Inflazione in Italia, +1,2% a dicembre. Il 2025 dei prezzi e la regione più “scottata”

Laura Naka Antonelli

16/01/2026

L’Istat ha annunciato i dati definitivi relativi all’inflazione sia del mese di dicembre che dell’intero 2025. Il commento del Codacons: “Dati confermano nostri allarmi”.

Inflazione in Italia, +1,2% a dicembre. Il 2025 dei prezzi e la regione più “scottata”

L’Istat ha annunciato oggi, venerdì 16 gennaio 2026, i dati definiti relativi all’inflazione in Italia del mese di dicembre e di tutto il 2025.

L’Istituto Nazionale di Statistica ha reso noto che, nel mese di dicembre 2025, l’inflazione misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è salita dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% su base annua (in lieve rialzo rispetto al +1,1% del mese precedente), confermando la stima preliminare.

In media, nell’intero 2025 - ha continuato l’Istat - i prezzi al consumo sono saliti dell’1,5%, rafforzandosi rispetto al +1,0% nel 2024).

Occhio all’inflazione core, ovvero all’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (cosiddetta “inflazione di fondo”) e a quella al netto dei soli energetici che, nell’intero 2025, hanno riportato un rialzo medio su base annua pari rispettivamente a +1,9% (contro il +2 nell’anno precedente) e del 2% (rispetto al +2,1% nel 2024).

Nel mese di dicembre, l’inflazione core è rimasta invece stabile a +1,7%, mentre quella al netto dei soli beni energetici ha riportato una lieve accelerazione (da +1,7% a +1,8%).

Inflazione Italia rimane sotto target BCE, nel 2025 prezzi al consumo +1,5%

Guardando al trend dell’inflazione dell’Italia, sia headline che core, emerge un dato di fatto inconfutabile.

L’inflazione rimane ostinatamente al di sotto del target dell’inflazione pari al 2% stabilito dalla BCE, che fa da faro al trend dei tassi di interesse deciso dalla banca centrale.

Esaminando il dato, emerge che, su base annua e nel mese di dicembre i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono stati interessati da una accelerazione al rialzo (da +1,5% a +1,9%), così come quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2% a +2,2%).

Così l’Istat nel commentare e riassumere i numeri:

A dicembre l’inflazione sale a +1,2%, tornando al livello di ottobre. Nella media 2025, i prezzi al consumo risultano cresciuti dell’1,5% rispetto all’anno precedente, in accelerazione rispetto al dato registrato nel 2024 (+1,0%). Sull’andamento dell’inflazione media annua pesa la dinamica dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024), degli energetici non regolamentati (-3,8% da -11,3%) e quella dei beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%). Rallenta, seppure lievemente, l’inflazione di fondo che nel 2025 si attesta a +1,9% (da +2,0% del 2024)”.

I dati sull’inflazione sono stati commentati dal Codacons, che ha continuato a segnalare le difficoltà che gli italiani continuano a fronteggiare, calcolando anche il maggior danno sofferto dai portafogli delle famiglie italiane e tornando a parlare di una stangata.

Facendo riferimento all’inflazione media del 2025, il Codacons ha fatto nootare che i prezzi si sono tradotti in un “ aggravio da +496 euro annui sui bilanci della famiglia ’tipo’, +685 euro per un nucleo con due figli ”.

La preoccupazione è stata mostrata soprattutto nei confronti dei prezzi dei beni alimentari:

I prezzi dei prodotti alimentari e bevande analcoliche hanno infatti registrato una crescita quasi doppia rispetto al tasso medio di inflazione, salendo nel 2025 del +2,9%, pari ad una maggiore spesa solo per l’acquisto di cibi e bevande da +269 euro per una famiglia con due figli”, ha sottolineato l’associazione dei consumatori, mettendo in evidenza anche “la forte crescita” dei “listini di Servizi ricettivi e di ristorazione, che segnano un +3,4% su anno, a dimostrazione dei rincari che hanno investito tutto il comparto turistico durante il 2025”.

Codacons, la Puglia è la regione che nel 2025 ha registrato l’inflazione più alta

Il Codacons ha inoltre fatto notare le differenze del trend dei prezzi tra le varie regioni dell’Italia.

In particolare, “ la Puglia è la regione che nel 2025 ha registrato l’inflazione più alta, con una crescita dei prezzi del +2,1%, mentre in Molise e Valle d’Aosta si registra la più bassa crescita dei listini al dettaglio, con una media annuale del +0,9%”.

Così l’associazione, che è tornata a lanciare il seguente appello:

“I dati Istat confermano purtroppo i nostri allarmi circa i rincari che si sono registrati nel 2025 in alcuni settori fondamentali per i bilanci delle famiglie, e non caso l’Antitrust, accogliendo la nostra richiesta, ha di recente aperto un faro sull’andamento dei listini alimentari in Italia. Ci aspettiamo ora un intervento del governo teso a calmierare la crescita dei prezzi e tutelare adeguatamente il potere d’acquisto delle famiglie”.

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