Inflazione e tassi di interesse: quale relazione?

Redazione

05/07/2022

05/07/2022 - 18:36

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Qual è il rapporto tra inflazione e tasso di interesse? Cosa sono, quando variano e perché sono indicativi della salute dell’economia di un Paese? Ecco le risposte a queste domande.

Inflazione e tassi di interesse: quale relazione?

L’inflazione e il tasso d’interesse sono elementi strettamente connessi tra loro e sono due importanti indicatori dell’economia di un Paese .

Per comprendere al meglio la relazione tra questi due fattori chiave dell’economia, è importante analizzarli nel dettaglio e comprenderli a fondo.

Cos’è l’inflazione?

L’inflazione è l’aumento generalizzato e prolungato del livello dei prezzi dei beni e dei servizi di una nazione. Per monitorarne l’andamento viene preso come riferimento un paniere di prodotti teso a misurare i consumi dei cittadini.

Questo aumento del livello dei prezzi porta a un indebolimento della moneta, dal momento che essa ha un inferiore potere di acquisto.
L’inflazione porta, come prima conseguenza, che i consumatori tendono a comprare meno prodotti, dal momento che il loro potere di acquisto scende.

Questo fenomeno ha diverse cause, una delle quali può essere l’eccessiva produzione di moneta, ma principalmente tutto dipende dalla domanda. Nei momenti in cui la domanda è inferiore all’offerta si attua il meccanismo di inflazione, dato che il bene in questione è prodotto con livelli eccessivi.

Perché l’inflazione cambia?

A seconda della congiuntura economica l’inflazione può variare: se un Paese ha un’economia forte, stabile e quindi tendenzialmente in crescita, il livello d’inflazione tende a salire perché in un’economia forte molta gente dispone di grande liquidità e può spendere più facilmente.

La valuta circola quindi in quantità maggiore per cui tende ad «inflazionarsi» con il suo conseguente deprezzamento e l’aumento dei prezzi.

Nel caso contrario, ovvero in una situazione economica difficile, accade l’inverso. In un’economia in crisi, infatti, molta meno gente dispone di liquidità, quindi la valuta circola in quantità minore, l’inflazione, immancabilmente, si abbassa e si rischia la recessione.

Il livello d’inflazione va tenuto sotto controllo per garantire il giusto equilibrio tra domanda e offerta, l’inflazione non deve essere né troppo alta né troppo bassa, questo compito spetta alla Banca centrale di un Paese (da noi la BCE, in U.S.A. la Fed e via dicendo).

Tutte le Banche centrali, per tenere sotto controllo l’inflazione, agiscono nella stessa maniera: manipolando il tasso d’interesse della valuta.

Inflazione e tassi di interesse: un legame indissolubile

Il tasso d’interesse rappresenta il rendimento della valuta, per chi la possiede, ma anche il costo della stessa per chi la prende in prestito, ossia quanto deve pagare per restituirla.

In uno scenario economico forte, quindi con un’inflazione in crescita, la Banca centrale di un Paese alza i tassi d’interesse, ossia aumenta il costo del denaro per scoraggiare l’accesso al credito; in questo modo comincia a circolare meno valuta e, inevitabilmente, l’inflazione tende a diminuire.

In uno scenario economico debole, invece, accade il contrario. Per stimolare l’economia, e dunque la circolazione di valuta e di conseguenza l’aumento dell’inflazione, la Banca centrale di un Paese abbassa il tasso d’interesse per stimolare l’accesso al credito.

È dunque il tasso d’interesse della valuta che definisce, meglio di qualsiasi altro parametro, lo stato di salute dell’economia di un Paese.

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