Rimpatrio degli immigrati, quando è consentito dalla legge italiana ed europea

Ilena D’Errico

1 Agosto 2026 - 00:05

Ecco cosa prevedono le leggi sul rimpatrio dei migranti irregolari in Italia e nell’Unione europea (e qual è il problema in Spagna).

Rimpatrio degli immigrati, quando è consentito dalla legge italiana ed europea

La gestione dei flussi di immigrazione illegale è, purtroppo, un tema sempre attuale per l’Italia e l’Unione europea in generale. La crisi migratoria a Ceuta, che ha portato il Belpaese alla temporanea sospensione del trattato Schengen con la Spagna ripristinando i controlli alle frontiere, ha alzato ulteriormente l’attenzione internazionale e soprattutto riacceso il dibattito sulle politiche interne. Pressoché tutti i migranti sono già rientrati in Marocco, ma l’emergenza riapre il dibattito sulle regole di rimpatrio nei vari Stati Ue, partendo proprio dall’Italia e dalle nuove regole europee. 

Rimpatrio dei migranti secondo la legge italiana ed europea

In Italia il rimpatrio forzato degli immigrati è possibile nei casi di irregolarità, dovuta all’arrivo senza passare dai controlli alle frontiere, alla scadenza del permesso di soggiorno o del visto, al rifiuto della domanda d’asilo o a una decisione giudiziaria. È in ogni caso vietato il rimpatrio forzato di minori (fatto salvo il ricongiungimento familiare), apolidi, rifugiati, persone che hanno presentato domanda di asilo o protezione internazionale o che rischiano abusi e torture nel proprio paese d’origine. 

Il primo passaggio consiste nell’emissione di un ordine di espulsione che impone di lasciare il Paese entro una scadenza compresa tra 7 e 30 giorni, dopo cui il rimpatrio avviene forzatamente via terra, mare o cielo. Gli accordi bilaterali con gli Stati di provenienza permettono di eseguire il riconoscimento più rapidamente e sostenere i costi più agevolmente, mentre il rimpatrio forzato verso altri Paese risulta più difficile, costoso e lungo. 

Gli irregolari possono inoltre essere trattenuti nei Cpr per un tempo massimo di 18 mesi, se il giudice convalida le proroghe in base a ragioni fondate, in attesa dell’esecuzione del provvedimento. Se non necessario, bisogna optare per misure meno restrittive. Il sistema è piuttosto omogeneo in tutta l’Unione europea e altrettanto carente, per lo più a causa della mancata collaborazione dei Paesi terzi (per quanto Bruxelles cerchi da tempo di colmare i vuoti con accordi ad hoc). Tuttavia, l’Europarlamento ha da poco approvato delle importanti novità.

Il nuovo regolamento europeo prevede l’obbligo di cooperazione a carico dei cittadini e prevede la possibilità di trattenere i migranti, sulla base di una valutazione individuale confermata dal giudice, in caso di pericolo di fuga, mancata cooperazione o rischi per la sicurezza. Bruxelles ha previsto un tempo massimo di trattenimento di 24 mesi, prorogabili di altri 6 mesi in caso di cambiamenti rilevanti. Viene ovviamente permesso e laddove possibile incentivato il ricorso a misure meno limitanti alternative, consentendo agli Stati anche di usare misure investigative per verificare l’avvenuto rimpatrio. 

I migranti sottoposti a un ordine di rimpatrio (tranne i minori non accompagnati) potranno inoltre essere trasferiti presso centri in Paesi terzi in presenza di accordi (di cui informare la Commissione Ue), sempre salvaguardando i diritti umani e i principi comunitari. Il nuovo regolamento entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (con un’attesa di un anno per alcune disposizioni).

Cosa sta succedendo in Spagna?

Roma difende la scelta assunta per la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, mentre Madrid fa notare che l’Italia fa entrare nell’Ue il doppio dei migranti irregolari rispetto alla Spagna. Nonostante ciò, arrivano forti critiche al governo di Sánchez, accusato di un atteggiamento troppo permissivo che non protegge adeguatamente i confini europei

Di fatto, il ministero degli Esteri spagnolo ha confermato l’avvenuto respingimento degli immigrati irregolari nel territorio marocchino e confermato che la crisi non si deve alle decisioni nazionali (tra cui la recente regolarizzazione di immigrati stabili), quanto alla giurisprudenza. La Corte suprema spagnola ha recentemente specificato che il respingimento immediato può avvenire esclusivamente nei confronti di migranti che tentano di superare delle barriere fisiche, un caso che non riguarda l’arrivo a Ceuta a nuoto (che peraltro è costato la vita a una sessantina di migranti), oltre a rafforzare la tutela dei minori. 

Bisognerebbe dunque applicare la legge spagnola con una valutazione individuale e la possibilità di richiedere la protezione. Ciononostante, il numero emergenziale di arrivi e la collaborazione con il Marocco hanno portato al respingimento rapido. D’altra parte, a Ceuta e Melilla si applicano regole speciali secondo il codice di frontiera Schengen, ragione per cui (insieme alla tutt’altro che trascurabile posizione geografica) la sospensione della libera circolazione con la Spagna non ha alcun effetto rilevante, né in un senso né nell’altro.

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