Secondo il CEO di SAP in pochi anni il lavoro di sviluppatore di software all’interno dell’azienda sarà un’esclusiva dell’intelligenza artificiale
SAP è una delle più importanti aziende di sviluppo software del pianeta. Ecco perché hanno fatto recentemente discutere le parole del CEO Christian Klein che ha dichiarato che in circa 3-4 anni spariranno gli sviluppatori “umani” della sua azienda e verranno sostituiti dall’intelligenza artificiale.
La buona notizia è che non sono previsti licenziamenti e la forza lavoro verrà ricollocata per lo svolgimento di nuove mansioni.
Una nuova strategia aziendale
Durante una recente intervista rilasciata al Financial Review, Klein ha affermato che lo sviluppo software è la funzione più colpita dallo sviluppo dell’IA e che non è da escludere che in massimo 4 anni non ci saranno sviluppatori “umani” all’interno di SAP.
Al momento, nella più grande azienda europea di software, ci sono circa 110.000 dipendenti e oltre 30.000 di essi sono impiegati nello sviluppo. Il loro lavoro, per come l’hanno conosciuto fino a oggi, è a forte rischio. La strategia aziendale è infatti quella di sostituirli con l’intelligenza artificiale.
Klein condivide l’idea, come molti altri dirigenti del settore tecnologico, che il ruolo del programmatore è destinato a cambiare: non più generatore del codice, ma supervisore di ciò che viene prodotto anche da chi non ha una formazione tecnica nel campo.
SAP non intende licenziare i suoi dipendenti
Una vera e propria rivoluzione che il dirigente prevede di affrontare con una nuova strategia denominata “Autonomous Enterprise”.
Klein ha già rassicurato i suoi dipendenti che non verranno licenziati, ma soltanto riassegnati all’interno di SAP per soddisfare le nuove esigenze di sviluppo aziendale. La forza lavoro cambierà e i product manager, ad esempio, inizieranno a lavorare a fianco di esperti di vari settori per creare nuovi agenti “IA”.
“Abbiamo bisogno di product manager che sappiano leggere il codice e comprendere il business”, ha proseguito Klein nell’intervista.
In SAP, dunque si apre la strada per i “data scientist” e per i formatori di intelligenza artificiale mentre si chiude sempre di più quella per i “tradizionali” programmatori.
Competenze e fiducia
Un interessante ricerca condotta da ManpowerGroup, multinazionale leader nel campo della gestione delle risorse umane, afferma che le aziende hanno maggiori difficoltà a reclutare personale con competenze legate all’intelligenza artificiale rispetto a ingegneri e informatici.
Il 72% di esse non riesce a coprire i posti vacanti legati all’IA. I profili descritti da Klein come i product manager che comprendono l’intelligenza artificiale e progettano “agenti IA”, sono quindi estremamente rari, ma quanto mai indispensabili.
Come sempre è una questione di fiducia.
Secondo i dati storici dello Stack Overflow Developer Survey, la fiducia nei codici generati dell’intelligenza artificiale è calata dal 40% al 29% tra il 2024 e il 2025 e il 46% dei professionisti del settore diffida attivamente da questi strumenti. Il 45% del codice generato dall’IA, inoltre, sembra avere gravi falle a livello di sicurezza.
Anche se Klein prevede un futuro senza programmatori, i dati affermano che la supervisione umana continua a fare la differenza tra un prodotto ritenuto affidabile e uno pieno di elementi di vulnerabilità.