Immigrazione: in Italia porti chiusi ma nel 2019 arrivi raddoppiati dalla rotta balcanica

Il paradosso dell’immigrazione in Italia: il ministro Salvini prosegue nella linea dei porti chiusi, intanto dal confine sloveno nel 2019 sono già oltre 800 gli arrivi lungo la rotta balcanica tanto che la Lega parla di un possibile muro.

Immigrazione: in Italia porti chiusi ma nel 2019 arrivi raddoppiati dalla rotta balcanica

In Italia al momento l’unica emergenza immigrazione è in Friuli Venezia Giulia, con le strutture di accoglienza di Trieste che sono giunte al loro limite massimo di 1.300 posti visto il continuo arrivo di migranti che oltrepassano la frontiera con la Slovenia seguendo il percorso della rianimata rotta balcanica.

Se però per il caso della nave Sea Watch 3 con 50 naufraghi a bordo si è creato un caso internazionale, su quello che sta avvenendo nella parte più orientale del nostro paese c’è un sostanziale silenzio da parte dei media e della politica.

Le uniche luci si sono accese quando il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga della Lega ha ipotizzato la costruzione di un muro, che un po’ come pensato da Donald Trump per il Messico possa mettere al sicuro i 243 chilometri del confine con la Slovenia.

La verità è che mentre il ministro Matteo Salvini continua nella sua politica dei porti chiusi e pensa di inasprire le sanzioni contro le Ong che operano soccorso in mare, in Friuli Venezia Giulia nei primi sei mesi del 2019 sono circa 800 gli immigrati che sono stati fermati, senza contare quindi quelli da inizio anno sono riusciti a entrare nel nostro paese eludendo i controlli di frontiera.

Immigrazione, in Italia c’è una crisi in Friuli Venezia Giulia

I numeri relativi agli immigrati arrivati via mare in Italia sono facilmente reperibili. Basta andare sul sito del Ministero dell’Interno infatti per scoprire che, dal 1 gennaio al 17 luglio 2019, sono in totale 3.186 i migranti sbarcati sulle nostre coste.

Un numero nettamente in calo rispetto agli scorsi anni. C’è però un dato in aumento che non viene conteggiato del report del sito del Viminale, ovvero quello degli arrivi via terra attraverso il confine della Slovenia.

Seguendo la famosa rotta balcanica, in teoria chiusa dopo l’accordo a suon di miliardi dell’Unione Europea con la Turchia del 2016, secondo i dati forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza da inizio 2019 fino a metà giugno sono 800 gli immigrati fermati in Friuli Venezia Giulia.

Se pensiamo che in tutto il 2018 invece dai confini orientali erano stati 446 gli immigrati rintracciati, è lampante come il numero sia quasi raddoppiato in soli sei mesi tanto da provocare un’emergenza riguardante l’accoglienza a Trieste.

Soltanto nell’ultimo fine settimana di giugno nella città friulana sono arrivati 160 migranti, provenienti soprattutto da paesi asiatici come il Pakistan, tanto che il governatore Fedriga oltre che pensare a un muro ha lanciato anche un appello ai paesi balcanici per una maggiore collaborazione.

Riprende la rotta balcanica

Un bel reportage realizzato da Fausto Biloslavo per Il Giornale spiega perfettamente come sia ripreso il flusso lungo la rotta balcanica. Ogni giorno in Bosnia arrivano pullman e treni carichi di migranti provenienti da paesi asiatici, soprattutto da Pakistan, Bangladesh e Afghanistan, alcuni dei quali giunti prima in Turchia via aereo e poi risaliti attraverso la Grecia e la Serbia.

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Il punto di arrivo è soprattutto la cittadina bosniaca di Bosanska Otoka, vicino al confine settentrionale con la Croazia, dove al momento ci sono circa 5.000 persone presenti nei centri di accoglienza.

La maggior parte dei migranti però, viaggiando di notte nei campi eludendo così i blandi controlli, riesce ad attraversare il confine entrando così in Croazia e proseguendo alla volta della Slovenia.

Quello che Biloslavo chiama “l’esercito fantasma”, ha come obiettivo l’approdo in Italia per fermarsi nel nostro paese oppure virare verso i paesi del Nord Europa oltre che in Austria.

Il numero totale degli irregolari che da inizio anno sono entrati in Italia attraverso la Slovenia, dovrebbe essere quindi di molto superiore agli 800 che sono stati intercettati fino a metà giugno.

Un paradosso questo se pensiamo al pugno duro di Salvini per gli arrivi via mare, mentre il confine a Est è un autentico colabrodo: senza degli accordi con i paesi balcanici sarà dura fermare questo flusso, ma per fare ciò servono sforzi diplomatici e non dei post sui social.

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