Indennità aggiuntive dello stipendio: quali sono e perché aumentano la busta paga

Claudio Garau

22/08/2022

27/08/2022 - 13:54

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Nei contratti collettivi possono essere previste varie indennità aggiuntive dello stipendio, di cui il dipendente trova indicazione in busta paga. Eccone un elenco sintetico delle più importanti.

Indennità aggiuntive dello stipendio: quali sono e perché aumentano la busta paga

Come è ben noto, ai diritti dei lavoratori corrispondono altrettanti doveri dei datori di lavoro. E ciò vale anche in tema di indennità che integrano lo stipendio. Di esse si trova traccia e disciplina nel contratto collettivo di categoria e servono a ricompensare il dipendente per attività o situazioni in cui si trova, nell’ambito del rapporto di lavoro e dell’orario di lavoro.

Ebbene sì, si tratta di voci aggiuntive rispetto alla retribuzione ordinaria del lavoratore subordinato: ognuna di queste indennità in busta paga si differenzia dalle altre per finalità e ammontare e, come appena accennato, è sul Ccnl applicato - solitamente indicato nella lettera di assunzione - che tu come dipendente dovrai leggere, per renderti conto di quali indennità saranno applicate nella tua permanenza in una certa azienda.

Di seguito faremo una sintetica panoramica delle indennità aggiuntive dello stipendio più comuni e diffuse: quali sono quelle che trovano spazio in busta paga? Che cosa ricordare in proposito? Scopriamolo insieme nel corso di questo articolo.

Indennità aggiuntive nello stipendio: il contesto di riferimento

Poco sopra abbiamo detto del ruolo chiave del contratto collettivo in materia di indennità integrative dello stipendio, ed è proprio così: in questo fondamentale testo sarà indicato non soltanto il tuo diritto di lavoratore ad incassarle, ma anche il corrispondente obbligo del datore di lavoro a predisporne il versamento in busta paga.

Conseguentemente nel testo del contratto collettivo sarà altresì indicato il sistema di calcolo dell’indennità e il suo ammontare, in modo che sia fatta piena chiarezza su questa somma supplementare che si somma allo stipendio.

Attenzione poi a questo importante dettaglio: il contratto di riferimento per queste somme aggiuntive in busta paga può essere anche territoriale o aziendale, ma rilevanza potrà anche e soprattutto avere il contratto di lavoro individuale - se quest’ultimo contiene regole per il lavoratore più favorevoli in tema di indennità (ad es. un importo più alto rispetto a quanto previsto nel Ccnl).

Inoltre le indennità cambiano anche in relazione a fattori come l’inquadramento o la peculiare mansione del lavoratore, come pure in base all’attività di lavoro eseguita.

Indennità chilometrica

Si tratta del cosiddetto rimborso chilometrico nello stipendio, quantificato periodicamente secondo le tabelle Aci. Questa indennità viene determinata tenendo conto della benzina consumata dal mezzo e del suo naturale logorio legato all’utilizzo.

L’indennità chilometrica è erogata in quei casi nei quali un dipendente o collaboratore si reca in trasferta servendosi della propria auto e non di quella aziendale.

Vero è che il datore di lavoro è colui che di solito dà il veicolo aziendale al sul lavoratore, allo scopo di compiere il viaggio. Ma se sei un dipendente, sappi che il datore di lavoro dovrà versarti l’indennità chilometrica in busta paga nei casi in cui tu ti sia trovato a guidare la sua auto personale, per poter svolgere le attività assegnate dall’azienda.

Indennità di contingenza

Diversa funzione è quella svolta da quella che viene chiamata indennità di contingenza, ovvero la somma integrativa in busta paga che in passato fu introdotta come elemento della retribuzione avente uno specifico ruolo. Quale? Ebbene, quello di adeguare la paga alla variazione del costo della vita e all’incremento dei prezzi.

In altre parole, l’indennità di contingenza costituisce una voce supplementare nello stipendio, che nacque con il compito di integrare la retribuzione lorda - dando così un aiuto concreto a tutte le famiglie con almeno un lavoratore al loro interno.

Di fatto questo importo adeguava in via automatica lo stipendio alla variazione del costo della vita e controbilanciava la perdita di potere di acquisto delle retribuzioni, dovuto al progressivo aumento del costo della vita, all’inflazione e all’incremento dei prezzi dei beni di consumo.

Indennità di funzione

Altra somma aggiuntiva in busta paga, con uno scopo del tutto peculiare, è l’indennità di funzione. Di essa si trova traccia in vari Ccnl, in cui può prendere anche il nome di indennità di ruolo chiave oppure indennità di mansione.

Questo importo integrativo consiste in una somma o un compenso aggiuntivo in busta paga, assegnato ai quadri o a profili assimilabili. Finalità dell’indennità di funzione è rappresentare una specie di ’indennizzo’ per ricompensare le specifiche mansioni svolte dai quadri che, come è noto, hanno elevate responsabilità sul piano organizzativo, del coordinamento in azienda e delle decisioni da prendere.

Indennità di cassa

L’indennità di cassa in alcuni contratti collettivi è anche indicata come ’indennità di rischio’, o ’di maneggio di denaro’, e spetta se il lavoratore subordinato maneggia denaro o altri valori.

Di solito nei Ccnl che la contengono si trova indicato che l’ammontare dell’indennità integrativa in busta paga deve essere commisurato alle ore di lavoro svolte nell’ambito delle mansioni di maneggio denaro. Pensiamo al caso tipico del cassiere o dell’impiegato di banca, per intenderci.

Abbiamo appena detto che questa indennità prende anche il nome di indennità di rischio, ed in effetti essa è giustificata per il fatto che il lavoratore che maneggia denaro è sottoposto ad un chiaro pericolo di ammanchi e di errori contabili. Questi potrebbero andare a gravare sulla mole dei ricavi del datore di lavoro. Ecco perché nei Ccnl trova spazio anche questa indennità.

Indennità di reperibilità

La reperibilità di fatto è un’indennità che permette all’azienda di regolare, con il suo lavoratore dipendente, un certo impegno oltre il normale orario di lavoro. Attenzione però: detto impegno non può avere contorni imprecisati, ma deve essere circoscritto e limitato alla disponibilità di reperimento per rispondere a improvvisi problemi in ufficio, dare risposte tecniche e così via.

In altre parole, il lavoratore alle dipendenze si mette a disposizione dell’azienda per fronteggiare esigenze improvvise, imprevedibili e che rendono opportuna una rapida risposta. Scopo della reperibilità è evitare danni alla produzione o rischi per cose o persone.

Indennità di trasferta e trasferimento

Altre due indennità hanno a che fare con lo spostamento del lavoratore rispetto alla sua abituale sede di lavoro. La prima è l’indennità di trasferta, ovvero la diaria giornaliera’, che rappresenta una specifica indennità assegnata al lavoratore per il caso del temporaneo svolgimento dell’attività di lavoro in luogo diverso dalla sede di lavoro di cui al contratto.

La seconda indennità legata allo spostamento è la cosiddetta indennità di trasferimento. In questo caso si tratta di un compenso straordinario e più alto rispetto a quello previsto per lo spostamento temporaneo, vale a dire la sopra citata trasferta. La somma integrativa in busta paga mira espressamente ad aiutare il lavoratore dipendente nelle spese che questo deve compiere per cambiare residenza e località. In gioco infatti è lo spostamento fisso in un’altra sede aziendale.

Indennità di disagio

Una ulteriore tipologia di indennità in busta paga è quella di disagio, prevista in particolare nei Ccnl del comparto pubblico. Questa somma integrativa ha la finalità di controbilanciare l’onere dello svolgimento di mansioni disagevoli, come quelle caratterizzate da condizioni di forte scomodità, di alta affluenza degli utenti, o con specifiche responsabilità legate al rapporto con le persone. Pensiamo anche alle circostanze dell’ambiente di lavoro sfavorevole, vale a dire alle attività di lavoro compiute all’esterno - e con esposizione del lavoratore alle intemperie e a possibili condizioni meteo avverse.

In altre parole, l’indennità di disagio è prevista quando il dipendente lavori in mancanza di confort, trovando carichi di lavoro così consistenti da non consentire l’autonoma gestione dei ritmi di lavoro.

Indennità di disponibilità

La tipologia di indennità in questione vale per tutti i lavoratori che abbiano firmato un contratto di lavoro a chiamata, che prende anche il nome di contratto di lavoro intermittente o “job on call”. Siamo innanzi ad una una tipologia contrattuale utilizzata dalle aziende che non sempre hanno necessità di dipendenti attivi e sul posto di lavoro tutti i giorni, e in modalità full time.

Dell’indennità di disponibilità si trova traccia nei Ccnl di riferimento. Conseguentemente il lavoratore dovrà andare a leggere sul contratto collettivo applicato dal suo datore di lavoro, per scoprire qual è l’importo per il suo lavoro a chiamata. In ogni caso questa indennità si somma alla retribuzione spettante per le ore di lavoro concretamente svolte e deve essere almeno uguale al 20% della retribuzione (minimo salariale). Questa è la percentuale che è stata fissata con un decreto ad hoc del ministero del Lavoro.

Indennità di presenza

Infine questa somma integrativa dello stipendio, di cui si trova traccia in busta paga (oltre che nel Ccnl che la prevede), rappresenta un importo erogato per il solo fatto di essere andati sul luogo di lavoro per svolgere le ordinarie mansioni per cui si è stati assunti. Discutibile sotto vari punti di vista, l’indennità di presenza è pur sempre una realtà in alcuni contratti e viene assegnata, come detto, per il solo fatto di essere fisicamente presenti in ufficio.

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