IA: la Cina non vuole perdere la competizione con l’Occidente ma i nuovi software dovranno rispettare la censura

Enrica Perucchietti

27 Aprile 2023 - 10:00

Il New York Times ha analizzato la bozza di regolamento messa a punto dall’agenzia cinese per il Cyberspazio. Il PCC sta modellando i software per mantenere i «valori fondamentali del socialismo»

IA: la Cina non vuole perdere la competizione con l’Occidente ma i nuovi software dovranno rispettare la censura

Mentre in Occidente tiene banco il dibattito sullo sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale e sempre più imprenditori, intellettuali e scienziati mettono in guardia la collettività dai rischi dell’AGI, paventando persino il cosiddetto «scenario Terminator», la Cina adotta la linea dura.

Il Partito Comunista Cinese non intende sfigurare nella competizione internazionale del settore tecnologico ma vuole evitare che l’IA aggiri il sofisticato sistema di censura che permette al governo di Pechino di orientare il dibattito pubblico nel Paese.

L’obiettivo del Dragone, infatti, è completare l’opera di rimodellamento digitale, centralizzando il processo decisionale in materia di tecnologia, politiche digitali e gestione dei dati.

I dettagli di questa operazione ci arrivano dal New York Times, che ha analizzato la bozza di regolamento messa a punto dall’agenzia cinese per il Cyberspazio.

La linea dura della Cina

Come è avvenuto per internet, la Cina è al lavoro per sviluppare in maniera diversa e indipendente l’IA. Secondo le nuove regole, le risposte dei chatbot dovranno rispettare i rigidi confini della censura cinese, al pari di tutti gli altri siti web, motori di ricerca e social media.

In questo modo, il Partito Comunista Cinese monitorerà il contenuto dei sistemi di intelligenza artificiale in modo da riflettere i «valori fondamentali socialisti» ed evitare la diffusione di informazioni o notizie che possano minare il «potere dello Stato» o proporre visioni in contrasto con il governo.

Per rispettare queste linee guida, le aziende che lavorano allo sviluppo dell’IA dovranno assicurarsi di rispettare le regole sulla proprietà intellettuale e saranno obbligate a condividere i propri algoritmi con le autorità di regolamentazione.

In caso di mancata osservanza delle regole, i fornitori saranno multati e i loro servizi sospesi o sottoposti a indagini penali.

I risultati ottenuti negli ultimi mesi con ChatGPT e software simili hanno generato entusiasmo nei mercati e fatto confluire nuovi investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale in tutto il mondo, Cina compresa.

Nelle scorse settimane, rivela il New York Times, le azioni delle società cinesi di AI quotate in borsa sono aumentate vertiginosamente, dalle start-up di Pechino ai principali colossi tecnologici, come Alibaba, SenseTime e il motore di ricerca Baidu.

In particolare, la creatura di Jack Ma è stata “addomesticata” (proprio come l’impreditore) e scorporata negli ultimi anni, allo scopo di riorientare la sua attività in settori ritenuti maggiormente strategici. Sempre allo scopo di garantire valori fondamentali del socialismo».