Acquistare un bond ad elevata cedola e yield per essere sicuri di generare un rendimento reale positivo al termine dell’investimento
L’emissione speciale del Tesoro di questi giorni ha riacceso le discussioni in merito alla “migliore” struttura cedolare. Tasso fisso e costante o variabile dal principio alla fine? Oppure meglio le formule step-up come il BTP Valore e Futura (e i buoni di lungo termine) o step-down come molte emissioni corporate?
Non esiste una risposta secca, ma almeno tante soluzioni quanti sono i prodotti tra cui scegliere, i profili di rischio, i momenti storici, gli obiettivi. Tra le tante, ecco un 4,65% di rendimento su questo titolo di Stato in euro a 5 anni come il BTP Italia Sì.
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Scegliere in vista del rendimento reale a scadenza
Chi punta alla certezza del flusso cedolare non opta per prodotti a coupon variabili, che dipendono dal trend di una variabile benchmark. Il BTP Italia Sì in parte è legato al tasso di crescita dei prezzi. Tale variabilità può essere un contro, ma intanto porta con sé una certezza inossidabile che altri prodotti del reddito fisso non hanno. A scadenza garantiscono sempre un ritorno reale positivo, cioè il capitale di partenza cresce realmente. Spesso, infatti, si scambia la crescita nominale (entrate meno tasse e spese) con quella effettiva, che si ha solo dopo aver detratto l’inflazione di periodo.
Ora, un investimento per definirsi buono deve proteggere sempre il capitale iniziale, e nei casi più fortunati farlo crescere in termini reali.
Il risultato si può ottenere anche con i titoli a tasso fisso, magari seguendo strategie differenti a seconda si tratti di tassi costanti, crescenti o decrescenti.
Interessi a tasso fisso e crescente: funzionano sempre?
Nei prodotti a tassi step-up (crescenti) spesso questo risultato si consegue a scadenza o comunque negli ultimi anni di vita del titolo. Ma non è detto, perché molto dipende dai tassi nominali annui definitivi, la durata del bond, il periodo storico e l’ampiezza degli step.
Chi ha comprato una qualunque delle 4 serie del BTP Futura ha incassato finora cedole mai all’altezza dell’inflazione di periodo. Morale, chi li ha comprati in origine e li ha ancora in portafoglio nei fatti ha solo bruciato capitale. Finora ha guadagnato il 4%, per esempio, mentre ha subito un’inflazione dell’8 o più per cento. Chi invece lo ha venduto, nel 98% dei casi ha incassato una perdita, visto che hanno quotato quasi sempre sotto cento. Ma anche chi deciderà di tenerlo fino al termine nel 98% dei casi non recupererà il terreno perso e sicuramente brucerà altro capitale in termini reali. Il perché è presto detto e dipende dal combinato di almeno più cause:
- tassi nominali annui degli step molto esigui;
- durate in origine molto lunghe;
- step a volte troppo ampi, come il BTP Futura 2037 che prevede 4 quadrienni;
- sono nati in un contesto decisamente pessimo per la tipologia di struttura cedolare in sé, cioè negli anni dei tassi nulli.
Meglio, invece, è andata a chi ha sottoscritto bond della famiglia dei Valore. Hanno cedole più ricche, durate più corte, step al massimo triennali e sono nati negli anni di costo del denaro relativamente più caro.
Prodotti di investimento a tassi fissi e decrescenti
Per i prodotti a tassi step-down la fase critica s’inverte, cioè inizia più o meno da metà vita fruttifera e prosegue fino a scadenza. I primi anni hanno cedole ricche, per cui il capitale nel 95% dei casi cresce realmente. Come ovviare ai rischi degli anni a venire? Non ci sono strategie certe e replicabili a prescindere, ma tra le altre citiamo:
- acquistandoli solo nelle fasi di inflazione discendente, ma c’è il grande problema che nessuno (emittente ed investitore) sa esattamente cosa avverrà in futuro;
- vendendo anzitempo il prodotto, nei primi anni dopo aver incassato i coupon ricchi. Qui il pericolo maggiore è nelle future quotazioni del bond sul mercato secondario, dato che non il rischio che si prezzi si portino sotto la pari non è remoto;
- scegliendoli con coupon nominali interessanti non solo nel 1°-2° anno, ma anche nei successivi. Tuttavia, spesso gli emittenti (perlopiù corporate) piazzano cedole altissime agli inizi e poi le sgonfiano subito di tanto e/o per tanto tempo;
- reinvestire dal principio le cedole dei primi anni per avere nuovi interessi a sostegno dello yield complessivo dell’investimento. Peccato che quasi nessun investitore agisca in questo modo.
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Il titolo di Stato romeno a tasso fisso del 5,125%
Presentata in questi termini, la tutela del potere d’acquisto sembra quasi una “partita persa in partenza”. Non è così. Tutto dipende da caso a caso e la verità è molto più complessa delle casistiche fin qui affrontate.
Tra quest’ultime citiamo il caso della scelta ricadente sul tasso fisso e costante fino al termine e/o il rendimento già noto in partenza. Il Romania Fx 5.125% Sep31 Eur, per esempio, potremmo dire che ha il “dono” di contemplare entrambe le fattispecie. Lo yield a scadenza è robusto e il tasso cedolare annuo è più ricco ancora, il tutto condito dalla media scadenza. La data di rimborso del prestito (flottante di 2,25 miliardi di €) è fissata per il 24/09/’31, tre mesi dopo la scadenza del BTP Italia ‘31 (23 giugno). Ovviamente gli emittenti, entrambi sovrani, sono differenti: la Repubblica di Romania in un caso, lo Stato Italiano nell’altro. A cascata divergono i profili di rischio, pari a BBB– con outlook stabile o negativo per la Romania, e a BBB+ e prospettive stabili o positive per il Belpaese.
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4,65% di rendimento su questo titolo di Stato in euro a 5 anni come il BTP Italia Sì
L’obbligazione ha codice ISIN XS2908644615 ed è quotata e negoziata sul segmento EuroMOT di Borsa Italiana. Pur avendo un taglio minimo retail di soli 1.000 € non vanta apprezzabili volumi di scambi, anzi. Su base giornaliera, i contratti e i controvalori dell’ultimo mese sono stati nell’ordine del 5-15 il primo, e del 70-300mila € il secondo.
Il titolo si riscatta alla grande nei ritorni, con la cedola annua al 5,125% (il 4,484% al netto della ritenuta) e il ritorno effettivo a scadenza sul 4,65% lordo annuo lordo. Al momento prezza sui 102,10-102,20 con il minimo annuo a 98, a fine marzo. Chi lo ha comprato a quei prezzi ha sfiorato il 6% effettivo su un bond che al tempo durava 5 anni e mezzo. Oggi i BTP over 30 anni non arrivano neanche al 4,5%.
Affinché il BTP Italia Sì si approssimasse al rendimento del bond rumeno servirebbe un’inflazione media annua futura del 2,9% circa. Sommata all’1,60% fisso, e lo 0,12% annuo teorico del premio fedeltà, ci si approssima nei ritorni a scadenza.
Tornando al rendimento reale, dunque, anche bond come il rumeno a cedole fisse, e yield noto in partenza, ha tutte le carte in regola per generare un rendimento reale positivo. E il margine di fiducia su quest’ultima conclusione non è risicato. Tuttavia, il Fx 5,125% Sep31 presenta un bel grado di rischio non nel cambio, essendo espresso in euro, ma nella controparte, nell’emittente. Investire in bond simili significa prestare soldi a Stati con cronici saldi negativi della bilancia dei pagamenti, delle riserve valutarie, sostenuta inflazione, economia debole e fibrillazioni politiche. Insomma, non è proprio come investire in Bund tedeschi.
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