Harari si accoda a Musk e lancia l’allarme sul pericolo dell’intelligenza artificiale: «Non so se l’umanità potrà sopravvivere»

Enrica Perucchietti

26 Aprile 2023 - 08:00

In una intervista rilasciata a The Telegraph, Yuval Noah Harari arriva a immaginare i pericoli e le derive liberticide dell’uso incontrollato della IA e chiede ai governi di regolamentarne l’uso.

Harari si accoda a Musk e lancia l’allarme sul pericolo dell’intelligenza artificiale: «Non so se l’umanità potrà sopravvivere»

«Quali potrebbero essere le conseguenze della conquista della cultura da parte dell’IA?».

Parte da questa domanda la riflessione del pupillo di Klaus Schwab, Yuval Noah Harari, appena tornato «da un ritiro di meditazione di due mesi». Una pausa che considera come una “dieta informativa”, in cui si è disconnesso dai dispositivi tecnologici e ha permesso alla sua mente «di disintossicarsi da tutta la spazzatura che assumiamo».

Il suo ritorno non è certo passato inosservato: le sue ultime dichiarazioni sul pericolo rappresentato dall’intelligenza artificiale sono diventate virali (in Italia sono state rilanciate da Beppe Grillo).

A quanto pare, Harari è profondamente preoccupato per l’ascesa dell’intelligenza artificiale, tanto da unirsi al coro di coloro che, capeggiati da Elon Musk, stanno sensibilizzando l’opinione pubblica sul rischio dell’utilizzo incontrollato che l’IA può comportare all’umanità.

E, come nel caso di Musk, l’intervista di Harari uscita su The Telegraph appare tanto ambigua quanto le sue precedenti posizioni volte ad abbracciare il transumanesimo e a supportare i piani degli oligarchi del World Economic Forum.

Partendo dalla competizione che l’IA ha ingaggiato con l’Uomo nel campo della “maestria narrativa”, secondo l’autore di Homo Sapiens, lo scenario che si profila è preoccupante per le sue applicazioni che possono comportare una

«minaccia soprattutto per le democrazie più che per i regimi autoritari perché le democrazie si basano sul dibattito pubblica. La democrazia è fondamentalmente dibattito. Persone che parlano tra loro. Se il dibattito viene rilevato dall’intelligenza artificiale, la democrazia è finita».

Harari arriva a immaginare le derive liberticide dell’uso incontrollato della IA:

«Un nuovo regime nel XXI secolo avrà strumenti molto più potenti. Quindi le conseguenze potrebbero essere molto più disastrose. A questo non so se l’umanità potrà sopravvivere».

Oltre a questo, Harari nota il pericolo che l’automazione può comportare per il sistema economico e l’intera società, dal momento che robot e algoritmi stanno soppiantando, con una vera e propria onda d’urto, i lavoratori in carne e ossa:

«Potremmo raggiungere un punto in cui il sistema economico considera milioni di persone completamente inutili. Questo ha terribili conseguenze psicologiche e politiche. Dobbiamo capire che l’intelligenza artificiale è la prima tecnologia nella storia in grado di prendere decisioni da sola. Può prendere decisioni sul proprio utilizzo. Può anche prendere decisioni su di noi. Questa non è una previsione futura. Sta già accadendo. Abbiamo inventato qualcosa che ci toglie il potere. E sta accadendo così in fretta che la maggior parte delle persone non capisce nemmeno cosa stia succedendo. Dobbiamo assicurarci che l’IA prenda buone decisioni sulle nostre vite».

Per questo, anche Harari è convinto della necessità da parte dei governi, di intervenire e regolamentare l’IA (e non disdegna delle stoccate a Musk e a Zuckerberg):

«È davvero bizzarro e spaventoso che le aziende possano semplicemente rilasciare strumenti di intelligenza artificiale estremamente potenti nella sfera pubblica senza misure di sicurezza simili. Tali misure dovrebbero essere applicate dal governo. Aspettarsi che l’industria tecnologica si regoli è ridicolo. Con tutto il rispetto per Elon Musk e Zuckerberg o gli altri capi delle grandi aziende tecnologiche, non sono eletti da nessuno, non rappresentano nessuno tranne i loro azionisti e non c’è motivo di fidarsi di loro».