Immigrazione, perché il sogno di un mondo libero e senza frontiera è finito?

Guido Salerno Aletta

26/09/2024

Come ai tempi dei Romani, è il limes, il confine tra gli Stati che segna lo spazio in cui si esercitano i diritti e le libertà di ciascun popolo.

Immigrazione, perché il sogno di un mondo libero e senza frontiera è finito?

La questione del Muro col Messico, la cui costruzione va completata per evitare il continuo afflusso di immigrati clandestini, non divide solo l’elettorato americano.
Anche in Europa, il dibattito è aperto, registrando sia repentini cambi di posizione che inattese conferme.

Sono passati i tempi in cui “Mutti Angela”, questo fu l’affettuoso appellativo che venne attribuito alla Cancelliera Merkel per la sua improvvisa generosità, prometteva di accogliere fino ad un milione di profughi dalla Siria, in fuga dalla guerra civile che divampava, in vista di farli diventare cittadini tedeschi: era una forza lavoro qualificata e disciplinata di cui l’economia tedesca aveva bisogno, così come era accaduto per l’immigrazione dalla Turchia nel secondo Dopoguerra. La perdita di vite umane causata dalla guerra richiedeva forze nuove.

L’entusiasmo durò poco, e non furono solo gli attentati degli estremisti islamici ai mercatini di Natale a raffreddarlo: la permanenza di profondi divari economici e sociali all’interno della Germania, dove i territori della ex-DDR sono rimasti penalizzati, ha scatenato una progressiva rivolta contro l’immigrazione che “ruba lavoro”: il successo elettorale senza precedenti dell’AfD nei land più poveri, come la Pomerania e la Turingia, è stato un segnale d’allarme.
Ma non si tratta solo dell’arrivo in massa di persone disperate, che si lasciano alle spalle realtà di guerra e Paesi in cui la povertà è disperante.

Anche la libera circolazione dei cittadini da un Paese all’altro dell’Unione europea, incontrollata, ha avuto conseguenze politiche ed istituzionali devastanti: bisogna infatti risalire ai tempi della gravissima crisi economica degli anni 2009-2012, per rinvenire le cause profonde che portarono alla Brexit.
Tutto iniziò con la richiesta del Premier David Cameron di ottenere una serie di deroghe alla normativa europea in materia di stabilimento dei cittadini di un altro Paese dell’Unione, al fine di frenare l’ondata di coloro che arrivavano nel Regno Unito solo per ottenere i rilevanti benefici assistenziali garantiti ai senza lavoro. L’accordo raggiunto con la Commissione europea, che pure accoglieva gran parte delle richieste di Cameron, fu sottoposto a referendum e respinto con un margine esiguo di voti: i Brexiters avevano prevalso sui Remainers.

Ma la questione è rimasta irrisolta, visto che l’ex Premier Sunak si è dovuto impegnare in un durissimo braccio di ferro per far approvare dal Parlamento di Westminster la proposta di legge che prevede la possibilità di deportare temporaneamente i richiedenti asilo in Rwanda, in attesa di verificare la sussistenza delle condizioni che giustificano la concessione dello status di rifugiato: dopo una bocciatura in sede giurisdizionale da parte della Corte Suprema del Regno Unito, è riuscito a spuntarla. Alle associazioni per i diritti dei rifugiati non è rimasto che il ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo, mentre l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto al premier inglese di riconsiderare il piano. Sunak rispose picche: “Questa è una svolta destinata a cambiare l’equazione globale dell’immigrazione” promettendo che “nessun tribunale fermerà i trasferimenti”. Erano stati affittati aerei charter per i trasferimenti di inizio estate: circa 350 posti riservati a uomini oltre i 40 anni, entrati illegalmente nel Regno Unito dopo il primo gennaio 2022, da deportare con un preavviso di 5 giorni al massimo.

Tutto sembrava essere stato rimesso in discussione dal repentino cambio di governo, a favore dei Laburisti: ma la visita a Roma del nuovo Premier Starmer nel corso dell’estate, e la dichiarazione congiunta con la Presidente Meloni diffusa al termine dell’incontro bilaterale hanno fatto sobbalzare chi era sicuro di un cambio di strategia, vista la scelta del governo italiano di ricorrere all’Albania per ospitare temporaneamente coloro che chiedono asilo in Italia. E’ sembrato ambiguo, infatti, se non preoccupante l’auspicio per un “rafforzamento della cooperazione” nella lotta al traffico degli esseri umani, “con particolare attenzione alla dimensione giudiziaria” e al “partenariato con gli Stati di origine e transito”: per quanto riguarda il contrasto all’immigrazione illegale, che al governo ci siano i Conservatori oppure i Laburisti, sembra proprio che non cambi molto.

In Italia, il tema è reso ancora assai più complesso dalla questione della concessione della cittadinanza agli immigrati regolari, cercando di superare la dilemmatica scelta tra ius sanguinis e ius soli con la naturalizzazione: in Italia, è stato raggiunto il quorum di 500 mila firme necessario per attivare la richiesta di referendum abrogativo sulla legge vigente che prevede la concessione della cittadinanza a condizioni però molto stringenti. Contemporaneamente, si celebra il processo contro l’ex ministro Salvini che secondo la pubblica accusa si sarebbe macchiato di una serie di crimini respingendo lo sbarco di migranti raccolti in mare.
E’ un mondo che cambia rapidamente, visto che di recente anche la civilissima Svezia ha deciso di mettere le mani al portafoglio per incentivare il rientro volontario degli immigrati nei loro Paesi di origine: dal 2026 avranno diritto a ricevere oltre 30 mila euro, molto più di quanto previsto finora. “Siamo nel mezzo di un cambiamento di paradigma nella nostra politica migratoria”, ha detto il ministro delle migrazioni, Johan Forssell.

Le frontiere ritornano impenetrabili: il Regno Unito controlla la Manica per evitare l’ingresso di clandestini provenienti da Calais; la Francia sigilla la frontiera con l’Italia al valico di Ventimiglia; l’Italia fa lo stesso con la Slovenia, mentre la Slovacchia chiude i confini con l’Ungheria e la Polonia con la Slovacchia, e la Germania stabilisce restrizioni con la Polonia e l’Austria, che a sua volta le impone nei confronti di Slovacchia e Repubblica Ceca.
Il sogno di un mondo libero e senza frontiere si è trasformato in un incubo: non esiste una pace universale.
Tutto ritorna al passato, al “nomos della Terra”: come ai tempi dei Romani, è il limes, il confine tra gli Stati che segna lo spazio in cui si esercitano i diritti e le libertà di ciascun popolo.