Il 2025 ha rappresentato un anno spartiacque per l’economia globale. Da un lato, le tensioni geopolitiche hanno raggiunto livelli senza precedenti, con l’introduzione di dazi commerciali che hanno ridisegnato gli equilibri del commercio internazionale e i conflitti in Medio Oriente che hanno acuito l’instabilità dei mercati. Dall’altro, il panorama tecnologico ha vissuto una vera e propria rivoluzione, con Nvidia che è diventata la prima azienda della storia a superare i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, certificando il dominio incontrastato del settore tech e in particolare dell’intelligenza artificiale.
Questo scenario globale si riflette anche sull’economia italiana che, secondo le previsioni di Confcommercio, crescerà dello 0,9% nel 2026. Una crescita moderata ma sostenuta da alcuni fattori favorevoli tra cui la politica più accomodante della BCE, con i tassi d’interesse tornati ai livelli di fine 2022, e soprattutto gli investimenti previsti dal PNRR che stanno finalmente entrando nel vivo della loro attuazione.
In più, con la Manovra 2026 verranno stanziati complessivamente circa 3 miliardi di euro per misure a favore dell’innovazione e della competitività aziendale. Ma per cogliere al meglio tutte queste opportunità in un contesto ancora complesso e segnato da mutevoli incertezze, diventa cruciale per le imprese italiane individuare i settori con le maggiori prospettive di sviluppo.
Ecco i 5 più promettenti per il 2026.
1. Intelligenza artificiale e automazione
Nel 2024, il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, registrando una crescita esplosiva del 58% rispetto all’anno precedente. Una traiettoria che proietta il valore complessivo verso i 6,6 miliardi entro il 2027, con un tasso di crescita medio annuo del 37%.
La Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026, pubblicata dal Governo in raccordo con AgID, ha stanziato oltre 2 miliardi di euro tra PNRR, fondi strutturali e cofinanziamenti regionali. Le quattro macroaree d’intervento (Ricerca, Pubblica Amministrazione, Imprese e Formazione) delineano un ecosistema in cui l’Italia punta ad assumere un ruolo di primo piano nella transizione tecnologica europea.
Non a caso, il 59% delle grandi imprese italiane ha già attivato almeno un progetto in ambito AI, con i settori Telco, Insurance, Energy e Banking in testa per livello di spesa. Il dato più rilevante riguarda la GenAI (intelligenza artificiale generativa), che oggi costituisce il 43% del valore complessivo del mercato.
C’è però un paradosso che riguarda le PMI. A differenza delle grandi imprese, infatti, solo il 7% delle piccole e il 16% delle medie imprese ha progetti AI attivi, contro una media europea molto più alta. Il 58% si dichiara interessato ma privo delle competenze necessarie - e qui si apre un’opportunità straordinaria per chi saprà colmare questo gap attraverso consulenza, formazione e integrazione di sistemi.
Sul fronte dell’automazione industriale e della robotica, l’Italia conferma la sua vocazione manifatturiera con numeri da protagonista. Nel 2021, le vendite di robot industriali sono cresciute del 50% rispetto al 2020, raggiungendo quota 11.672 unità installate. L’International Federation of Robotics stima un tasso medio di crescita del 7% fino al 2026.
Grazie all’intelligenza artificiale, i robot moderni non sono più vincolati a percorsi predefiniti ma apprendono e si adattano in tempo reale, ottimizzando traiettorie, interagendo con gli esseri umani e riducendo drasticamente i tempi di programmazione.
Aziende con livelli avanzati di digitalizzazione registrano incrementi di produttività tra il 15% e il 30% rispetto a quelle meno mature, ma il Piano Transizione 4.0 continua a sostenere questa evoluzione con crediti d’imposta e ammortamenti accelerati.
2. Biomedicale
Il settore biomedicale italiano rappresenta una delle punte di diamante del Made in Italy tecnologico. Con 4.546 imprese che danno lavoro a oltre 112.000 dipendenti e un mercato da 16,2 miliardi di euro tra export e mercato interno, questo comparto si conferma tra i più resilienti e innovativi del panorama industriale nazionale.
La Legge di Bilancio 2026 riconosce l’importanza strategica del settore destinandogli 1,3 miliardi di euro specifici. L’obiettivo è attenuare gli effetti del meccanismo di payback che ha pesato sulle imprese e stimolare nuovi investimenti in ricerca, produzione e internazionalizzazione. Una scelta che premia un tessuto produttivo attivo soprattutto al nord. Il 70% delle imprese si concentra infatti in cinque regioni (Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio, Veneto e Toscana) che da sole generano l’85% del fatturato totale.
In particolare, il distretto di Mirandola, in provincia di Modena impiega circa 5.000 addetti tra aziende produttrici e indotto ed è considerato il secondo polo mondiale per la produzione di dispositivi biomedicali, rappresentando il simbolo di questa eccellenza.
Le opportunità nel 2026 riguarderanno in particolare la biostampante 3D per tessuti umani, l’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica avanzata, gli esoscheletri per la riabilitazione e i dispositivi mini-invasivi. Il 78% degli investimenti proviene dalla sanità pubblica, elemento che garantisce una domanda stabile. Anche l’estero rappresenta una quota crescente delle vendite, con Stati Uniti, Francia e Germania tra i principali partner commerciali.
3. Cybersecurity
Nel 2024, il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto il valore record di 2,48 miliardi di euro, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Il trend è destinato a consolidarsi ulteriormente nel 2026, sostenuto dall’aumento esponenziale degli attacchi informatici che, nel 2024 hanno raggiunto quota 3.541 a livello globale, di cui circa il 10% in Italia.
Il 73% delle grandi imprese italiane ha infatti subito almeno un attacco nell’ultimo anno e questo ha spinto il 62% delle organizzazioni ad aumentare il budget dedicato alla sicurezza informatica. Gli investimenti sono trainati principalmente dall’inserimento di nuovi strumenti tecnologici (68%), dalla maggiore attenzione dei board aziendali (62%) e dalla necessità di adeguarsi alle normative sempre più stringenti (43%).
La spesa per la cybersecurity è fortemente concentrata nei settori delle banche e dell’industria, ma si sta estendendo rapidamente a tutti i comparti. Le tecnologie emergenti includono la Cloud Security, l’Industrial Security e soprattutto l’utilizzo dell’AI per l’identificazione di nuove minacce. Il 56% delle imprese ha già introdotto strumenti di AI in ambito sicurezza, anche se solo il 22% li utilizza in maniera estesa.
Nonostante la crescita degli investimenti, l’Italia rimane comunque ultima nel G7 per rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL (0,12%), il che indica ampi margini di sviluppo. Il mercato italiano si caratterizza inoltre per un’elevata frammentazione: sono oltre 3.000 le aziende che operano nel settore, concentrate principalmente in Lazio, Campania e Lombardia.
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4. Energie rinnovabili e Transizione 5.0
La transizione energetica rappresenta una delle priorità assolute del Governo italiano per il 2026. Il Piano Transizione 5.0, finanziato con risorse PNRR e nazionali, infatti, mette a disposizione 6,3 miliardi di euro per supportare le imprese nel passaggio a un modello energetico efficiente, sostenibile e basato su fonti rinnovabili.
Gli incentivi prevedono crediti d’imposta fino al 45%, modulati in nove aliquote in funzione dell’ammontare degli investimenti e della riduzione dei consumi energetici conseguita. Per accedere ai benefici, le imprese devono dimostrare una riduzione dei consumi pari ad almeno il 3% dell’unità produttiva o il 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento. Sono agevolabili sia i beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, sia gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.
La novità più rilevante della Manovra 2026 è l’estensione degli incentivi anche alle imprese energivore, precedentemente escluse. Questo permette a un numero molto più ampio di aziende di accedere ai benefici fiscali, con ammortamenti fino al 220% del valore degli investimenti. Il Governo sta inoltre valutando un’unificazione dei crediti 4.0 e 5.0 in un’unica misura strutturale, finanziata con risorse nazionali e quindi più flessibile rispetto ai vincoli europei.
Nel 2024, la produzione nazionale di energia elettrica ha raggiunto 261 TWh, con le rinnovabili che hanno coperto il 49% del totale. Terna ha programmato 23 miliardi di investimenti nel decennio 2025-2034 per potenziare le reti, mentre i principali distributori hanno superato 4,8 miliardi di spesa nel 2024, con oltre l’86% degli investimenti rivolti all’aumento della capacità di hosting per nuovi impianti rinnovabili. Il settore offre quindi opportunità non solo nella produzione di energia, ma anche nei sistemi di accumulo, nelle smart grid e nei servizi di efficientamento energetico per le imprese.
5. Turismo
Il turismo italiano sta vivendo una fase straordinaria di espansione. Secondo il rapporto WTTC’s Economic Impact 2025, l’Italia mantiene la sua posizione nella top 10 globale e il contributo del settore al PIL è in crescita con un valore di 237,4 miliardi di euro nel 2025, rispetto ai 228,5 miliardi del 2024.
Il 2024 si è chiuso con 235 milioni di presenze turistiche straniere (+3,7% rispetto all’anno precedente) e una spesa turistica totale nei primi nove mesi di 28,7 miliardi di euro. Le previsioni per il 2026 sono ancora più ottimistiche: l’occupazione nel settore dovrebbe raggiungere 3,2 milioni di posti di lavoro, mentre la spesa dei visitatori internazionali supererà i 60 miliardi di euro, consolidando la posizione dell’Italia tra le prime sei destinazioni al mondo.
Due eventi internazionali rappresentano poi opportunità straordinarie per il 2026: le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina, che secondo le stime della Camera di Commercio di Milano genereranno un business di 14 miliardi di euro nei settori direttamente coinvolti, e il proseguimento degli effetti del Giubileo 2025.
Anche il turismo delle radici è in forte espansione, con un aumento previsto di 3,5 milioni di presenze nel 2026 e una spesa turistica che passa dai 5 miliardi del 2024 agli oltre 5,5 miliardi attesi.
In crescita anche segmenti di nicchia ma ad alto valore come lo shopping tourism, che ha registrato 2,1 milioni di turisti nel 2023 (+7% rispetto al 2019), il luxury travel, che rappresenta il 3% del PIL, e il wedding tourism, che ha generato un fatturato di 599 milioni nel 2023 (+11% vs 2019). Le strutture ricettive sopra le 4 stelle rappresentano quasi il 22% del totale degli esercizi alberghieri, con un aumento previsto del 12% entro il 2033.
La Manovra 2026 rifinanzierà poi i Contratti di Sviluppo con particolare attenzione ai comparti del turismo e della valorizzazione del territorio. Intesa Sanpaolo ha riservato un plafond di 10 miliardi di euro alle imprese del settore, mentre il Governo sta lavorando su “zone di accelerazione” per ridurre i tempi di autorizzazione e favorire nuovi investimenti in strutture ricettive innovative e sostenibili. La sfida sarà gestire l’overtourism nelle mete più note e al contempo valorizzare il 96% del territorio italiano che i turisti devono ancora scoprire.