Nel primo semestre dell’anno si è discusso ampiamente del mega trend dell’Intelligenza Artificiale (AI), spesso definendolo una vera e propria bolla finanziaria, al pari di quella delle dot-com negli anni 2000. Durante il boom del primo semestre, il sentiment risultava positivo per l’intero mercato azionario, prevalentemente (o esclusivamente) per il segmento delle FAANG, cioè le azioni blue chips dell’S&P500 ad alto contenuto tecnologico, alcune delle quali sono attualmente tra i principali rappresentanti del settore dell’Intelligenza Artificiale.
La previsione di “tassi alti più a lungo” avanzata direttamente da Powell, presidente della Fed, durante l’ultimo convegno del FOMC ha scosso i mercati: alcune delle dinamiche che hanno guidato il primo semestre dell’anno non stanno proseguendo nella stessa direzione nel secondo semestre, e molti operatori si stanno chiedendo se sia giunto il momento di dimenticare i grandi incrementi del primo semestre per fare spazio a significativi cali nelle azioni del settore dell’AI.
AI, una bolla pronta a scoppiare?
Mentre i mercati salgono, in pochi si domandano il motivo, ma nel momento in cui iniziano a scendere, le paure degli operatori tornano a galla. Partiamo col dire che parlare di «bolla dell’Intelligenza Artificiale» non significa dire che l’AI come strumento è inutile. Le dot-com degli anni 2000 hanno dovuto affrontare un serio bear market, prima di affrontare 20 anni di solida crescita.
Parlare di bolla nel contesto dell’AI potrebbe assumere un connotato molto simile: molte società, che intelligentemente hanno promosso sistemi AI per attirare l’interesse degli investitori, potrebbero effettivamente avere dei problemi, a maggior ragione considerando il sensibile incremento delle difficoltà finanziarie rispetto agli scorsi 10 anni per tutte le società con fondamentali leggeri. In sostanza, le difficoltà del momento non bypasseranno certo i conti delle società solo perché nel nome o fra le varie attività del business societario hanno scritto AI. Per questo alcuni parlano di bolla, perché le forti aspettative di lungo termine che si sono espresse sul prezzo di questi titoli potrebbero sgonfiarsi. In questo caso, monitorare l’andamento dell’utile e del fatturato nei dati trimestrali potrebbe aiutare a comprendere certe dinamiche.
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Grafico a candele giornaliere dell'indice tecnologico NASDAQ. Fonte: teletrader.com
Quali sono le prospettive di lungo termine per il segmento AI?
Guardando all’«utilità» invece, l’AI fa dell’incredibile: secondo il report di McKinsey, circa il 60% degli intervistati nel suo sondaggio utilizza l’AI nel proprio lavoro. Si tratta di un valore davvero notevole: circa 6 persone su 10 fanno uso quotidiano di strumenti AI. Il tasso di crescita prospettato dalla società di consulenza aziendale si attesta poco al di sotto del 39% medio annuo, con ricavi e utili societari in costante crescita sino al 2030. Quindi, quando ci domandiamo il motivo per cui gli operatori continuino a comprare i minimi di mercato di questo segmento, occorre tenere a mente questi e molti altri dati molto promettenti.