Imposta alla fonte nel 2022: cosa sono e come funzionano

Caterina Gastaldi

18 Luglio 2022 - 18:17

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Cos’è l’imposta alla fonte, come funziona e perché viene utilizzata. Ecco una guida completa con tutto quello che devi sapere.

Imposta alla fonte nel 2022: cosa sono e come funzionano

L’imposta alla fonte, o ritenuta alla fonte, è disciplinata dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Si tratta di un meccanismo che prevede che il sostituto d’imposta vada a trattenere l’ammontare che avrebbe dovuto corrispondere al soggetto sostituito e vada a versare questo importo direttamente all’erario per conto, appunto, del sostituto stesso.

In questo caso quindi l’obbligazione tributaria ricade sul soggetto che va a trattenere l’importo in questione, con tutti i doveri a essa legati. Tuttavia l’imposta alla fonte non è sempre uguale, e sono diverse le realtà che possono essere sostituti d’imposta, così come i loro doveri. Proprio per questo è importante essere consapevoli del suo funzionamento.

Vediamo di seguito quindi quali sono le parti coinvolte, come funziona, e di chi sono le diverse responsabilità.

Cos’è la ritenuta alla fonte e perché viene utilizzata

In breve, si può definire una particolare forma di riscossione delle imposte. Quando si utilizza la ritenuta alla fonte un soggetto, detto sostituto d’imposta, trattiene una parte di quanto dovuto alla parte sostituita, per poi andare a versare direttamente quanto trattenuto all’erario, a titolo di pagamento delle imposte appunto.

Le ragioni principali per cui si utilizza questa modalità di riscossione delle imposte sono:

  • prevenzione dell’evasione fiscale, facendo ricadere l’obbligo sul sostituto d’imposta, questo non ha alcun interesse nel non andare a versare quanto dovuto. Infatti, anche nel caso in cui non lo facesse, non avrebbe nulla da guadagnarci;
  • anticipazione dell’acquisizione del gettito tributario, in questo caso il gettito tributario invece di avvenire alla fine del periodo d’imposta, avviene al momento dell’erogazione delle somme;
  • infine, ha anche lo scopo di andare a semplificare gli adempimenti fiscali per alcune tipologie di contribuenti, come i lavoratori dipendenti senza altri redditi o spese.

Quali sono i soggetti coinvolti

I soggetti coinvolti in questa operazione sono due: il sostituto d’imposta e chi viene sostituito.

  • Il sostituito d’imposta, dà luogo al presupposto di fatto ed è quindi passivo d’imposta;
  • il sostituto d’imposta, è il soggetto che è obbligato a sborsare nei confronti del sostituito. Sul reddito dovuto al soggetto sostituito va a calcolare le imposte e si occupa anche di pagarle, versando quanto dovuto al fisco.

Ritenuta a titolo d’acconto e definitiva

Le tipologie di ritenute alla fonte si possono suddividere in: ritenuta d’acconto e quella definitiva. La differenza principale tra le due sta proprio nella percentuale delle imposte che il sostituto d’imposta va a versare per conto di quello sostituito.

Nello specifico, nel caso di ritenuta d’acconto, viene versata solo una parte delle imposte dovute a titolo, appunto, di acconto. Sarà poi premura e dovere del soggetto sostituito andare a versare il rimanente dovuto al Fisco quando richiesto. Nel caso in cui l’acconto versato dovesse risultare maggiore di quanto dovuto, allora si può richiedere un rimborso.

La seconda possibilità, la ritenuta d’acconto a titolo definitivo, prevede che il sostituto versi la totalità dell’imposta dovuta, e quindi il soggetto sostituito rimane del tutto estraneo alla transazione nei confronti del Fisco.

Come funziona

A poter ricoprire il ruolo di sostituto d’imposta sono diverse realtà, che variano anche a seconda che il soggetto che si va a sostituire sia lavoratore dipendente o meno. La regola generale vuole che, per essere considerato valido, tra il sostituto e il sostituito ci sia un legame economico che possa giustificare la sostituzione.

In generale, a seconda del tipo di ritenuta alla fonte, il funzionamento sarà anche diverso.

  • Ritenuta alla fonte Irpef per reddito da lavoro dipendente. In questo caso il datore di lavoro opera una ritenuta mensile che si determina a seconda della retribuzione. Solitamente in questa situazione il lavoratore dipendente non deve integrare il versamento Irpef. I sostituti d’imposta in questo caso sono: soggetti privati e pubblici, società, enti, e in generale coloro che hanno lavoratori dipendenti.
  • Ritenuta alla fonte per redditi da lavoro autonomo. In questo caso l’ente che va a sostituirsi in caso di lavoro autonomo con ritenuta opera una trattenuta e versamento pari al 20%. È poi necessario integrare il versamento.
  • Ritenuta alla fonte per condomini. Anche i condomini possono essere considerati sostituti d’imposta, e devono occuparsi di versare le imposte per i lavoratori dipendenti come gli addetti alle pulizie o i portieri. La ritenuta, in questo caso, varia dal 4% al 20%, a seconda dei casi. Essendo il condominio un “soggetto astratto” a occuparsi di versare i contributi è l’amministratore, tramite F24.
  • Infine, è possibile anche l’opzione della ritenuta alla fonte diretta. Questa avviene da parte delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei propri dipendenti. In questo caso non c’è un sostituto d’imposta effettivo, perché sono proprio le PA, e quindi lo stato, a occuparsi dell’operazione.

Responsabilità

Nel caso di mancato versamento da parte del sostituto d’imposta, il Fisco si rivolge prima al sostituto e, nel caso in cui questo subisse la ritenuta alla fonte, allora si passerà al sostituto d’imposta.

Nel momento in cui non viene versato quanto dovuto da parte del sostituto d’imposta, sarà lui responsabile dei mancati versamenti e il soggetto sostituito viene esonerato da ogni responsabilità.

Nel caso in cui, invece, il sostituto erogare le somme dovute senza andare a praticare la ritenuta, sarà dovere del sostituito andare a dichiarare quanto dovuto attraverso la dichiarazione dei redditi e versare il relativo tributo in autoliquidazione, altrimenti sarà passibile di sanzioni.

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