Perché i migranti non prendono l’aereo? Ecco i motivi per cui è impossibile farlo verso l’Europa

La crisi della nave Diciotti riporta in primo piano a livello continentale il problema dell’immigrazione: ma perché il migrante non prende l’aereo?

Perché i migranti non prendono l'aereo? Ecco i motivi per cui è impossibile farlo verso l'Europa

Perché i migranti non prendono l’aereo per arrivare in Europa? Una domanda questa che potrebbe sembrare sciocca ma che invece non è assolutamente banale, tanto che nasconde al suo interno tutta una serie di contraddizioni.

Il caso della nave Diciotti, carica di profughi eritrei in fuga da un regime dittatoriale, ha provocato un nuovo casus belli in seno all’Unione Europea con i paesi continentali che continuano a lasciare da soli quelli mediterranei nel gestire gli sbarchi.

Un atteggiamento questo che alla fine ci meraviglia fino a un certo punto. Il motivo? Il menefreghismo di fondo dell’Europa nel voler risolvere a fondo le problematiche legate all’immigrazione, un atteggiamento che è lampante vedendo i perché i migranti non prendono l’aereo per scappare dai propri paesi d’origine.

I migranti e gli aerei

Per capire i motivi per cui i migranti e i profughi africani o asiatici non prendono l’aereo per venire in Europa si deve partire da un presupposto: non è una questione di soldi, visto che nei loro viaggi della speranza via mare e via terra spendono molti più soldi.

In più logicamente se gli fosse loro permesso salire su un aereo, soltanto chi non ha proprio un soldo in tasca potrebbe preferire un pericoloso barcone a un comodo e molto più breve volo di linea.

Altra considerazione da fare è che in alcuni paesi in guerra (Siria) o in una situazione di dittatura (Eritrea), non ci sono viaggi di linea per l’Europa oppure è vietato lasciare il proprio paese per emigrare.

Un cittadino di una nazione non appartenente all’UE quindi, per poter prendere un aereo con destinazione una città dell’Unione Europea, deve prima ottenere uno speciale visto che può essere turistico, di lavoro o di studio.

In mancanza di questo pezzo di carta, che per ottenerlo ci può volere anche molto tempo viste le lungaggini burocratiche necessarie, è impossibile per un cittadino extra UE imbarcarsi verso l’Europa tramite aereo.

Questa cosa vale sia per i migranti (ovvero chi scappa per motivi economici) che per i profughi (chi scappa da guerre o persecuzioni), visto che le richieste di asilo politico possono essere fatte soltanto una volta arrivati nel Vecchio Continente.

Vediamo a riguardo cosa dice la Direttiva 2001/51 della Comunità Europea.

Per lottare efficacemente contro l’immigrazione clandestina è fondamentale che tutti gli Stati membri adottino un dispositivo che fissi gli obblighi per i vettori che trasportano cittadini stranieri nel territorio degli Stati membri. Ai fini di una maggiore efficacia di tale obiettivo, occorrerebbe altresì armonizzare, per quanto possibile, le sanzioni pecuniarie attualmente previste dagli Stati membri in caso di violazione degli obblighi di controllo cui sono soggetti i vettori, tenendo conto delle differenze esistenti tra gli ordinamenti giuridici e le prassi degli Stati membri.

In pratica l’Unione Europea ha delegato alle varie compagnie aeree il compito di verificare se chi si imbarca possa avere i requisiti per ottenere lo status di rifugiato. Se si sbagliano devono sobbarcarsi i costi per il rimpatrio e una multa dai 3.000 ai 5.000 euro a persona.

Le colpe dell’Europa

In sostanza se un facoltoso imprenditore nigeriano volesse visitare Roma con la famiglia, non avrebbe problemi a ottenere un visto turistico. Chi invece non può provare questi motivi vacanzieri, non potrà mai prendere un aereo.

Il risultato sono le migliaia di morti in mare, il fiume di soldi che arricchisce le varie organizzazioni criminali e le indicibili sofferenze patite da chi alla fine riesce comunque ad arrivare in Europa.

Il paradosso è che ci sono alcune strutture criminali talmente potenti e organizzate che riescono a fare dei voli clandestini per portare migranti dall’Asia fino alla Libia, per poi farli imbarcare alla volta del Vecchio Continente.

A parole come abbiamo visto anche di recente nell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno, l’Unione si è impegnata a risolvere il problema dei viaggi della speranza ma in pratica la situazione rimane sempre la stessa.

Negli ultimi mesi l’Italia si è adoperata per creare dei corridoi umanitari dal Corno d’Africa, spesso finanziati con l’8x1000, che hanno portato nel nostro paese centinaia di persone tra cui molti bambini in fuga dalla guerra.

Naturalmente l’Europa non può accogliere intere altre nazioni, ma i vari consolati potrebbero sostituirsi alle compagnie aeree nel decidere chi può avere un visto e chi no, considerata l’estrema severità delle società che non vogliono incappare in errori di giudizio per non rimetterci dal punto di vista economico.

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