro, infatti, lo scopo primario delle intercettazioni è quello di comprendere i rapporti nascosti e criminali che legano le persone. Di fatto, nessun mafioso ha mai fornito la prova di un crimine nelle intercettazioni. Per questo motivo, Nordio ha sollecitato a un’opportuna distinzione, in particolare fra le intercettazioni volte alla ricerca delle prove e le intercettazioni che costituiscono delle prove vere e proprie. La promessa del ministro è quindi che nessuna riforma toccherà le intercettazioni relative a mafia e terrorismo.

Nordio considera comunque un certo tipo di intercettazioni come indispensabili. Si tratta delle intercettazioni preventive a opera dei servizi segreti, che peraltro non raggiungono mai le pagine dei quotidiani. Non molto raramente, infatti, fughe di notizie hanno lasciato trasparire il contenuto riservato delle intercettazioni, spesso finite anche per essere pubblicate dai giornali. Per questo motivo Nordio ha invitato a vigilare in maniera più rigorosa, oltre a ridurre la frequenza con cui viene utilizzato questo strumento investigativo, che peraltro si dimostra raramente decisivo.

Intercettazioni e diritto alla riservatezza, cosa cambierà?

Posta quindi l’estrema importanza di alcune intercettazioni, il ministro ha confermato l’intenzione di cambiare profondamente il sistema in vigore, ritenuto responsabile della delegittimazione personale e politica. Un po’ come se l’abuso di questo strumento avesse sopperito alla mancata presa di posizione dei soggetti coinvolti. Un secondo punto su cui il ministro ha dimostrato il massimo interesse è poi la tutela della riservatezza.

A quest’ultimo proposito, Nordio ha citato proprio quei casi in cui le intercettazioni impropriamente divulgate, che spesso riguardano anche persone non indagate e che offendono i cittadini. A favore di questa tesi, la citazione dell’articolo 15 della Costituzione, secondo cui non può essere violata la libertà delle conversazioni, se non eccezionalmente da parte dell’autorità giudiziaria. Il ministro ha ricordato quindi come le intercettazioni attengano a un’eccezione alla regola, dicendosi fermo nella lotta contro l’abuso di questo strumento.

Oltretutto, per questo strumento l’utilizzo annuo in Italia corrisponde a una spesa di 203 milioni di euro. Decisamente eccessivi, secondo Nordio, che ritiene necessario intervenire per diminuire il ricorso alle intercettazioni, le quali sono state spesso utilizzate per delegittimare e raramente sono decisive ai fini delle indagini.

Come funzionano oggi le intercettazioni

La legge prevede dei limiti precisi all’utilizzo delle intercettazioni, i quali tuttavia dovrebbero essere aggiornati secondo il piano del ministero della Giustizia. A oggi, il nostro ordinamento ammette l’utilizzo delle intercettazioni soltanto per i reati indicati agli articoli 266 e 266 bis del codice Penale, cioè:

  • Delitti non colposi per cui è previsto l’ergastolo o la reclusione superiore a 5 anni nella misura massima.
  • Delitti contro la Pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena massima di reclusione di almeno 5 anni.
  • Delitti che riguardano sostanze stupefacenti o psicotrope.
  • Delitti che includono armi e sostanze esplosive.
  • Delitti di contrabbando.
  • Reati di ingiuria, minaccia e usura.
  • Reato di abusiva attività finanziaria.
  • Reato di abuso di informazioni privilegiate.
  • Reato di manipolazione del mercato.
  • Molestia o disturbo alle persone, per mezzo del telefono.
  • Commercio di sostanze alimentari nocive.
  • Atti persecutori.

Anche nei casi espressamente specificati dal codice Penale, può essere avanzata la richiesta di intercettazioni soltanto se sussistono gravi indizi di reato e che allo stesso tempo il controllo delle intercettazioni risulti indispensabile per proseguire le indagini nel migliore dei modi.

La procedura, comunque, varia a seconda della situazione e nello specifico in base al livello di gravità e urgenza. La prassi richiede una richiesta formale avanzata dal Pubblico ministero al Gip, cioè il Giudice per le indagini preliminari che si occupa proprio di garantire la legalità della fase istruttoria. Quest’ultimo ha quindi la facoltà di accogliere la richiesta, allegando opportunamente un decreto motivato che contenga i presupposti legali.

Nei casi più urgenti è tuttavia evidente che non è possibile attendere i tempi della procedura ordinaria senza pregiudicare il buon andamento delle indagini. Per questa ragione, il Pubblico ministero può direttamente autorizzare le intercettazioni, senza attendere il parere del giudice, purché vi siano i seguenti presupposti:

-* Esiste un fondato motivo per ritenere che un ritardo possa pregiudicare gravemente le indagini.

  • Il decreto proprio del Pm deve essere comunque comunicato al giudice entro 24 ore.
  • Se il giudice non ammette la convalida del provvedimento entro 48 ore l’intercettazione non può continuare e peraltro non possono essere utilizzati i risvolti ottenuti nel frattempo.

Chi può essere intercettato?

L’unica regola che differisce rispetto alla procedura riguarda le intercettazioni dei parlamentari, i quali possono essere intercettati soltanto previa autorizzazione della Camera di appartenenza, in base all’immunità di cui godono ai sensi dell’articolo 68 della Costituzione.

Le intercettazioni sono legittime anche se il soggetto a cui effettivamente vengono sottoposte non è lo stesso su cui è necessario indagare e raccogliere indizi. Allo stesso tempo, è anche lecito l’utilizzo delle intercettazioni senza che vi sia una persona individuata specificatamente come soggetto delle indagini. In sintesi, questo significa che possono essere eseguite e utilizzate intercettazioni di soggetti terzi, anche se non sono indagati. In base poi al contenuto delle intercettazioni, gli stessi potrebbero essere iscritti nel registro degli indagati. È proprio questo uno dei fattori maggiormente criticati da Nordio.

Le intercettazioni, a prescindere dalle persone e dal contenuto, sono comunque atti coperti dal segreto investigativo. Quest’ultimo si traduce nel divieto di diffusione assoluto fino a quando l’indagato non riceve l’avviso di conclusione delle indagini. In seguito le intercettazioni non vengono conservate per tempi indefiniti, in tutela della riservatezza.

In particolare, le parti possono richiedere la distruzione dei documenti delle intercettazioni al giudice, il quale può autorizzarla in qualsiasi momento del processo se li ritiene irrilevanti e inutili. In alternativa, le intercettazioni vengono conservate soltanto fino alla sentenza definitiva. Queste regole si applicano ovviamente soltanto alle intercettazioni lecite, poiché i documenti relativi a intercettazioni illegali devono essere distrutti entro 10 giorni dalla richiesta.

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