In Bulgaria è in vigore un indennizzo per mitigare gli effetti dell’aumento del prezzo dei carburanti. Ecco come si stanno muovendo gli altri Paesi Europei
Il rincaro dei carburanti causato dalla guerra in Medio Oriente ha costretto i Paesi Europei a correre ai ripari e a prendere provvedimenti per mitigarne l’effetto sulle tasche delle famiglie.
Tra i primi a muoversi la Bulgaria che ha fissato un indennizzo di 20 euro per le persone meno abbienti dopo che il prezzo medio del gasolio è rimasto a 1,60 euro al litro per 3 giorni consecutivi. In meno di 24 ore dall’attivazione del provvedimento sono già arrivate oltre 3.500 richieste.
Ecco come viene assegnato il bonus e come si stanno muovendo l’Italia e gli altri Paesi per aiutare i cittadini e per preservare le scorte di carburante.
20 euro per contrastare gli effetti del caro carburanti
La Bulgaria prevede di iniziare e versare i bonus di 20 euro a partire dal 15 aprile. La domanda deve essere presentata entro il 31 marzo tramite i canali ufficiali del Ministero dell’e-Government mentre chi ha già ricevuto pagamenti dai Servizi di Assistenza Sociale nei primi mesi di quest’anno riceverà automaticamente il pagamento tramite bonifico bancario o per posta.
Due i requisiti per accedere all’indennizzo: la proprietà certificata di un auto e un reddito lordo medio per il 2025 pari o inferiore a 652,41 euro.
Sgravi fiscali anche in Italia
La Bulgaria, per fortuna, non è l’unica ad aver preso misure urgenti contro una crescita dei prezzi dei carburanti che potrebbe ulteriormente peggiorare.
L’Italia, ad esempio, ha approvato il DL 33/2006 che introduce agevolazioni e sgravi fiscali sia per le aziende che per i consumatori. Un provvedimento che, oltre a prevedere una rideterminazione generalizzata sui prezzi delle varie tipologie di carburante per 20 giorni, garantisce bonus e indennizzi per gli operatori più colpiti dalla crisi.
Il decreto istituisce 2 contributi straordinari sotto forma di credito d’imposta per le imprese del settore dell’autotrasporto (con sede legale o stabile organizzazione nel nostro Paese) e per gli operatori del settore ittico. In questo secondo caso è previsto un credito d’imposta fino al 20% per l’acquisto di carburante da utilizzare durante lo svolgimento dell’attività commerciale.
Come si stanno muovendo l’Unione Europea e gli altri Paesi
Mentre l’Unione Europea sta ancora valutando misure comuni per contenere i costi dei carburanti senza mettere in pericolo la sicurezza energetica, molti degli Stati Membri hanno messo autonomamente in piedi provvedimenti di salvaguardia per fronteggiare una crisi resa ancora più grave dal blocco delle esportazioni dei principali prodotti energetici provenienti dal Medio Oriente.
La Germania ha svincolato circa il 12% delle sue riserve strategiche di petrolio, mentre l’Ungheria ha optato per un blocco generalizzato delle esportazioni abbinato a un congelamento dei prezzi di acquisto.
Ancora diversa la risposta del Portogallo e dell’Austria, Paesi che hanno deciso di ridurre in via temporanea le tasse sul gasolio, in attesa di capire come si evolverà la situazione e di indicazioni precise provenienti da vertici UE.
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