In Italia il 6,9% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese

Alberto De Pasquale

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Rispetto al 2019 gli italiani si percepiscono meno poveri, ma al confronto con il pre-pandemia sono aumentate povertà assoluta e inflazione.

In Italia il 6,9% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese

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Le famiglie italiane si sentono meno povere, ma una su cinque rischia di diventarlo. E intanto la povertà individuale in Italia è ai massimi dal 2019. Da una parte ci sono le percezioni, che sulla spinta della ripresa economica dicono che finalmente, dopo la crisi della pandemia, gli italiani stanno cominciando a sentirsi economicamente meno fragili. Ma dall’altra ci sono gli indicatori dell’ultimo rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat, da cui emerge che le difficoltà ad arrivare a fine mese sono ancora molto diffuse, specialmente nelle regioni del Sud.

Pagare un affitto o un mutuo, acquistare generi di prima necessità e fronteggiare spese improvvise sono impegni che generano comprensibili preoccupazioni, soprattutto in caso di redditi bassi, precarietà e disagio abitativo. Oggi le cose vanno meglio o peggio? Riavvolgiamo il nastro al 2019. In quell’anno, alla vigilia degli enormi stravolgimenti economici, sanitari e sociali che sarebbero arrivati poco dopo, l’8,2% delle famiglie italiane dichiarava di arrivare a fine mese con “grande difficoltà”.

Secondo l’ultimo aggiornamento (del 2022) il dato è sceso al 6,9%, in netto calo, anche se riguarda ancora circa 1,7 milioni di nuclei familiari. È mediamente più basso nelle regioni del Nord (2,9% delle famiglie), leggermente superiore al Centro (3,3%) e più alto al Sud (16,3%). Le regioni agli estremi sono in positivo l’Emilia-Romagna, dove appena l’1,4% delle famiglie ha dichiarato di essere in grave difficoltà a far quadrare i conti a fine mese e in negativo la Campania, dove sono il 24,3%.

Il miglioramento di questo dato potrebbe però spiegarsi con una sorta di effetto “rimbalzo”, che induce le famiglie a sopravvalutare le proprie condizioni economiche degli ultimi mesi. Perché se è vero che rispetto al 2019 si sentono meno in difficoltà, l’Istat indica che in realtà da quell’anno in avanti la povertà assoluta, ossia la capacità minima di permettersi spese essenziali, è sempre cresciuta. Non solo quella delle famiglie, stimata all’8,5% nel 2023, ma anche quella individuale.

Secondo la serie storica, l’incidenza individuale della povertà assoluta era al 7,6% nel 2019 e a circa il 9,1% tra 2020 e 2021. Nel 2022 è salita nuovamente, soprattutto a causa dell’inflazione, mentre nel 2023 non è scesa ma è perfino leggermente aumentata al 9,8% e riguarda quindi una persona su dieci.

Oltre ai salari bassi, e che non crescono, uno dei principali fattori di impoverimento è proprio l’inflazione. Tra il 2019 e il 2023 il livello medio dei prezzi al consumo ha fatto segnare un aumento del 16,2%, con valori particolarmente alti per i beni energetici (+45%) e in misura minore i prodotti alimentari (22,5%).

Con l’aumento dei prezzi si è ridotto il potere d’acquisto, con svantaggi soprattutto per le fasce più povere della popolazione. Nel 2019 il 25,8% delle famiglie italiane aveva dichiarato che la propria situazione economica era peggiorata rispetto all’anno precedente. Nel 2023 la quota è stata del 33,9% e ha iniziato finalmente a calare, dopo aver toccato il record storico del 35,1% nel 2022.

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