La buona notizia è che in Europa gli stipendi medi stanno crescendo.
Quella cattiva è che lo stesso aumento non riguarda anche l’Italia, che deve accontentarsi di incrementi ben più scarsi.
Secondo Eurostat, nel 2023 lo stipendio medio annuo (lordo) per dipendente nei 27 paesi dell’Unione Europea è stato di 37.860 euro. Inutile ricordare che il dato deriva da quelli specifici dei singoli stati, che per forza di cose divergono fortemente.
Nel Lussemburgo le retribuzioni annue medie sono superiori agli 81 mila euro, in Danimarca vanno oltre i 67 mila e in Irlanda si avvicinano ai 59 mila. All’opposto ci sono Bulgaria, Ungheria e Grecia, dove in media lo stipendio annuo per lavoratore è di appena 13.500, 16.900 e 17 mila euro. Nel 2023 la retribuzione media annua in Italia è stata di circa 32.750 euro, ben sotto la media europea, a un livello che pone il nostro Paese all’undicesimo posto per entità degli stipendi, dietro la Slovenia e davanti alla Spagna.
Ovviamente l’ammontare delle paghe andrebbe contestualizzato, tenendo conto del costo della vita nei vari paesi. A tal proposito, si cita spesso l’esempio della vicina Svizzera, dove nonostante si guadagni in media anche oltre 7 mila euro all’anno, bisogna considerare i prezzi più elevati per consumi, servizi e abitazioni. Per questo motivo è interessante e utile anche capire come le retribuzioni medie europee stiano evolvendo nel corso degli anni, per individuare i paesi membri nei quali le paghe stanno effettivamente crescendo e quelli che, invece, beneficiano di incrementi più bassi. L’Italia rientra nella seconda categoria: le paghe stanno crescendo sia nel breve periodo, sia considerando un orizzonte più ampio, anche se gli aumenti non sono poi così esaltanti.
Sempre stando all’ufficio statistico dell’Ue, nel 2013 lo stipendio medio annuo in Italia era di circa 28.500 euro, a fronte di una media europea di 29.090 euro. Al tempo, lo scarto tra le retribuzioni medie italiane e quelle in Europa era quindi di circa 590 euro. Oggi la situazione è molto diversa e la forbice è notevolmente aumentata, arrivando a 5.110 euro (come dicevamo, 37.860 euro di paga media in Ue e 32.750 euro in Italia lo scorso anno). Lo scarto si allarga perché ci sono paesi europei con economie in espansione e in cui le paghe stanno crescendo anno su anno, mentre in Italia gli aumenti sono più ridotti.
Considerando le paghe medie annue del 2013, risulta che al confronto con il 2023 sono cresciute solamente del 15% in Italia, mentre nell’Ue sono aumentate nel complesso del 30%. L’incremento medio è stato trainato soprattutto da Romania e Lituania, dove negli ultimi dieci anni i lavoratori hanno assistito a un aumento delle paghe medie annue superiore al 177%, mentre le retribuzioni in Grecia (-3%) e Svezia (-1,7%) hanno subìto addirittura dei leggeri cali.
Il confronto tra la situazione italiana e quella delle principali economie del continente è netto: mentre l’Italia si è fermata a un aumento del 15%, tra il 2013 e 2023 gli stipendi medi annui sono cresciuti del 35% in Germania e di oltre il 21% in Francia. E il ritardo nostrano non riguarda solo l’ultimo decennio, ma trova conferme anche in tempi più recenti. Anno su anno, ossia tra il 2023 e il 2022, le paghe medie in Italia sono cresciute solamente del 2,8%, a fronte di un aumento medio europeo del 6,2%: un incremento più che doppio rispetto a quello italiano.