Il titolo di Stato romeno in euro al 5,125%. Più rendimento dei BTP, ma con un rischio da non sottovalutare

Stefano Vozza

19 Giugno 2026 - 11:20

Acquistare un bond ad elevata cedola e yield per essere sicuri di generare un rendimento reale positivo al termine dell’investimento

Il titolo di Stato romeno in euro al 5,125%. Più rendimento dei BTP, ma con un rischio da non sottovalutare

L’emissione speciale del Tesoro di questi giorni ha riacceso le discussioni in merito alla “migliore” struttura cedolare. Tasso fisso e costante o variabile dal principio alla fine? Oppure meglio le formule step-up come il BTP Valore e Futura (e i buoni di lungo termine) o step-down come molte emissioni corporate?

Non esiste una risposta secca, ma almeno tante soluzioni quanti sono i prodotti tra cui scegliere, i profili di rischio, i momenti storici, gli obiettivi. Tra le tante, ecco un 4,65% di rendimento su questo titolo di Stato in euro a 5 anni come il BTP Italia Sì.

Scegliere in vista del rendimento reale a scadenza

Chi punta alla certezza del flusso cedolare non opta per prodotti a coupon variabili, che dipendono dal trend di una variabile benchmark. Il BTP Italia Sì in parte è legato al tasso di crescita dei prezzi. Tale variabilità può essere un contro, ma intanto porta con sé una certezza inossidabile che altri prodotti del reddito fisso non hanno. A scadenza garantiscono sempre un ritorno reale positivo, cioè il capitale di partenza cresce realmente. Spesso, infatti, si scambia la crescita nominale (entrate meno tasse e spese) con quella effettiva, che si ha solo dopo aver detratto l’inflazione di periodo.

Ora, un investimento per definirsi buono deve proteggere sempre il capitale iniziale, e nei casi più fortunati farlo crescere in termini reali.
Il risultato si può ottenere anche con i titoli a tasso fisso, magari seguendo strategie differenti a seconda si tratti di tassi costanti, crescenti o decrescenti.

Interessi a tasso fisso e crescente: funzionano sempre?

Nei prodotti a tassi step-up (crescenti) spesso questo risultato si consegue a scadenza o comunque negli ultimi anni di vita del titolo. Ma non è detto, perché molto dipende dai tassi nominali annui definitivi, la durata del bond, il periodo storico e l’ampiezza degli step.

Chi ha comprato una qualunque delle 4 serie del BTP Futura ha incassato finora cedole mai all’altezza dell’inflazione di periodo. Morale, chi li ha comprati in origine e li ha ancora in portafoglio nei fatti ha solo bruciato capitale. Finora ha guadagnato il 4%, per esempio, mentre ha subito un’inflazione dell’8 o più per cento. Chi invece lo ha venduto, nel 98% dei casi ha incassato una perdita, visto che hanno quotato quasi sempre sotto cento. Ma anche chi deciderà di tenerlo fino al termine nel 98% dei casi non recupererà il terreno perso e sicuramente brucerà altro capitale in termini reali. Il perché è presto detto e dipende dal combinato di almeno più cause:

  • tassi nominali annui degli step molto esigui;
  • durate in origine molto lunghe;
  • step a volte troppo ampi, come il BTP Futura 2037 che prevede 4 quadrienni;
  • sono nati in un contesto decisamente pessimo per la tipologia di struttura cedolare in sé, cioè negli anni dei tassi nulli.

Meglio, invece, è andata a chi ha sottoscritto bond della famiglia dei Valore. Hanno cedole più ricche, durate più corte, step al massimo triennali e sono nati negli anni di costo del denaro relativamente più caro.

Prodotti di investimento a tassi fissi e decrescenti

Per i prodotti a tassi step-down la fase critica s’inverte, cioè inizia più o meno da metà vita fruttifera e prosegue fino a scadenza. I primi anni hanno cedole ricche, per cui il capitale nel 95% dei casi cresce realmente. Come ovviare ai rischi degli anni a venire? Non ci sono strategie certe e replicabili a prescindere, ma tra le altre citiamo:

  • acquistandoli solo nelle fasi di inflazione discendente, ma c’è il grande problema che nessuno (emittente ed investitore) sa esattamente cosa avverrà in futuro;
  • vendendo anzitempo il prodotto, nei primi anni dopo aver incassato i coupon ricchi. Qui il pericolo maggiore è nelle future quotazioni del bond sul mercato secondario, dato che non il rischio che si prezzi si portino sotto la pari non è remoto;
  • scegliendoli con coupon nominali interessanti non solo nel 1°-2° anno, ma anche nei successivi. Tuttavia, spesso gli emittenti (perlopiù corporate) piazzano cedole altissime agli inizi e poi le sgonfiano subito di tanto e/o per tanto tempo;
  • reinvestire dal principio le cedole dei primi anni per avere nuovi interessi a sostegno dello yield complessivo dell’investimento. Peccato che quasi nessun investitore agisca in questo modo.

Il titolo di Stato romeno a tasso fisso del 5,125%

Presentata in questi termini, la tutela del potere d’acquisto sembra quasi una “partita persa in partenza”. Non è così. Tutto dipende da caso a caso e la verità è molto più complessa delle casistiche fin qui affrontate.
Tra quest’ultime citiamo il caso della scelta ricadente sul tasso fisso e costante fino al termine e/o il rendimento già noto in partenza. Il Romania Fx 5.125% Sep31 Eur, per esempio, potremmo dire che ha il “dono” di contemplare entrambe le fattispecie. Lo yield a scadenza è robusto e il tasso cedolare annuo è più ricco ancora, il tutto condito dalla media scadenza. La data di rimborso del prestito (flottante di 2,25 miliardi di €) è fissata per il 24/09/’31, tre mesi dopo la scadenza del BTP Italia ‘31 (23 giugno). Ovviamente gli emittenti, entrambi sovrani, sono differenti: la Repubblica di Romania in un caso, lo Stato Italiano nell’altro. A cascata divergono i profili di rischio, pari a BBB– con outlook stabile o negativo per la Romania, e a BBB+ e prospettive stabili o positive per il Belpaese.

4,65% di rendimento su questo titolo di Stato in euro a 5 anni come il BTP Italia Sì

L’obbligazione ha codice ISIN XS2908644615 ed è quotata e negoziata sul segmento EuroMOT di Borsa Italiana. Pur avendo un taglio minimo retail di soli 1.000 € non vanta apprezzabili volumi di scambi, anzi. Su base giornaliera, i contratti e i controvalori dell’ultimo mese sono stati nell’ordine del 5-15 il primo, e del 70-300mila € il secondo.

Il titolo si riscatta alla grande nei ritorni, con la cedola annua al 5,125% (il 4,484% al netto della ritenuta) e il ritorno effettivo a scadenza sul 4,65% lordo annuo lordo. Al momento prezza sui 102,10-102,20 con il minimo annuo a 98, a fine marzo. Chi lo ha comprato a quei prezzi ha sfiorato il 6% effettivo su un bond che al tempo durava 5 anni e mezzo. Oggi i BTP over 30 anni non arrivano neanche al 4,5%.

Affinché il BTP Italia Sì si approssimasse al rendimento del bond rumeno servirebbe un’inflazione media annua futura del 2,9% circa. Sommata all’1,60% fisso, e lo 0,12% annuo teorico del premio fedeltà, ci si approssima nei ritorni a scadenza.

Tornando al rendimento reale, dunque, anche bond come il rumeno a cedole fisse, e yield noto in partenza, ha tutte le carte in regola per generare un rendimento reale positivo. E il margine di fiducia su quest’ultima conclusione non è risicato. Tuttavia, il Fx 5,125% Sep31 presenta un bel grado di rischio non nel cambio, essendo espresso in euro, ma nella controparte, nell’emittente. Investire in bond simili significa prestare soldi a Stati con cronici saldi negativi della bilancia dei pagamenti, delle riserve valutarie, sostenuta inflazione, economia debole e fibrillazioni politiche. Insomma, non è proprio come investire in Bund tedeschi.